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29/07/2021

Così le coop vere si distinguono da quelle finte «Il nostro marchio di identità? La democrazia»

La Nuova Ferrara - luciano salsi

Francesco Milza è il nuovo presidente dell'Alleanza delle cooperative dell'Emilia-Romagna
l'intervistaluciano salsiLa terra reggiana è una delle più fertili al mondo per il fiorire della cooperazione, grazie ai semi gettati più d'un secolo fa dai socialisti e dai cattolici. Già nell'Ottocento, però, le agevolazioni fiscali si prestavano al pericolo che fossero favorite le pseudo cooperative, cioè le imprese speculative finalizzate ad approfittare unicamente di tali vantaggi senza farne partecipi i lavoratori. La Costituzione repubblicana riconosce all'articolo 45 "la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata". Ciononostante negli ultimi vent'anni si sono moltiplicate in Italia le cooperative spurie, che nulla hanno di sociale e mutualistico e offrono ai soci e ai dipendenti trattamenti salariali e normativi peggiori di quelli previsti dai contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil. Il fenomeno s'è attenuato dal 2018, ma continua ad avere una preoccupante rilevanza anche nella nostra regione, dove è consolidato il rapporto delle centrali cooperative con le confederazioni sindacali.Sulle 4.700 cooperative dell'Emilia-Romagna soltanto 3.075 hanno il marchio Doc, essendo iscritte alle tre centrali facenti capo all'Alleanza delle Cooperative, che esercita i dovuti controlli sulla loro attività. Per le altre, all'incirca 1.700, non esistono certificati di garanzia. Alla Legacoop aderiscono nella nostra regione 1.118 società con due milioni e 800mila soci, 127mila addetti e un volume d'affari di 27 miliardi e 600 milioni. Confcooperative riunisce 1.525 imprese con 227.622 soci, 85.790 addetti e un volume d'affari di 27 miliardi e 802 milioni. Sono iscritte all'Agci (Associazione generale cooperative italiane) 432 coop con 78.695 soci, 23.698 addetti e un volume d'affari di due miliardi e 450mila euro. Nell'ultimo decennio la crisi dell'edilizia ha colpito duramente i colossi della cooperazione, ma la solidarietà reciproca l'ha attutita e l'Alleanza è decisa a contrastare in ogni settore la concorrenza sleale, talora illegale, delle coop spurie e delle società private capaci di invadere la catena degli appalti. Ne parliamo con Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia-Romagna, che tre mesi fa è stato eletto all'unanimità anche al vertice dell'Alleanza delle Cooperative della nostra regione. Milza ha cinquantasette anni ed è socio fondatore e amministratore delegato della cooperativa di servizi logistici San Martino di Piacenza, una solida impresa nata nel 1986 che conta 1.800 soci.Come si riconoscono le coop spurie?«Le coop autentiche si caratterizzano per lo scambio mutualistico e la gestione democratica esercitata da organismi eletti da assemblee rappresentative delle teste, cioè delle persone associate. Ultimamente nonostante il Covid abbiamo dovuto affittare un palazzetto dello sport per accogliere i 650 soci che hanno partecipato all'assemblea della mia cooperativa. Le spurie, al contrario, rivelano scarsa democrazia, assenza di partecipazione e mancanza di momenti assembleari. Un altro elemento distintivo è la durata nel tempo, che nelle false coop è spesso molto breve. Nel 2020 sono state accertate irregolarità nel 75% delle coop ispezionate in Emilia-Romagna. Non si tratta, però, del 75% delle 4.700 coop esistenti nella nostra regione. Tra quelle ispezionate ve ne sono molte segnalate agli organi ispettivi dalle stesse centrali cooperative aderenti all'Alleanza».È vero che le coop spurie sono proliferate negli ultimi decenni in spregio ai principi mutualistici della cooperazione e ai diritti dei lavoratori?«In realtà da qualche anno il fenomeno sta un po' diminuendo. Chi vuole speculare si serve più delle società a responsabilità limitata semplificate e meno delle coop. Con le srl semplificate è più facile fare dumping salariale e elusione fiscale. Ciò dipende anche dal fatto che con la legge finanziaria del 2018 è stato imposto il divieto, per le coop e su iniziativa di Alleanza delle Cooperative, di avere l'amministratore unico utilizzabile come testa di legno. Invece l'amministratore unico è ammesso nelle srl semplificate».Che cosa fa l'Alleanza per individuare e denunciare le coop spurie e le altre società che violano o eludono le regole?«Avevamo proposto di agire tramite la legislazione regionale. La Regione non ha una funzione ispettiva, ma può agevolare il compito degli enti statali che vi sono preposti. Perciò abbiamo insistito per la costituzione e il rafforzamento di organismi come ad esempio gli Osservatori in cui l'Inps, l'Inail e l'Ispettorato del Lavoro fossero affiancati da rappresentanti dell'Alleanza delle Cooperative e dei sindacati, i quali possono più facilmente riconoscere le situazioni anomale».Nel 2016 la Regione ha approvato la legge 18 sulla legalità. Che cosa vi aspettate? «La legge regionale ha istituito delle griglie di monitoraggio e di accesso che insieme agli Osservatori territoriali dovrebbero essere rilanciati. Ci aspettiamo una cabina di monitoraggio delle attività che si svolgono sul territorio. Con il coordinamento di chi opera sul territorio si possono mappare le situazioni critiche».Alcuni giuslavoristi puntano il dito contro l'articolo 29 del decreto legislativo 276 del 2002. Credete che abbia contribuito alla degenerazione di una parte del sistema cooperativo? «Altri giuslavoristi, come Michele Tiraboschi e Pietro Ichino, la pensano diversamente. In realtà il decreto 276, conosciuto come decreto Biagi, non ha dato il via alla degenerazione, che era già avviata a causa del sistema degli appalti al massimo ribasso sia pubblici sia privati. Il decreto ha introdotto alcune tipologie contrattuali, ne ha regolamentate altre, come il distacco, ha sistematizzato il tema appalti e introdotto la certificazione dei contratti. Piuttosto andrebbe rafforzato il tema della responsabilità solidale del committente, già presente nel decreto Biagi».Come giudicate la proposta di legge contro le false coop di cui è prima firmataria Jessica Costanzo dei Cinque Stelle? «Questa proposta di legge salva il titolo Cooperazione, ma fa piazza pulita della sostanza. Il concetto e la modalità della cooperazione sanciti dall'articolo 45 della Costituzione devono essere mantenuti. La proposta esprime un netto sfavore per i rapporti di lavoro autonomo e di collaborazione coordinata e continuativa. È un plateale passo indietro che riduce e rende più gravosa la capacità delle cooperative di avvalersi di tali istituti. La figura del socio lavoratore è attratta verso quella del lavoratore subordinato. L'articolo 7 è incostituzionale. Per avere senso politico e giuridico dovrebbe essere esteso a tutte le forme di impresa. In caso contrario è discriminatorio e rivela pregiudizio verso le sole società cooperative. In materia di appalto, poi, si preferisce sovraccaricare le imprese di ulteriori oneri organizzativi e finanziari e di ulteriori responsabilità civili e penali, anziché rinforzare il sistema ispettivo».Che cosa propone invece l'Alleanza? «La nostra proposta di legge popolare, giacente in Parlamento dal 2016, mira a potenziare la verifica della regolarità delle imprese. Il 98% delle coop iscritte all'Alleanza è soggetto a controlli contro meno del 30% delle coop non iscritte. Questo è un incentivo a non associarsi. Chiediamo che i controlli siano demandati alle organizzazioni cooperative, affinché si assicuri l'uniformità della tempistica rispetto alle imprese non associate».Perché si assiste a una diminuzione delle imprese cooperative? «Viviamo in un'epoca complicata. È sempre più difficile mettere insieme le persone e difetta la cultura di fare impresa insieme. Le difficoltà inducono a preferire forme d'impresa più semplici e meno costose, come le srl semplificate. Una volta le coop godevano di forme di agevolazione fiscale, ora ormai scomparse, sul tema degli utili d'impresa. Si dovrebbe reintrodurre una fiscalità agevolata per incentivare chi, attraverso la cooperazione ma anche alle altre forme d'impresa, trattiene gli utili nell'impresa per investire. Tuttavia non mancano i segnali positivi che danno speranza, come le iniziative dei lavoratori che rilevano le aziende in crisi per farle ripartire in forma cooperativa o quelle che coinvolgono le comunità per dare una risposta ai loro bisogni in forma cooperativa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA