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26/06/2019

Corruzione, il reato più grave porta a Gnoni

Gazzetta di Reggio - Ambra Prati

Nel 2013 l'avvocato avrebbe chiesto a un collega 15mila euro per «aggiustare una causa». Intanto l'indagato va in ferie inchiesta sugli appalti in comune
Ambra Pratireggio emilia. Al centro della presunta corruzione - il reato fulcro tra quelli ipotizzati dagli inquirenti - ci sarebbe lui: l'avvocato Santo Gnoni, per 37 anni legale del Comune di Reggio Emilia. In un caso, risalente al 2013 (quindi precedente all'inchiesta, che prende in considerazione gli anni dal 2015 al 2017), sono emersi dettagli circostanziati di una esplicita richiesta di 15mila euro da parte di Gnoni; una tentata corruzione, visto che la controparte non ha mai pagato. Ma Gnoni - la figura centrale che ha dato il "la" agli accertamenti, partiti dalle cimici installate nel suo ufficio e dal trojan inserito nel telefonino - è finito sotto la lente d'ingrandimento pure per altri episodi da approfondire: sono diverse le occasioni in cui una persona coinvolta nella partecipazione a un bando chiederebbe un "favore", secondo i finanzieri, in cambio di benefit per il principio del "do ut des".«Episodi congetturali, che andranno comprovati in dibattimento», commenta il difensore di Gnoni, Liborio Cataliotti. Intanto l'interessato, per fare piazza pulita di «eventuali illazioni sul rischio di reiterazione del reato», ieri ha comunicato che prenderà un lungo periodo di ferie; vacanze che si sommeranno ad un periodo di malattia per un programmato intervento chirurgico. Mesi di assenza: un passo indietro, in attesa che l'iter giudiziario faccia il suo corso. Tra le carte dell'inchiesta sugli appalti pilotati - mediante bandi cuciti su misura per far vincere determinate aziende - che ha scosso dalle fondamenta il Comune il 13 giugno scorso, quattro giorni dopo il ballottaggio, emerge l'episodio del 2013. All'epoca Gnoni è chiamato, in quanto membro della Commissione Tributaria Provinciale, ad esaminare un ricorso in seguito ad una verifica dell'Agenzia delle Entrate di Reggio sui rapporti economici fra due ditte private. Il legale comunale avrebbe chiesto senza mezzi termini ad un avvocato di una delle due aziende «un regalo di Natale di 15mila euro, per aggiustare la causa». L'avvocato di Parma, turbato, non solo non ha versato alcunché, ma ne ha parlato ad altri colleghi: e tutti hanno confermato la richiesta di denaro inevasa. Ieri mattina avrebbe dovuto svolgersi l'istanza di Riesame per gran parte dei 15 indagati (tutti assenti, erano invece presenti una decina di difensori) accusati a vario titolo di falso ideologico, rivelazione di segreti d'ufficio, abuso d'ufficio e turbativa d'asta. L'udienza, svoltasi alle 9 davanti al collegio giudicante di Reggio presieduto da Simone Medioli Devoto (a latere Chiara Alberti e Sarah Iusto), aveva lo scopo di ottenere il dissequestro del materiale e soprattutto di svelare gli atti. La seduta, durata pochi minuti, si è però risolta in un nulla di fatto. Poiché l'ipotesi accusatoria si basa sulle intercettazioni telefoniche e ambientali e «considerato che non risultano trasmessi gli atti relativi ai decreti di autorizzazione e proroga alla trascrizione dei brogliacci», il giudice Medioli Devoto ha invitato la Procura (i pm Valentina Salvi e Giulia Stignani) a «trasmettere gli atti». L'udienza è slittata al 15 luglio: solo allora si scopriranno le carte in mano all'accusa e la montagna di intercettazioni. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI