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05/08/2020

Coronavirus, sospetta frode sulle forniture delle mascherine

Il Gazzettino

Dopo l'esposto di una ditta di Coseano, la Procura ha delegato accertamenti ai carabinieri del Nas
L'INCHIESTA
UDINE Frode nelle pubbliche forniture: è questa l'ipotesi di reato sulla quale sta lavorando la Procura di Udine. I fatti riguardano diverse forniture di mascherine in piena fase di emergenza sanitaria da Coronavirus finite al centro di un'inchiesta, «principalmente per qualità e prezzi delle mascherine» spiega il procuratore di Udine, Antonio De Nicolo. Sono tre o quattro i fascicoli aperti e le indagini da parte dei carabinieri del Nas sono tuttora in corso.
L'ESPOSTO
L'inchiesta fa seguito all'esposto depositato in Procura lo scorso mese di marzo dalla ditta Nortor, un calzaturificio di Coseano, sull'affidamento di una fornitura di 46mila mascherine che la Protezione civile regionale ha assegnato alla ditta Ttk srl di Pasian di Prato. Stando a quanto riporta l'esposto, si potrebbe configurare il reato di frode in commercio in merito all'autodichiarazione sul grado di filtrazione delle mascherine, che le ditte possono ottenere soltanto dopo aver eseguito specifici test che richiedono diversi giorni. Un lasso di tempo che per la ditta di Coseano non sarebbe compatibile con la risposta al bando della Protezione civile del 20 marzo. «Abbiamo interessato la Procura chiedendo chiarimenti e approfondimenti ha confermato il consulente del lavoro della ditta, Simone Tutino si tratta di una questione di tutela della salute pubblica e non è solo una questione economica».
IL BANDO
Ed è lo stesso Procuratore a confermare che proprio qualità e prezzi delle forniture sono al centro delle indagini, precisando che l'esposto si è agganciato a indagini che erano già in atto e che vedono coinvolte varie ditte per forniture fatte a diversi enti pubblici, non soltanto alla Protezione civile. A quel bando del 20 marzo avevano risposto, oltre alla Norton, la Ttk e la Filiamo snc di Trieste, con una proposta rispettivamente di 4 euro, 3,25 euro e 3,50 euro a mascherina. Come indicato nel bando, le mascherine dovevano avere alcune caratteristiche minime previste. La fornitura è avvenuta mediante procedura diretta a uno o più operatori che avessero manifestato interesse sulla base di questi criteri: pronta disponibilità alla produzione, tempi e quantitativo di consegna, prezzo, adeguatezza della capacità produttiva giornaliera, eventuali caratteristiche migliorative rispetto alle caratteristiche minime richieste, luogo o luoghi di produzione delle mascherine per minimizzare gli spostamenti interregionali.
CAPACITÀ FILTRANTE
Nonostante in piena fase di emergenza fosse possibile produrre Dpi in deroga alla normativa della Comunità europea, la capacità filtrante delle mascherine è uno dei requisiti fondamentali per la protezione da contagi di Coronavirus. Alla data del 30 aprile, le autorizzazioni rilasciate dall'Istituto Superiore di Sanità strettamente correlate ai risultati delle valutazioni svolte sulla documentazione tecnica trasmessa dai proponenti per la procedura di produzione di maschere facciali ad uso medico in deroga, davano parere favorevole per la produzione a due ditte del Friuli Venezia Giulia: Vapita srl di Udine e Froggy Line sas di Spilimbergo. Mentre a Udine si attende la conclusione delle indagini, gli affidamenti di forniture di Dispositivi di protezione individuale sono al centro di numerose inchieste in molte Procure italiane. Solo un mese fa, un'indagine su presunte irregolarità nell'acquisto di dispositivi nella vicina Slovenia aveva portato all'arresto del ministro dell'Economia, Zdravko Pocivalsek, e alle dimissioni ritirate il giorno successivo - del ministro dell'Interno, Ales Hojs, mentre è ancora più recente lo scandalo scoppiato in Lombardia per una fornitura di camici e altro materiale e che vede indagato il presidente della giunta regionale, Attilio Fontana.
Lara Zancaner
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