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21/07/2020

«Così nel Nord i clan mutano pelle»

Avvenire - LUCA BONZANNI

La relazione della Dia sulla penetrazione delle cosche in Lombardia: «Il reato del 416 bis è qui difficilmente applicabile I gruppi organizzati più evoluti scelgono una strategia di basso profilo e raramente fanno emergere modalità militari» I tentacoli finanziari delle mafie continuano ad avvolgere l'economia della regione: nel 2019 sono state 4.318 le operazioni di sospetto riciclaggio legato alla criminalità organizzata
U na dozzina di transazioni al giorno, tutti i giorni. Se si spalma sull'intero anno quel numero complessivo che pesa come un macigno, si ha l'ennesima conferma: i tentacoli finanziari delle mafie continuano ad avvolgere l'economia della Lombardia. Il dato è condensato nella nuova relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia: lo scorso anno in Lombardia si sono registrate 4.318 operazioni di sospetto riciclaggio legato alla criminalità organizzata, più altre 19.473 operazioni collegate a criminalità "comune". Bonifici, acquisizioni immobiliari, operazioni contabili. Un mosaico ampio, dietro cui si cela la volontà di clan e cosche di ripulire soldi di origine illecita. D'altronde, la criminalità organizzata, «sempre più pervasiva», da tempo è in grado di «integrarsi nell'economia legale, inquinando il sistema economico, facendo anche leva su professionisti compiacenti e sulla corruzione per infiltrare la pubblica amministrazione», si legge nel capitolo della Lombardia. «I reati di tipo corruttivo ed economico sono ormai divenuti strumento essenziale dei sistemi delinquenziali più evoluti», prosegue il report: quello mafioso è un metodo adottato anche da gruppi senza alcun legame con le mafie tradizionali, se è vero che «anche figure singole o comunque non inserite in contesti mafiosi tendono a mutuare, in talune circostanze, condotte caratterizzate quantomeno dalle modalità mafiose». La violenza assume forme diverse, meno eclatanti, più sfumate. Ciò, secondo la Dia, porterebbe alla conseguenza di una certa difficoltà nel riconoscere il fenomeno in sede giudiziaria: «La forza della mafia attualmente si manifesta per lo più attraverso un comportamento, un metodo che si avvale della complicità di figure inserite in ambiti economici e amministrativi, in una complessa zona d'ombra in cui si configurano nuovi modelli associativi imperniati su una fitta convergenza di interessi. Tali modelli appaiono progressivamente allontanarsi dai precetti originari del 416 bis, reati che nelle aree di proiezione centro-settentrionali risultano spesso di difficile applicabilità. I sodalizi organizzati più evoluti prediligono una strategia di basso profilo, raramente palesando connotazioni militari e ricorrendo alla violenza solo in ultima ratio». I comparti d'investimento sono quelli tradizionali: «Il quadro di analisi evidenzia un'elevata infiltrazione mafiosa nel tessuto imprenditoriale, nel settore degli appalti pubblici e nel rilascio delle autorizzazioni, licenze e concessioni. Tra i settori interessati figurano la ristorazione, le costruzioni, i rifiuti, la guardiania, il trasporto di merci, le autodemolizioni e il commercio di auto». Sono state 65, nel corso del 2019, le interdittive antimafia emesse dalle prefetture lombarde per "fermare" aziende ritenute contigue agli ambienti dei clan: solo Calabria, Campania e Sicilia hanno presentato numeri più alti. Nelle pagine del report poi scorre il consuntivo delle operazioni antimafia condotte nell'ultimo semestre del 2019 in terra lombarda. La 'ndrangheta «mantiene una posizione di preminenza sul territorio», forte di una presenza storica che negli anni si è articolata in 25 "locali"; la criminalità siciliana è «apparentemente meno visibile», ma non è «da ritenersi meno influente di quella calabrese per importanza e capacità di penetrazione». Una riflessione analoga è spesa dalla Dia anche per i clan campani, forti di una «pianificazione strategica più accorta, meno ostentata». La sintesi è nei numeri: tra 2015 e 2019, in Lombardia sono state indagate 362 persone per associazione mafiosa. Ad aprile 2020, invece, gli immobili confiscati hanno raggiunto quota 3.036, quarta regione d'Italia dopo Sicilia, Campania e Calabria.

Foto: Un ingente sequestro di contanti e assegni operato dalla Dia