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29/12/2018

Così si velocizzano i lavori pubblici

Il Giornale - Nicola Porro

LA ZUPPA DI PORRO
Questo governo ne ha fatta una davvero giusta. Anzi sarebbe meglio dire che una delle poche cose buone di questa finanziaria è il comma 912 del primo articolo della legge di Bilancio, fortemente voluto dal capogruppo leghista Massimiliano Romeo. Prima la Repubblica , poi il Sole 24 Ore (che spesso non è chiaro se sia il giornale degli imprenditori (...) segue a pagina 11 dalla prima pagina (...) o dell'ex cgiellino e poi grillozzo Minenna) e infine il Fatto Quotidiano , con sontuosa intervista al redivivo e renziano Cantone, lo hanno criticato duramente. Tra poco vi diremo esattamente di che si tratta, ma per il momento vi basti questa affermazione apodittica: grazie a questo codicillo esploderà la corruzione. Ma non ci avevate raccontato che eravamo già il Paese più corrotto del mondo! Insomma con questo codicillo si permette alle stazioni appaltanti (vari soggetti della pubblica amministrazione) di evitare di fare le gare pubbliche per lavori fino a 150mila euro. Oggi l'esonero avveniva fino a 40mila. Apriti cielo. Per il Sole questa fascia di appalti pubblici «sarà inghiottita in un buco nero». Urca. Oggi invece eravamo sulle Alpi della Svizzera tedesca. Cantone si lamenta: per le gare fino a 150mila euro non sarà più necessario produrre il certificato antimafia. Pensate un po' voi, il certificato antimafia. Ma come si può ancora credere che la lotta alle infiltrazioni mafiose si possa combattere con un certificato: una pura formalità, che rappresenta solo un onere in più per le persone per bene. Un'invenzione italiana che andrebbe abolita per chiunque, non solo per gli appalti sino a 150mila euro. Siamo un Paese che, grazie ad un certificato o una gara fatta rispettando procedure complicate, spera di sconfiggere il malaffare, ma in realtà sconfigge solo le nostre imprese, più occupate a rispettare tutte le nuove certificazioni necessarie per lavorare che a fare bene il proprio lavoro. Ma torniamo al nostro codicillo. Grazie ad esso, dicevamo, verranno finalmente liberalizzati i lavori pubblici e incarichi professionali fino a 150mila euro appaltati dalla pubblica amministrazione. Speriamo, per esperienza personale, che valga anche per la Rai dove anche le sale di montaggio per un programma stagionale dovevano subire lungaggini e procedure impossibili. Secondo i primi calcoli si tratta di 15mila gare in meno. Soldi e tempi risparmiati. E lavori che finalmente non inciamperanno in passaggi asfissianti che non hanno migliorato la moralità pubblica, ma che in compenso hanno bloccato ogni lavoro in questo dannato Paese. Per rendere ancora più spedita la procedura occorrerebbe abolire l'assurdo reato dell'abuso di ufficio che blocca ogni funzionario pubblico con un po' di comprensibile timore. Ma questo è un altro discorso. In tanti sono contro questa sacrosanta liberalizzazione. Incredibile che lo siano, leggo dal Sole 24 Ore , anche i costruttori dell'Ance. Tutti figli di un sistema per il quale la regola formale è ciò che conta. Anche se poi impegnati a chiedere ai governi, di qualsiasi colore, più semplificazioni e meno regole. C'è da ritenere che in fondo molte associazioni sindacali esistano e continuino ad avere ancora ragione di esistere, proprio per i servizi che sono in grado di fornire per «aggirare o comprendere» i mille impedimenti burocratici pensati da un legislatore che non ha la più pallida idea di cosa sia un'azienda. Insomma quello delle semplificazioni è più un buon titolo per un convegno che un vero comportamento sindacale. Ci saranno appalti e servizi professionali affidati direttamente dal sindaco a suo cugino? Sì, probabilmente sì. Ma è questo forse un buon motivo per bloccare tutto il sistema? E ancora: forse che con una gara pubblica ciò non avviene? Suvvia è solo più costoso. E poi esiste ancora il codice penale e civile per eventuali reati e risarcimenti. Non possiamo pensare che tutta la nostra vita commerciale sia affidata a Cantone. Infine due ulteriori notazioni di base. Nel resto dell'Europa la soglia per affidare lavori pubblici senza gara, e cioè direttamente è di cinque milioni di euro: e noi siamo qua a piagnucolare perché i leghisti l'hanno elevata da 40mila a 150mila. Sapete infine quanto il nostro adorato codicillo incide sul totale del mercato dei lavori pubblici italiano (che è di circa 25 miliardi)? Meno del 2,5 per cento dei lavori pubblici dall'anno prossimo potrà essere affidato direttamente. Insomma, il sindaco potrà asfaltare la strada e rifare il marciapiede e coprire le buche con il suo avanzo di bilancio senza dover fare una complicata gara pubblica. Se poi volesse costruire un ponte: beh, lì si continua con le gare. C'è poco da scandalizzarsi, se non di un Paese, e del suo opinionista unico, che si sente garantito dalla sola esistenza di una procedura. Un Paese di avvocati, uomini di diritto, di magistrati, di sublimi dannunziani della forma, i cui stipendi però sono pagati dai rozzi piccoli imprenditori che cercano di fare. Ps: Confindustria contraria, sindacati pure, Repubblica come il Fatto di traverso, Cantone in trincea, il codicillo avrà vita breve. I grillozzi posso resistere a tutto, ma non ad un fondo del suo giustizialista preferito.