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10/07/2019

Così pianificavano le truffe agli enti Fra le quattro “menti” c’è un medico

Il Piccolo di Trieste - Gianpaolo Sarti

L'indagine sui contributi pubblici illecitamente ottenuti. Disposto l'arresto anche per la goriziana Silvia Ussai, ora all'estero
Gianpaolo Sartitrieste. Spunta un quarto nome nella maxi inchiesta della Procura di Trieste sulle truffe agli enti pubblici: quello della trentatreenne goriziana Silvia Ussai, medico e farmacista piuttosto nota nell'Isontino. Anche su di lei pende la richiesta degli arresti domiciliari formulata nell'ordinanza cautelare del gip Giorgio Nicoli. L'indagata, in questi mesi a Maputo in Mozambico a dirigere un incarico sanitario per conto dell'ambasciata, è pronta a consegnarsi alla giustizia italiana. Ussai è considerata una pedina di peso nel giro di fondi per i "progetti fantasma" creati ad arte assieme agli altri tre complici già arrestati e finiti ai domiciliari: il trentatreenne triestino Riccardo Petelin, il quarantasettenne triestino residente a Monfalcone Alberto Lenardon e il cinquantanovenne Mauro Di Ilio, residente a Trieste. Di Ilio, come emerso, aveva un ruolo di primissimo piano nel buco nero dei contributi, favorito com'era dalla sua posizione di ex vicepresidente di Confcommercio e di ex presidente dell'Associazione commercianti al dettaglio del capoluogo regionale.L'inchiesta del pm Lucia Baldovin, il magistrato che in questi mesi ha diretto le indagini della Polizia locale e della Guardia di finanza, ha scoperchiato una vera e propria associazione a delinquere attorno ai bandi pubblici indetti dai Comuni di Trieste e Gorizia, ma non solo, per ristrutturare immobili, lanciare nuove attività e start up. Tutto finto, stando agli investigatori: i quattro arrestati avrebbero intascato i soldi - pari a un totale di 800 mila euro - senza fare nulla o quasi. Dietro c'era un meccanismo di fatture fasulle emesse da società fittizie con sede in Bulgaria, Montenegro e a Singapore. Quattordici, comunque, le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura per aver partecipato a vario titolo alla frode architettata dagli arrestati. Un'associazione a delinquere a tutti gli effetti, con Ussai, Petelin e Di Ilio a fare da menti delle truffe. Gli investigatori sono convinti che fossero proprio loro a ingaggiare i complici, a impartire le direttive (anche a figure inconsapevoli), a gestire i conti correnti delle società impiegate nelle frodi e a preparare a puntino i documenti necessari per richiedere i finanziamenti agli enti. E, infine, a redigere le rendicontazioni. Lenardon, invece, era l'uomo incaricato di aprire le società fittizie e i conti correnti dove far passare i soldi. L'elenco dei progetti fantasma è lungo: nell'imbroglio sono incappati i Comuni di Trieste e Gorizia, ma anche la Provincia Autonoma di Bolzano. Tutto comincia nel giugno 2015 con una domanda presentata da Ussai al Comune di Trieste per ristrutturare un immobile di piazza Ponterosso 6 con i fondi Pisus. L'intenzione, sulla carta, è costruire un beauty center, il "Beauty of Hawaii". Anche Petelin e Lenardon sono della partita. In ballo ci sono 100 mila euro. Il progetto incassa un'erogazione anticipata di 80 mila euro liquidata con una determina del 2 febbraio 2016. I lavori vengono così affidati all'impresa Atisan con sede in Bulgaria. Società in realtà usata solo per emettere fatture. Le indagini della Polizia locale hanno appurato che non c'è mai stata traccia di cantieri, ad esclusione di qualche tinteggiatura. Nel corso dei sopralluoghi gli agenti hanno rinvenuto solo un vecchio e malconcio lettino per massaggi accatastato nelle stanze assieme alle masserizie. Nonostante ciò, nel settembre 2017 Ussai aveva presentato una rendicontazione con 11 fatture della Atisan corredate dalle copie dei bonifici per un totale di 123.500 euro. Il Comune, dinnanzi a una beffa del genere, aveva avviato la procedura di revoca del contributo. Ma è solo la punta dell'iceberg. Emblematica, a questo proposito, la descrizione che il gip Nicoli fa della nascita nell'ottobre 2016 della "Catt-Fvg srl": «Un big-bang del ciclo», annota il magistrato nell'ordinanza di arresto. Cos'è la Catt? Un'impresa deputata alla gestione dei contributi regionali per le Pmi. Ed è qui che compare la figura di Mauro Di Ilio, all'epoca vicepresidente di Confcommercio Trieste, uno degli enti fondatori della srl. L'associazione di categoria e l'azienda, guarda caso, condividono pure la stessa sede. Di Ilio, viene precisato, dalla sua posizione privilegiata «si stava preparando per ottenere la pole position nelle imminenti gare indette dai bandi Catt-Fvg 2017» con l'obiettivo di avviare, grazie alla spalla di Petelin, «una prima sfilza di frodi mirate». Di Ilio era consapevole che le procedure di controllo delle domande di contributo erano «puramente formali e cartacee». Cinque contributi sono stati concessi ad aziende riconducibili a lui. Il flusso di soldi finiva poi nei conti correnti degli indagati, aperti usando dei prestanome. O serviva a finanziare altre frodi. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI