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07/05/2021

CopparoImprese e contributiodissea infinitaApprend…

La Nuova Ferrara

CopparoImprese e contributiodissea infinitaApprendiamo dal sito della Camera di Commercio, che, a più di due mesi dalla chiusura del bando del Comune di Copparo a sostegno delle imprese danneggiate dall'emergenza Covid-19 è stata pubblicata una "prima sessione di domande ammesse all'indennità una tantum". Abbiamo messo le virgolette perché non capiamo ciò che sta succedendo e non vorremmo interpretare in maniera scorretta quanto indicato dalla Camera di Commercio, istituzione di cui abbiamo la massima fiducia. La "prima sessione di domande ammesse" riporta una lista di 80 imprese ed è seguita dalla dicitura "le domande che non risultano in graduatoria verranno definite nella prossima sessione". Alcuni quesiti, che rivolgiamo al sindaco di Copparo, ci sorgono spontanei: perché solo 80 domande ammesse? Il Comune aveva stanziato e messo a bando 100. 000 EUR, a copertura di 100 indennità da 1. 000 euro ciascuna. Sappiamo che il bando era stato chiuso anticipatamente per esaurimento delle risorse, quindi le imprese che alla data del 24 febbraio avevano presentato domanda erano sicuramente più di 100. Perché, dopo più di due mesi dalla chiusura del bando, esiste solo una graduatoria parziale? Le imprese che hanno presentato domanda e che non rientrano nelle prime 80, quando sapranno se hanno ottenuto il contributo o meno? Quando saranno (finalmente! ) liquidate le indennità? Abbiamo analizzato i codici Ateco delle domande ammesse a contributo. Sono così suddivise: 22 domande dalla ristorazione16 domande da edilizia e costruzioni12 domande dai servizi alla persona9 domande dal commercio al dettaglio9 domande da commercio e riparazione autoLe restanti 12 da settori vari. Crediamo esista, come spesso accade quando si tratta dell'amministrazione comunale di Copparo, un'enorme sproporzione tra quanto pomposamente comunicato dall'efficientissimo ufficio stampa e il risultato effettivo dell'operato di questa giunta. Ma non vogliamo fare altri commenti. Attendiamo fiduciosi una risposta alle nostre domande e lasciamo le considerazioni sull'esito del bando alle imprese, in particolare a quelle che non sanno ancora se saranno ammesse, e ai cittadini, costretti ad assistere a questa odissea burocratica di cui non riusciamo davvero a comprendere il senso. Non è così che si aiutano le imprese. Associazione La Zona FrancaRecovery PlanUna ciclopedonaletra Mesola e Rivà Gentile Direttore, ho letto sulle pagine dei media locali le idee progetto dei sindaci ed amministratori regionali per spendere i fondi che saranno messi a disposizione con il "Recovery Plan" . Se i progetti sono quelli che ho letto, cioè la ripetizione dei soliti interventi già fatti e rifatti negli ultimi decenni sul castello di Mesola o su Torre Palù, con l'aggiunta di qualche modesta ciclabile (duplicazioni di altre presenti nello stesso territorio) mi verrebbe da rilevare se non una certa miopia, almeno una vera e propria mancanza di fantasia, da parte dei decisori. Da almeno vent'anni si è parlato di realizzare un ponte ciclopedonale che riunisca le comunità di Mesola e Rivà i cui legami sono stati recisi quando si è tolto il ponte Bailey che univa le due sponde, prima ancora collegate da un ponte di chiatte a pedaggio.I due sindaci (Marchesini e Chillemi) col convegno di San Basilio avevano dimostrato interesse per la realizzazione dell'opera; le stesse Province di Ferrara e Rovigo avevano manifestato il loro assenso, come pure le due Regioni Emilia Romagna e Veneto. Purtroppo tali buone intenzioni sono solo rimaste mere intenzioni, cui è seguito il nulla. Il presidente Draghi, parlando di creare "debito buono" con il Recovery Plan, non credo intendesse il ripetersi pedissequo di spese per realizzare opere fatue, come avvenuto nei decenni precedenti, e, magari solo per accontentare qualche clientela. Opere lasciate ai vandalismi, come Torre Palù su cui sono stati poi ripetuti finanziamenti per il ripristino. Oppure lavori sul castello di Mesola di costi elevati, ma di valori modesti per l'immobile, come sistemi di riscaldamento molto discutibili, ancorché costosi e ripetuti. La realizzazione di un ponte ciclopedonale, oltre che contribuire a riallacciare i rapporti di due comunità che sono sempre state legate come lo sono tutte le comunità che si affacciano sulle due sponde del fiume, andrebbe a completare il naturale collegamento delle due piste ciclabili destra e sinistra Po. Tra l'altro, se non ho letto male, i fondi del Recovery Plan dovrebbero arrivare tramite i Parchi. Questa sarebbe un'ottima opportunità per iniziare a ragionare in termini di un unico Parco. A mio avviso, non ha senso, infatti, avere due Enti che hanno competenza su un territorio geografico omogeneo ed unico, rappresentato dalla foce del più lungo fiume d'Italia, che ha un bacino idrografico che interessa tutto il settentrione del Paese. Due presidenti, due consigli e due burocrazie diversi, forse pensati solo per accontentare qualche potentino locale, ma che, in realtà, si traducono in duplicazioni di competenze, qualche volta anche in conflitto. La realizzazione di un unico parco potrebbe essere un'occasione irripetibile offerta dal Recovery Plan. Con profondo rispetto e massima umiltà, mi permetto di richiamare l'attenzione di parlamentari del territorio e dei rappresentanti delle istituzioni locali a valutare tale opportunità, nell'ottica di realizzare spese produttive in grado di offrire occasioni di implementazione dell'economia locale con un'offerta turistica quanto più omogenea e rispettosa del meraviglioso ed unico territorio del Delta del Po. Lucio MaccapaniLa poesiaAffinchétale giornoAffinché tale giornovenga sempre ricordatoci sia nella giovin donna(e perché diventi mamma)l'evento di un bimboalla luce datoCon l'amore che Dio le dànon ci sarà doloree nemmeno drammama una gioia in fondo al cuoreche vince della vitale possibili asperitàE quella doppia sillaba(mnamma) farà feliceanche tutti i papà.Luciano PitoniScalambraNon deformiamola memoriaGentile direttore,nella lettera dal titolo "Scalambra è stato un grande partigiano" si afferma, dello stesso Scalambra: "poi fu piano piano messo da parte e relegato ai margini dell'attività di partito". Perché cercare di separarlo e contrapporlo al suo partito del quale ha sempre avuto, degna e orgogliosa appartenenza?Italo Scalambra è stato segretario della Federazione del Pci di Ferrara dal 1946 al 1959. Mai, un segretario provinciale ha avuto una così lunga durata. È stato lui a chiedere di lasciare l'incarico. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorarci, e quindi trovo del tutto infondate queste affermazioni che sostanzialmente ne sminuiscono gli stessi riconoscimenti. Ma perché evita di definire dittatura nazifascista, quel regime dal quale anche per l'opera e merito di Scalambra, l'Italia si è liberata? Perché vuole denigrare il dopo 25 Aprile, devitalizzando la Liberazione? Quindi, sento la necessità di testimoniare che, Italo Scalambra è rimasto per tutta la vita a lavorare nella Federazione del Pci. Sono stato con impegno quotidiano nella Federazione in Porta Mare, dal 1968 al 1975 e ci sono poi tornato nel 1985, dopo il decennio di amministratore in Provincia e il nostro rapporto è stato sostanzialmente quotidiano, molto fraterno, praticamente fino alla sua morte, il 4 dicembre 1994. Non sono consentite letture devianti del suo passato. Non vi è mai stato alcun allontanamento. Una insinuazione infondata su una persona di pregio e meritevole di grande rispetto. Un maestro di vita. È stato partigiano col grado di Capitano, decorato medaglia d'argento al valor militare. Nel dopo liberazione ha scritto il libro dal titolo "Una scelta da fare. Dalla clandestinità alla resistenza." Editori Riuniti. Dieci anni dopo la morte, Ferrara ha una via, "Italo Scalambra - Comandante Partigiano"Vado a rivedere il "prezioso articolo ... pubblicato sulla Nuova Ferrara del 2 dicembre 2004". E' dedicato all'annuncio dell'intestazione della via che le viene dedicata. Rivedo il testo in "Archivio- La Nuova Ferrara", di vero prezioso, per brevità:"Rientrato a Ferrara, il 12 maggio del 1945, Scalambra trovò una situazione difficile e pericolosa. Gli alleati erano entrati nella nostra città liberata dai partigiani, però senza alcuna intenzioni di lasciarla nelle mani del Comitato di Liberazione. Anzi. Lo spionaggio anglo-americano tendeva ad arrestare i veri partigiani, svolgendo nel contempo una continua azione provocatoria per screditare il Partito comunista e il movimento antifascista, utilizzando gruppi di smaniaderi, sedicenti partigiani"...Rileggete quell'articolo.Abbiamo il dovere della Memoria. Evitiamone la deformazione. È fondamentale per l'oggi e per il domani.Giorgio Bottoni