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26/06/2021

Così il Pnrr si intreccia con la lotta alla corruzione negli appalti pubblici

MF - Marcello Clarich

COMMENTI & ANALISI
Iflussi di danaro previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rischiano l'ingorgo e dunque di stentare a incanalarsi in investimenti, infrastrutture e opere pubbliche. Secondo il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, un «imbuto» è dato dal sistema dei contratti pubblici attraverso il quale «passerà la parte più significativa delle risorse legate all'attuazione del piano». Lo stato del public procurement in Italia è stato al centro della relazione annuale dell'Anac, presentata il 18 giugno scorso. Punto di debolezza è anzitutto il Codice dei contratti pubblici definito come un cantiere sempre aperto. Dalla sua approvazione nel 2016 a oggi ha subito infatti una trentina di aggiustamenti. Ma, secondo Busia, il Codice è anche un'opera incompiuta perché mancano tasselli come la qualificazione delle stazioni appaltanti e la digitalizzazione. Quanto alle stazioni appaltanti esse sono oggi circa 32 mila, un numero spropositato. È impossibile infatti dotarle delle competenze tecniche e giuridiche necessarie per gestire le procedure complesse e operare controlli efficaci. Secondo la relazione, le centrali di committenza, come la Consip, che bandiscono le gare per conto di altre amministrazioni, hanno subito addirittura un calo di peso negli ultimi anni. Dal 2016 al 2020 il numero di procedure seguite dalle centrali di committenza è sceso dal 14% al 10% del totale (dal 32% al 25%, in termini di volumi). È rimasto poi al palo il sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti previsto dal Codice, che dovrebbe classificare e selezionare le amministrazioni abilitate ad avviare le procedure. Su questo versante anche il recente decreto-legge sulle semplificazioni (n. 77/2021) prevede solo un ruolo consulenziale di Consip, sulla base di contratti volontari, per le amministrazioni che abbiano bisogno di assistenza. Poco o nulla. La digitalizzazione è un obiettivo trasversale del Pnrr che deve riguardare tutte le procedure gestite dalle pubbliche amministrazioni. Secondo Busia, va apprezzato lo sforzo operato in questa direzione dal decretolegge n. 77/2021 che contiene anche numerose semplificazioni. Nel settore dei contratti pubblici, l'obiettivo è l'informatizzazione dell'intero ciclo, dalla programmazione, alla presentazione delle offerte da parte delle imprese concorrenti, fino al collaudo. Per ogni impresa è previsto un «fascicolo virtuale» che consentirà alle stazioni appaltanti di verificare i requisiti di partecipazione alle gare, senza richiedere più documenti e certificati che oggi appesantiscono le procedure. Fondamentale sarà poi la banca dati nazionale dei contratti pubblici, il cui potenziamento è previsto dal Pnrr e che costituisce uno strumento di semplificazione e di trasparenza. Quest'ultima, secondo Busia, è indispensabile ora che leggi recenti hanno introdotto deroghe sempre più estese al principio della gara a favore di affidamenti diretti. Questi ultimi sono aumentati del 242% nel secondo semestre del 2020 per i lavori fino a 150 mila euro. La procedura negoziata senza bando di gara, che per il Codice dovrebbe essere eccezionale, è stata utilizzata nello stesso semestre in più di tre gare su quattro nella fascia di importo tra i 150 mila euro e il milione di euro e in oltre la metà dei casi per la fascia superiore. L'emergenza Covid giustifica questo e altro, ma la preoccupazione dell'Anac è che le scelte effettuate dalle stazioni appaltanti siano opache e si concentrino «nelle mani di pochi operatori più forti e strutturati, a discapito di altri ugualmente meritevoli». Trasparenza e concorrenza, secondo Busia, consentono di spuntare le condizioni migliori e di selezionare le imprese più meritevoli e affidabili. Sempre presente è poi il rischio della corruzione il cui contrasto è una delle missioni principali dell'Anac. La relazione si sofferma anche sul cosiddetto whistleblowing, cioè il sistema delle segnalazioni di illeciti da parte di dipendenti pubblici ai quali è garantita riservatezza e tutela contro possibili ritorsioni. Dal 2015 al 2020 le segnalazioni sono passate da 125 a 622 con un picco di 873 nel 2019. Il decreto-legge n. 77/2021 affida però i controlli sull'esecuzione del Pnrr soprattutto a una nuova unità di audit presso la Ragioneria generale dello Stato, alla Corte dei conti e alla Guardia di Finanza. L'Anac non è menzionata, anche se Busia ha offerto la piena disponibilità a collaborare nell'attuazione del Pnrr. Per quanto sovraesposta e criticata sotto la presidenza di Raffaele Cantone, l'Anac non merita di essere marginalizzata. Va se mai sottoposta a un check up generale per inserirla meglio nel circuito istituzionale. (riproduzione riservata)