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19/03/2020

Coronavirus/1 Buon senso oltre ai divieti In quest…

Il Gazzettino

Coronavirus/1
Buon senso
oltre ai divieti
In questi giorni è imperante l'ordine di stare in casa proveniente da tutte le direzioni. Quasi l'elisir della felicità. Occasione d'oro, si dice da molte parti, soprattutto per le famiglie a cui è data la possibilità di stare insieme e di rinsaldare i rapporti spesso precari e condizionati dai pericoli esterni alla casa. Non vi è dubbio che l'emergenza è grave ed impone delle regole severissime. È anche scontato che siamo obbligati a fare pressoché il contrario di quello che ci viene consigliato in tempi normali. Infatti non stare sempre in casa, coltivare le relazioni sociali, aprire le porte della famiglia... e via dicendo, sono ingredienti indiscussi del buon vivere. Può essere questo cancellato completamente in tempi prevedibilmente prolungati della attuale guerra batteriologica? Può il contagio eliminare i rapporti tra le persone e le attività anche le più elementari? Soprattutto si possono immaginare dei risultati più positivi con metodi diversi? È norma universale che, facendo leva sugli aspetti positivi delle persone, si possono ottenere maggiori soddisfazioni. A patto che non vi sia una totale sfiducia nei comportamenti umani. Pertanto quale logica contro la depressione nel vietare determinate uscite, pur nel rispetto delle sicurezza, e degli innocui incontri... tollerati nel mondo del lavoro? Dato che non si può bloccare tutto. La realtà e la felicità sono fenomeni complessi, non si possono risolvere solo con degli slogan. Lo stare a casa per obbligo non fa bene, ci vuole anche altro per attivare delle risorse insperate contro lo stesso contagio e la paura. Particolarmente la razionalità, il buon senso, la responsabilità, che sono necessarie a rendere meno gravoso e più gratificante il compito di chi ci governa, dei medici e personale sanitario in primis. È da chiedersi se la stampa, inondata quasi esclusivamente di morti, di contagi, di divieti..., aiuti realmente i nostri comportamenti. O piuttosto sia meglio illuderci con le buone notizie, con la musica alle finestre e con l'andrà tutto bene.
Luigi Floriani
Coronavirus/2
Guardare
già al dopo
In questa fase difficile per il paese, con la pandemia legata al Covid-19, non possiamo esimerci dal guardare con preoccupazione all'inevitabile crisi economica che seguirà. Il governo si sta muovendo, correttamente, con delle contromisure che riguardano imprese private e cittadini, ma anche l'apparato pubblico potrebbe dare un contributo significativo. Per gestire l'emergenza e provare a mantenere un po' l'economia, servono subito provvedimenti urgenti anche per gli enti locali e questi potrebbero essere, da subito: - dare la possibilità di usare l'avanzo di amministrazione anche per spese correnti non ripetitive; - ridurre la burocrazia e i tempi degli appalti e delle gare anche con la sospensione del codice degli appalti e il ricorso a procedure semplificate o d'urgenza che renderebbe più semplice l'avvio di cantieri; - consentire assunzioni a tempo determinato, senza impatto sulle spese storiche di personale, per riavviare servizi non rinviabili o essere più efficaci nella gestione dell'emergenza (penso soprattutto a servizi sociali, agenti di polizia locale, personale esterno); - si proroghino poi i tempi per l'approvazione bilanci, per la partecipazione a vari bandi di finanziamento nazionali e regionali, per dare la possibilità alle strutture, in questa particolare congiuntura, di concentrarsi sulla gestione della grave emergenza. Vero è che gli sforzi vanno dedicati ora al contenimento e al superamento della crisi legata alla pandemia, ma non avere la giusta attenzione a quello che potrebbe avvenire tra qualche mese non è lungimirante. Bisogna ragionarci da subito.
Leonardo Raito
Polesella (Ro)
Coronavirus/3
La denuncia
di un'infermiera
Caro direttore, sono un'infermiera in servizio presso l'Ulss 1 Dolomiti. Mi vedo costretta, come cittadina e come professionista, a segnalare alla sua attenzione un fatto che mi ha lasciata molto perplessa. In data odierna (16/03/2020) circa alle ore 16:00 transitavo, per comprovabili ragioni di necessità, da Baldenich in direzione Cavarzano. All'altezza della rotonda del Bar Clinton notavo un insolito flusso di pedoni, sia in direzione Ponte Nelle Alpi, che nel verso opposto. Incuriosita, operavo quindi una breve sosta, osservando nei successivi 5 minuti il transito di non meno di 20 persone, dall'abbigliamento e dal passo senza dubbio in modalità passeggiata. Si trattava sia di singoli che di ridotti nuclei familiari. Non so se, allo stato attuale, il regolamento comunale consenta tutto ciò. Ritengo tuttavia che, in un simile frangente, una condotta tale sia non solo scriteriata, ma che si configuri come uno schiaffo a tutta la mia categoria, ai volontari della Protezione Civile e a tutti coloro che a loro rischio e pericolo si stanno facendo in quattro per limitare la diffusione di quest'epidemia. Le assicuro che tutti noi, ogni giorno, mettiamo da parte le nostre fondate paure in nome di un alto valore: la nostra divisa! Dismessa la quale ritorniamo ad essere padri, madri, compagni di vita e figli, in compagnia del costante e concreto dubbio di poter essere veicoli di infezione per i nostri cari. Ci aiuti a rendere meno gravoso il nostro compito: se troppi ancora vivranno nella allegra spensieratezza della gravità del periodo che stiamo attraversando noi diverremo, di giorno in giorno, sempre più impotenti.
Un'infermiera
Coronavirus/4
Posta consegnata
o solo avvisata?
Oggi le poste hanno comperato una pagina del Gazzettino per dire ai lettori che possiamo esservi vicini senza uscire di casa. In contemporanea però, a quanto pare, hanno dato ai portalettere disposizione di non fare più la consegna di pacchi e raccomandate ma di lasciare solo l'avviso e costringendo così cittadini deboli o meno di doversi recare negli uffici postali. Se è cosi che ci sono vicini evitandoci di uscire di casa, meritiamo dalle poste una spiegazione più che soddisfacente.
Giorgio Valconi
Coromavirus/5
Qualche consiglio
per proteggersi
Vorrei proporre qualche consiglio: mettiamo le mascherine, io ne ho fatta una, rinforzandola con materiali impermeabili, probabilmente non sarà un deterrente completamente sicuro ma se anche fosse efficace solo al 10% ora avremmo il 10 per cento dei morti in meno che su 2mila significa 200 vite in più. In Cina e Corea tutti uscivano con le mascherine, sarà servito? Non lo so, ma quello che so è che ieri in Cina hanno avuto 18 contagiati e 14 morti qui 3mila contagiati e 368 morti. Un secondo consiglio all'azienda dei trasporti di Venezia: capisco le difficoltà di viaggiare con mezzi semivuoti, ma ridurre drasticamente le corse significa anche infoltire quelle che rimangono creando dei vaporetti potenziali lazzaretti acquei, comprendo la difficoltà economica ma i sacrifici li stiamo facendo tutti, fateli anche voi, magari aumentate gli abbonamenti in futuro, ma ridurre così tanto le corse oggi mi sembra la cosa peggiore. Infine i tamponi a tappeto, dubito che sia una soluzione, in Corea hanno fatto la metà dei nostri tamponi ma hanno quasi azzerato i nuovi contagi, oltretutto uno negativo oggi potrebbe diventarle positivo domani e perciò anzi, si incentiverebbe ancor di più le uscite di chi risulti sano, semmai aumenterei la serrata totale col coprifuoco.
Riccardo Gritti
Coronavirus/6
Una voce
per i commercianti
Caro presidente di Confcommercio Belluno, Paolo Doglioni, le fabbriche del nord sono operative e i loro operai stipendiati regolarmente, i dipendenti pubblici e i pensionati hanno il reddito garantito, gli unici rimasti in mezzo al deserto sono i commercianti e gli esercenti, ai quali è stata imposta (a Cortina tra l'altro in alta stagione) la chiusura del proprio negozio dalla sera alla mattina e di andare a zero-reddito senza paracadute. Ciò che è grave è che il governo non ha previsto alcun provvedimento di sostegno per i commercianti, a meno che la presa in giro di rimandare l'Iva di dieci giorni o un bonus di 500 euro non siano considerati un aiuto. Il governo utilizza i fondi stanziati per aiutare chi è già protetto (a cosa serve la cassa integrazione per chi è già di fatto non licenziabile?) mentre abbandona noi. Chi paga l'affitto, i fornitori, le imposte e i dipendenti senza incassi? E ciò che è peggio, a parte qualche melliflua dichiarazione, è il silenzio assordante sia del presidente Sangalli sia di un ministro bellunese del quale mi chiedo quale sia il ruolo. Fai sentire alta la Tua voce, presidente.
Luca Alfonsi
Coronavirus/7
Servono misure
più restrittive
Ci vogliono misure più restrittive, siamo in grande ritardo. Meno apparizioni in TV del Premier che fa il monologo. Ci hanno raccontato la fiaba che le mascherine servivano solo a chi le indossava per proteggere gli altri. Una bufala. Le mascherine servono, soprattutto nei casi piu' a rischio, quando si deve uscire per le comuni indifferibili necessita' quotidiane. Le uscite non si fanno in questo momento per avere occasione di passarci il tempo in compagnia in strada. Ma ci devono essere norme più' restrittive sul io resto a casa. C'è in palio la salute delle persone e la vita. Le farmacie sono sprovviste di mascherine e in attesa di arrivi , non per loro negligenza. Intanto ci si mette in nota. Non e' da gongolarsi. Tanti morti avrebbero potuto evitarsi. Non sopporto piu' la faccia di quel Premier in TV. Tante parole e canzonette al balcone non coprono i provvedimenti troppo morbidi e di poca consapevolezza. Ma la competenza e la sostanza dove stanno? Più spazio alla scienza che si deve avvalere di persone di alto profilo di competenza come Bertolaso. Non trovo da gongolarsi se un giorno c'è un morto in meno di coronavirus da una parte e aumentano da un'altra. Tanti morti potevano essere evitati. Ora ascoltiamo i Governatori e agiamo di fretta. I decessi devono finire. Anche con le punizioni agli indisciplinati ai decreti che vanno applicati in toto. A mali estremi, estremi rimedi. Basta con questi strascichi di ideologie che mirano più' alla sedia che alla sostanza.
Rosita Bonometto
Coronavirus/8
Un colpo di mano
per salvare Alitalia
Alla fine ce l'hanno fatta! Con un vero e proprio colpo di mano, nel decreto Cura Italia Lor Signori hanno infilato anche la nazionalizzazione di Alitalia. Non paghi di aver dilapidato negli ultimi 12 anni oltre dieci miliardi di soldi dei contribuenti in un'azienda decotta, chiaramente senza alcuna prospettiva di ripresa, hanno pensato bene di approfittare di questa emergenza sanitaria per portare la compagnia sotto il totale controllo pubblico. Per giustificare il nazionalismo cretino e straccione che su Alitalia accomuna destra e sinistra, ci racconteranno ancora che lo Stato interviene per preservare l' italianità della Compagnia di bandiera; un mito che resiste solo nei palazzi romani.
Umberto Baldo