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26/05/2020

Controlli veloci e commissari ad hoc Così il governo accelera i cantieri

QN - Il Giorno

di Antonio Troise Commissari ad hoc per sbloccare una quindicina di cantieri per oltre 20 miliardi di euro. Via libera agli appalti di Rfi e Anas, per 110 miliardi. Un nuovo regolamento del codice degli appalti per semplificare le procedure. Pagamenti più rapidi per le stazioni appaltanti. E alla fine potrebbe spuntare pure una sorta di 'passaporto per le imprese' che accelererà i controlli sugli aggiudicatari delle opere evitando la pioggia di ricorsi che si abbatte sui grandi appalti pubblici. Non sarà il piano choc di 120 miliardi chiesto da Italia Viva. E neanche la sospensione del codice degli appalti invocata dalla Lega. E men che meno l'estensione del modello Genova a tutte le grandi opere bloccate: ce ne sono 749 distribuite in tutta Italia per un totale di 62 miliardi, secondo l'ultima rilevazione dell'Ance, l'associazione dei costruttori. Ma il nuovo 'sblocca-cantieri' che il governo sta preparando ed entrerà, fra un paio di settimane al massimo, nel decreto semplificazioni, darà sicuramente una boccata d'ossigeno ad un settore strategico. Per ora è solo una bozza, una ventina di pagine in tutto che il ministero delle Infrastrutture sta mettendo a punto e che nei prossimi giorni sarà inviata a Palazzo Chigi. Commissari e deroghe. È il capitolo più delicato politicamente. Per ora si punta a nominare gli amministratori delegati di Rfi e Anas commissari per il piano di manutenzione delle infrastrutture stradali e ferroviarie. Ma, in alcuni casi, la norma potrebbe essere estesa anche ai grandi Comuni delle aree metropolitane, per rifare strade e altre infrastrutture pubbliche. La dote già a disposizione degli enti locali si attesta sui 450 milioni. Fondo per investimenti. Nel piano anche una norma per «utilizzare rapidamente, mediante anticipazioni, le risorse del Fondo per investimenti a favore dei Comuni, istituito presso il Ministero, per il rilancio degli investimenti per lo sviluppo sostenibile e infrastrutturale, in particolare nei settori dell'edilizia pubblica, inclusi manutenzione e sicurezza ed efficientamento energetico, della manutenzione della rete viaria, del dissesto idrogeologico, della prevenzione del rischio sismico e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali. A disposizione 1,2 miliardi nel 2021, 1,6 nel 2022 e circa 2 miliardi all'anno fra il 2023 e il 2025. Semplificazioni delle procedure. L'obiettivo del ministero è quello di 'dimezzare' i cosiddetti tempi di attraversamento degli appalti, ovvero il periodo che passa dalla fase della progettazione a quella dell'esecuzione, eliminando o accorpando alcune delle fasi ed evitare lungaggini e burocrazia. Per le opere fino a 100 milioni, ad esempio, «cade l'obbligo del parere del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici». Diventa meno stringente anche l'obbligo del sopralluogo sulle aree dei lavori, nonché «alla consultazione sul posto dei documenti di gara e relativi allegati»: scatterà solo se «strettamente indipensabile in ragione della tipologia, del contenuto e della complessità dell'appalto da affidare». Codice degli appalti. Fra le norme allo studio anche una sorta di passaporto per le imprese con l'obiettivo di sapere in anticipo se si hanno i requisiti o come mettersi in regola prima, in modo da evitare esclusioni successive e appalti bloccati da ricorsi su ricorsi. Accordi quadro. Previsto anche il rilancio di questi strumenti a disposizione delle stazioni appaltanti che «nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente provvedono entro il 31 luglio 2020 all'aggiudicazione degli appalti ovvero all'esecuzione degli accordi». Pagamenti. Per dare ossigeno finanziario alle imprese che hanno visto i propri cantieri chiudere i battenti a causa del virus «potrà essere riconosciuta un'anticipazione fino al 30% del valore delle prestazioni ancora da eseguire - si legge nel documento - anche laddove l'appaltatore abbia già usufruito dell'anticipazione» già prevista. © RIPRODUZIONE RISERVATA