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12/06/2020

Covid, 1600 regionali pagati per non lavorare

La Repubblica - Antonio Fraschilla e Claudio Reale

il dossier
Monitoraggio di Palazzo d'Orleans: il 65 per cento del personale è in smart working, ma un dipendente su cinque è rimasto a casa in esenzione. Dalle biblioteche agli uffici, disagi per gli utenti
Uno su cinque è a casa e non lavora. Assente per congedo, per legge 104 che prevede la possibilità di assentarsi per assistere un familiare disabile o per l'esenzione consentita dalle norme nazionali dell'emergenza Covid. Sta di fatto che nella Regione dei quasi 14mila dipendenti diventa difficile trovare qualcuno in ufficio: tanto difficile che l'ultimo censimento condotto dall'ufficio Personale di Palazzo d'Orleans, aggiornato al 31 maggio, è riuscito a coprire solo 8.231 lavoratori su 13.965 perché sugli altri sono arrivati dati incompleti. Il risultato? Il 64,5 per cento, 5.311 persone, lavora in smart working, cioè ha fatto di casa propria l'ufficio, mentre il 19,5, cioè 1.612 impiegati, risulta «assente per altri motivi». Appunto: in congedo o in esenzione. Ci sono dipendenti a casa che non hanno nemmeno un computer, altri che per qualifica si occupano di portierato o fanno gli autisti: quindi cosa possono fare da casa? Per non parlare dei tanti funzionari e dirigenti a casa in congedo o in smart working. Il tutto anche perché la Regione non ha fatto nulla di concreto per adeguarsi alle norme anti Covid e far tornare in ufficio i dipendenti: gli assessorati non hanno spesso postazioni con il gel disinfettante, né sono state date mascherine e altri dispositivi di protezione ai regionali. Così per le imprese o per i cittadini che aspettano una pratica diventa praticamente impossibile trovare qualcuno in ufficio: e le liste d'attesa, dalle Attività produttive ai Centri per l'impiego, diventano infinite.
Uffici chiusi, bandi al palo In queste condizioni chi per lavoro deve avere a che fare con la Regione perde ore a trovare un referente: «Io mi occupo di conciliazioni tra aziende e dipendenti ma al dipartimento Lavoro ancora l'accesso agli esterni è inibito e non possiamo portare avanti le domande - dice Maurizio Merlino, consulente del lavoro della Cna - per non parlare della difficoltà di trovare il dirigente o il responsabile delle pratiche in ufficio». La macchina regionale, che già prima non brillava certo per velocità, in molti rami si è fermata quasi del tutto. Alle Attività produttive le aziende attendono notizie su una miriade di bandi. Ad esempio il bando per aiuti alle imprese per l'acquisto di macchinari è fermo da due anni: l'avviso è stato pubblicato il 17 gennaio 2018, sono arrivate duemila domande ma quelle in graduatoria, esaminate, sono appena 45. Il bando per le start up è del 2017, ad oggi le aziende in graduatoria attendono ancora il saldo del finanziamento. Esempi di ritardi cronici per la Regione che l'emergenza coronavirus ha ampliato ancora. Ma se il resto del Paese si sta rimettendo in moto, la Regione elefantiaca di Sicilia stenta a rialzarsi.
In attesa di lavorare Da un angolo all'altro della Sicilia, così, gli esempi si moltiplicano. In molti musei e aree archeologiche (da quello di Messina a quello dedicato al Satiro danzante a Mazara, da Solunto a Cava d'Ispica) il personale è per gran parte a casa, mentre a Palermo rimane chiusa la biblioteca regionale: qui i 140 dipendenti (70 a carico della Regione, il resto diviso fra la partecipata Sas e il bacino degli ex-Pip) sono in larga parte in "esenzione", cioè a casa con lo stipendio. Della categoria, ad esempio, fanno parte gli addetti alla consegna dei libri, che sono impossibilitati a fare il loro lavoro e che ovviamente non possono perdere il posto per colpe non loro.
Smart working per sempre Per loro, adesso, ci sarà un graduale rientro al lavoro. "Graduale", però, è una parola chiave: la Regione punta infatti a mantenere almeno il 10 per cento di smart working anche quando l'epidemia sarà solo un ricordo lontano, per smaterializzare gli uffici e risparmiare sulle utenze come luce, acqua e pulizie.
Ieri il piano - con i dettagli del distanziamento e dei dispositivi di sicurezza per garantire ai lavoratori un rientro senza rischi - è stato illustrato dal dirigente generale della Funzione pubblica Giovanni Bologna ai sindacati: starà ai singoli dipartimenti della Regione stabilire le modalità, ma per primi torneranno al lavoro gli uffici per i quali lo smart working è impossibile (l'esempio che circolava ieri era la custodia dei musei) e per ultimi quelli che invece possono completare i propri incarichi anche a distanza (in questo caso l'esempio-chiave erano le ragionerie). «Ovviamente - ragionano a Palazzo d'Orléans - si interverrà sui rallentamenti, che a volte dipendono da fattori esterni come le interruzioni di linea, per garantire la massima efficienza». E magari non costringere gli imprenditori ad attese infinite.

Foto: Uffici regionali svuotati dall'emergenza Coronavirus