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09/02/2021

CONTRATTO PER IL GOVERNO DRAGHI

La Verita' - MAURIZIO BELPIETRO

PRIMA MOSSA: VIA ARCURI, TRIDICO E PARISI
Dal cambio di paradigma nella lotta al Covid alla svolta sulle tasse, dal codice degli appalti da riscrivere alla giustizia civile da riformare. E basta reddito di cittadinanza. Una proposta in 10 punti per impedire che il premier cada ostaggio dei giallorossi La Meloni non ci sta, Berlusconi sì. Salvini: «Se accettiamo, ci saranno ministri leghisti»
• «Mi è sembrata una persona aperta, quasi uno di noi». Così ieri assicurava il il Fatto Quotidiano, riferendo le impressioni di Beppe Grillo dopo una lunga telefonata con il presidente incaricato. È probabile che la notizia di un Draghi quasi grillino abbia fatto strabuzzare gli occhi a Marco Travaglio, ma a convincere l'Elevato della comunanza di idee fra l'ex governatore della Bce e i 5 stelle pare sia stata la posizione del candidato premier sul reddito di cittadinanza. «Ha promesso che non verrà smantellato, anzi che verrà migliorato». Ora, noi non sappiamo se le cose riferite dal giornale stiano effettivamente come (...) segue a pagina 3 Segue dalla prima pagina (...) sono state riportate però, conoscendo la vicinanza della rossa testata al Movimento fondato da Grillo, le diamo per buone e per questo ci preoccupiamo. Ma che governo è quello che si appresta a nascere sotto la guida di Mario Draghi? Noi abbiamo conosciuto un governatore molto attento alla spesa improduttiva, che ai sussidi preferiva gli investimenti che aiutano le aziende a crescere. Dunque, come può essere compatibile la conservazione del reddito di cittadinanza, anzi il suo miglioramento, con la dottrina di un economista che non ha a cuore un'economia assistita? Naturalmente, è possibile che in questa fase Draghi non voglia prendere di petto i problemi e stia abilmente cercando di far partire il nuovo esecutivo per affrontare con calma le questioni che ha davanti. Del resto, tutto non si può fare subito e adesso, per prima cosa, bisogna preoccuparsi della salute delle persone, per poi passare con rapidità a quella del Paese. Tuttavia, per essere più tranquilli, ci siamo permessi di stilare un decalogo delle cose che, a nostro modesto parere, sono da fare. Ovviamente non abbiamo nessuna intenzione di impancarci a maestrini, per di più di fronte a un personaggio del calibro dell'ex presidente della Banca centrale europea. Diciamo dunque che il nostro è un promemoria, un elenco di urgenze che non starebbero male in un contratto di governo che non fosse la fotocopia di quello che intendevano firmare i partiti della precedente maggioranza, il patto per un Paese che, oltre alla pandemia, ha voglia di lasciarsi alle spalle anche la follia degli ultimi anni. Ecco, siccome appunto ci preme archiviare il Coronavirus prima possibile e dunque è indispensabile procedere con le vaccinazioni, la faccenda più urgente ci pare sistemare la questione Domenico Arcuri, ovvero il flop manager che Giuseppe Conte ha incaricato dell'emergenza. La sua gestione commissariale è stata un disastro: dalle mascherine ai banchi con le rotelle, dalle terapie intensive alle siringhe, non c'è nulla o quasi che sia andato per il verso giusto. Dunque, ci pare l'ora che almeno una cosa vada in porto, ossia la rimozione dell'amministratore delegato di Invitalia. In tema di emergenze, c'è da porre fine anche alla stagione dei dpcm, ossia dei decreti del presidente del Consiglio, un'eccezione che non può diventare la regola, anche perché cosi si aggira la Costituzione. Arrivando poi ai temi economici, c'è un altro signore da avviare sul viale del tramonto e si tratta del presidente dell'Inps Pasquale Tridico, un tizio che si è rivelato inferiore al compito affidatogli, prova ne sia l'ultimo pasticcio sulla rendicontazione dei fondi Sure. Levato di mezzo l'uomo dei ritardati pagamenti della cassa integrazione, c'è da mettere una pietra sopra i bonus, che dai monopattini alle vacanze sono stati uno spreco di Stato. Se ci sono soldi è meglio metterli sulle imprese italiane, per sostenerle e farle crescere. E a questo proposito, al posto di parlare della fuffa verde, ossia della green economy, parliamo di economia, quella vera, che dà lavoro ed è concreta. Sempre per discutere di cose tangibili, c'è il tema delle tasse. I grillini vorrebbero la patrimoniale e anche Leu e un pezzo di Pd: se non vuole far scappare chi ha i soldi, Draghi dovrebbe tranquillizzare gli investitori con una di quelle uscite di poche parole tipo « Whatever it takes»: saremo contro la stangata fiscale a ogni costo. E già che c'è, ci aggiunga una sfoltita alle imposte, il solo modo per far respirare le imprese. Aggiungo una mia vecchia idea, i bond per il rilancio: con Draghi gli interessi sarebbero bassi, e chiedere un grande prestito volontario garantito dalla credibilità dell'ex banchiere centrale, consentirebbe di raccogliere fondi senza essere vincolati dalle astruse norme di Bruxelles. A queste cose di assoluto buon senso, andrebbero poi aggiunte un paio di riforme. La prima riguarda la burocrazia, in particolare quella che interessa le grandi opere. Riscrivere il codice degli appalti, ossia il manuale per semplificare ogni investimento in infrastrutture non solo è utile, è indispensabile. La seconda invece, interessa i tribunali: chi mai verrà a investire in Italia se la giustizia è un'opinione e per di più ogni volta è rinviata a data da destinarsi? Sì, lo so, i problemi sono tanti e pure enormi, e un governo da solo non basta, ma un esecutivo che abbia voglia di provarci è da questi argomenti che deve partire. Poi, se riesca a decollare con a bordo i grillini beh, questa è un'altra faccenda.

Foto: PIAZZA AFFARI Segnali di fiducia sui mercati: ieri il differenziale Btp-Bund ha chiuso a 98 punti [Ansa'