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14/05/2020

Costruttori e albergatori «Con la crisi la criminalità in agguato sulle aziende»

La Provincia Pavese - Giovanni Scarpa

L'allarme delle associazioni
Giovanni Scarpa / Pavia«La criminalità organizzata è sempre pronta ad approfittare delle crisi economiche per dare la caccia ad aziende in stato di necessità. E con la crisi di liquidità di cui soffrono imprenditori e commercianti, il rischio in tempo di Covid è altissimo». PreoccupatiA lanciare l'allarme per una possibile offensiva dei clan in provincia di Pavia sono Alberto Righini e Giovanni Merlino, presidenti delle associazioni di due fra i settori più esposti agli appetiti criminali: il mondo edile e quello di locali e ristoranti. «Non è una novità che le crisi economiche favoriscano infiltrazioni della malavita e non c'è dubbio che quella legata al coronavirus è una dei momenti più critici che abbiamo conosciuto in questi ultimi anni» spiega Righini, presidente provinciale di Ance, l'associazione nazionale costruttori edili. La preoccupazione parte dalla notizia dell'operazione antimafia scattata ieri fra Palermo e Milano che ha portato all'arresto di 91 persone e che ha messo in luce come i padrini di Cosa Nostra, grazie a radicate affiliazioni in Lombardia, stiano approfittando dell'emergenza sanitaria per mettere le mani su numerose attività imprenditoriali al Nord, stremate da due messi di lockdown. Il peso della recessionei«La crisi in settori come movimentazione terra e calcestruzzi, in passato ha portato alla luce infiltrazioni legate alla mafia, questa non è una novità _ spiega Righini _. Se teniamo conto che questa che stiamo vivendo è una crisi senza precedenti, è facile essere preoccupati. Non faccio allarmismo, ma chiedo che un faro sia acceso da parte delle istituzioni in questo momento di particolare fragilità, soprattutto per molte imprese del settore. Non sarebbe la prima volta che imprenditori disperati si rivolgono alla criminalità per mancanza di liquidità, o sono costretti a cedere la loro attività rimanendo di fatto solo dei prestanome. Oggi i rischi sono molto più alti di ieri. Soprattutto dopo dieci anni di crisi continua, con quest'ultima legata alla pandemia che è la più devastante di tutte». Insomma, il terreno è fertile. E l'indagine della procura di Palermo sull'asse Sicilia-Lombardia è lì a dimostrarlo. Come fare per impedirlo? «Ricette non ce ne sono, se non l'attenzione massima da parte delle istituzioni _ riflette Righini _. Però alcune cose possono aiutare. Come ad esempio una deroga al codice degli appalti in questo momento di emergenza. Dovrebbero lavorare al Nord solo aziende del territorio. Non sia scambiata, questa mia posizione, per discriminazione. Dico solo che se lavoro con un'azienda del mio territorio, ho più possibilità di conoscerla rispetto ad un'altra che arriva da regioni più lontane. Non basta, certo. Ma è già qualcosa». Anche Giovanni Merlino, presidente di Federalberghi e vice presidente di Ascom, mette in guardia da possibili infiltrazioni della malavita nel settore di locali e ristorazioni, su cui notoriamente la criminalità organizzata mette occhi e mani. «Certo, Pavia non è Firenze o Roma ma in questo periodo è aperta la "caccia" ad attività in gravissima difficoltà dopo due mesi di chiusura legata la Covid 19 _ avverte _. Pseudo-imprenditori arabi o russi, spesso prestanome, acquistano a prezzi stracciati alberghi, ristoranti, bar i cui proprietari non ce la fanno più ad andare avanti. Capita di più nelle grandi città, ma anche da noi non bisogna abbassare la guardia». --