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02/12/2018

Così il piano investimenti partirà da ponti e gallerie

Il Messaggero - Roberta Amoruso

Il rilancio dell'economia IL FOCUS
Per accelerare la crescita il governo punta alla leva degli eventi eccezionali Ma restano 140 miliardi da sbloccare oltre ai 15 aggiuntivi nei prossimi 3 anni PER IL CENTRO STUDI DI CONFINDUSTRIA L'ITALIA HA PERSO OLTRE 20 MILIARDI DI RISORSE PUBBLICHE IN 10 ANNI L'ALLARME DELL'ANCE
R O M A Ci sono dei numeri che più di tutti tormentano il governo. A ben vedere ben più del famoso 2,4% di deficit/pil, ormai famoso per la trattativa con Bruxelles sulla manovra. Sono i numeri degli investimenti pubblici che il governo giallo-verde riuscirà davvero a sbloccare. Perchè è sul quel volano della crescita che si giocherà la credibilità di questo esecutivo. Lo sa bene il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, che ha rilanciato proprio dalle pagine del Messaggero quella rotta necessaria verso gli investimenti pubblici, ma anche privati. Il nodo da sciogliere è semplice, almeno in apparenza. Le risorse ci sono, ma sono bloccate. Ci sono infatti i ben 140 miliardi stanziati nel complesso dai governi Renzi-Gentiloni per 10 anni a partire dal 2016, praticamente ancora tutti in cassaforte. Poi, ci sono gli stanziamenti aggiuntivi inseriti nella legge di bilancio Lega-M5s, che valgono 3,5 miliardi soltanto per il 2019 e 15 miliardi in tre anni. E poi ci sono gli investimenti ancora da scrivere. Proprio così. Già nel documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles il 13 novembre il governo Di Maio-Salvini aveva chiesto il riconoscimento della flessibilità di bilancio per le spese " eccezionali" (pari allo 0,2% del Pil 2019) legate al piano sul dissesto idrogeologico scatenato dalle alluvioni e al piano infrastrutturale per la messa in sicurezza della rete di collegamenti italiana. Ma è su questa leva che con ogni probabilità intende spingere ancora l'Italia. Aumentare la quota di Pil da desinare a ponti, viadotti e gallerie, oltre che al dissesto idrogeologico, può essere una leva efficace per far muovere la macchina di un'economia ferma e con disoccupati in crescita. Anche perchè, questi investimenti eccezionali avrebbero sulla carta una corsia preferenziale certa, con un taglio secco alla burocrazia e ai tempi di affidamento dei lavori. Non solo. Il capitolo investimenti, ora più che mai cruciale per l'economia, sarebbe la destinazione naturale, a quanto pare, di quei risparmi di spesa immaginati in queste ore dal governo per far scendere di qualche decimale (e almeno 3,6 miliardi di valore) quel rapporto deficit/pil tanto caro all'Europa . UN TESORO INACCESSIBILE La sfida più importate, però, rimane quella di sbloccare tutte le risorse già sul tavolo. Come del resto ha promesso più volte Giovanni Tria dal suo insediamento al Tesoro. Anche perchè, come dice l'Istat, ogni euro pubblico in infrastrutture attiva investimenti per 3,5 euro, così come ogni miliardo in ricerca e sviluppo farebbe aumentare il pil dello 0,1% il primo anno e dello 0,2% in quelli successivi. I fatti degli ultimi anni dicono, però, che gli investimenti importanti comparsi nel Def rimanevano puntualmente impantanati. Tra il 2016 e il 2018 erano previste risorse in aumento di 6,8 miliardi, ma poi c'è stato un calo di 3,7 miliardi. Lo stesso Tria ha promesso di arrivare dove finora nessuno è riuscito dando un taglio agli iter burocratici, a partire dai passaggi tra Cipe, Corte dei Conti e Consiglio dei lavori pubblici, fino ad arrivare alla riforma del Codice degli appalti. E forse ci riuscirà, prima o poi. Ma per il momento, i tempi non tornano, e la svolta sembra lontana per chi come l'Ance ci spera davvero. Sbloccare le risorse promesse porterebbe una svolta nel 2019, con un incremento del 15% di investimenti pubblici, dopo il -5% del 2017 e il -2% del 2018. Ma per i costruttori edili è una missione «irrealizzabile». Si tratta di trasformare le risorse in cantieri, con modifiche urgenti delle norme e centri di competenza chiari che evitino inutili rimpalli tra amministrazioni. I costruttori hanno anche avanzato proposte precise davanti alle commissioni congiunte di Camera e Senato, pur di archiviare quell'odioso primato dell'Italia, in cui per far partire un cantiere da oltre 100 milioni di euro bisogna aspettare dai sette agli otto anni. In Italia, dice il Centro studi di Confindustria «gli investimenti pubblici sono diminuiti di oltre un terzo dalla crisi del 2008 (a 34 miliardi nel 2017 dai 54 nel 2009), un calo molto più marcato di quello del Pil». Mentre quelli in infrastrutture, nello stesso sono caduti da 29 a 16 miliardi. Anche in questo il gap con il resto d'Europa è insopportabile.

Il peso degli investimenti pubblici

L'intervento

Nella lettera pubblicata dal Messaggero il 1° dicembre, il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, spiegava come sia «indispensabile rilanciare gli investimenti pubblici e privati» anche «per rafforzare la fiducia» Investimenti fissi lordi in % del Pil 3,0 2,5 2,6 2,0 '95 Fonte Istat 2,8 2,7 2,7 2 '97 2,9 2,9 2,9 '99 '01 2,4 , 3,0 3,0 , 3,0 3,0 2,9 2,9 9 2 3,5 '03 '05 '07 '09 2,9 2,8 '11 2,6 '13 2,4 2,3 , 2,3 2,1 2,0 '15 '17

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