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09/04/2021

«Così la ditta dell’incendio fu estromessa dall’appalto»

Eco di Bergamo

Seriate Estorsioni mafiose nel settore ortofrutta, i pm in aula: gara ideata per escludere la Ppb di Settembrini. Il titolare: no, fu scelta l'offerta più bassa
Una gara d'appalto organizzata a inizio 2016 per estromettere Antonio Settembrini e la sua Ppb Servizi & Trasporti di Seriate, che un paio di mesi prima fu oggetto di un rogo doloso in cui erano andati distrutti 14 camion. È il sospetto dei pm Claudia Moregola (Dda Brescia) ed Emanuele Marchisio emerso al processo che vede alla sbarra 7 persone imputate a vario titolo di associazione mafiosa ed estorsioni nel settore ortofrutticolo. Ieri in aula ha deposto come testimone Tarcisio Forini, 61 anni, di Spinone, titolare della Sab Ortofrutta srl, la ditta di confezionamento verdura di Telgate che indisse la gara per l'affidamento di parte del servizio trasporto del prodotto finito. Tra i molti «non ricordo» e risposte ritenute elusive, l'imprenditore ha incassato il monito dei pm, pronti a ricordargli che la falsa testimonianza prevede pene dai 2 ai 6 anni. Le presunte pressioni

A premere perché la Sab rinunciasse ai servizi della Ppb sarebbero stati, per l'accusa, Giuseppe Papaleo, 52 anni, crotonese domiciliato a Predore e ora in carcere per altra causa, imputato con l'accusa di aver commissionato l'incendio alla ditta di Settembrini (ma non gli è contestata l'associazione mafiosa). L'avrebbe fatto - secondo chi indaga - per accaparrarsi il servizio con la ditta concorrente Mabero di San Paolo d'Argon, a lui riconducibile. La Mabero, è stato spiegato ieri in aula, condivideva trasporti e capannone con la Frigor Trasporti Orobico srl di Gino Bellani, che alla fine vinse l'appalto della Sab. «Non sapevo che alcune tratte la Frigor le affidava alla Mabero», ha dichiarato all'inizio Forini. Per poi correggere il tiro: «Sapevo che la Frigor era insieme alla Mabero, però le fatture le facevamo alla Frigor». Forini ha spiegato che dopo che la notizia dell'incendio era uscita sui giornali, alcuni clienti della grande distribuzione non avevano gradito: «Mi hanno detto che avrebbero preferito che i camion della Ppb non entrassero da loro». «E lei ha permesso che ci andassero quelli di chi era stato arrestato (Papaleo, ndr) piuttosto che quelli di chi aveva subìto il rogo?», gli ha polemicamente chiesto il pm Moregola. «In effetti non condividevo, ma è la grande distribuzione che comanda e bisogna sottostare ai suoi voleri», ha allargato le braccia l'imprenditore.

Forini ha raccontato che nei giorni successivi al rogo di Seriate (6.12.15) nessuno lo aveva contattato per sostituirsi alla Ppb. A questo punto i pm gli hanno letto un'intercettazione dell'11.12.15 tra Papaleo e Bellani. «Gli ho detto tutto quello che andava detto al Tarci (Forini, ndr)... Mi ha detto: "Non preoccuparti, a gennaio..."», informa Bellani. E Papaleo: «Allora, lo elimina?». Bellani: «Non ha detto che lo elimina, ma a gennaio...». I due, per l'accusa, alluderebbero all'appalto. Nel quale Forini ha assicurato di non averci messo mano: «Le offerte sono state valutate da Sinatra (Giuseppe, all'epoca responsabile della logistica di Sab, ndr) per questioni di convenienza economica». «Ma se i prezzi della Frigor erano più alti?!», hanno incalzato i pm, ricordando l'incontro in cui il titolare di una delle più importanti aziende di autotrasporti della Bergamasca si spese per la Frigor: «Senti, Tarci, non stare a badare al prezzo, c'è anche l'affidabilità». «Io non sapevo quanto costasse una singola tratta - s'è difeso Forini -, guardavo i conti a fine anno, analizzando quanto incideva la logistica». I pm hanno sostenuto che la decisione l'aveva presa lui, citando un'altra intercettazione in cui Settembrini dice all'interlocutore: «Ho capito che Tarcisio ha deciso così». «Ho cercato di non infierire, ho incontrato Settembrini gli ho dato 7/8 mesi di tempo per organizzarsi», ha affermato Forini.

La tentata estorsione della vittima

Per i pm però anche Settembrini non avrebbe rinunciato alle maniere forti. Nel processo in abbreviato - in cui il titolare della Ppb è stato condannato in appello a 2 anni e 8 mesi (nel processo ordinario attualmente in corso figura invece come parte civile) - c'è un capo di imputazione per tentata estorsione che vede Settembrini come mandante di una serie di minacce esercitate da alcuni calabresi, «ricollegabili alle cosche Franco e Tegano-De Stefano», nei confronti di Bellani e Palaleo per «costringerli a rinunciare, almeno in parte, all'appalto per l'autotrasporto delle merci affidato loro dalla Sab Ortofrutta e a cederlo di fatto alla concorrente Ppb».