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04/02/2021

Contratti sospetti, controlli antimafia in tutti i cantieri

Il Gazzettino

IL CASO
TREVISO Un super team di esperti per aumentare i controlli antimafia su contratti e appalti che Ca' Sugana bandirà e firmerà nei prossimi mesi. Sono infatti attese ingenti risorse economiche legate al Bonus 110% e al Recovery Fund. Una mole di denaro che si tradurrà in opere pubbliche, progetti, servizi. Una parte di questi soldi sarà utilizzata per il team, l'arma in più che il Comune intende utilizzare per stroncare ogni tipo d'infiltrazione mafiosa. Il sindaco Mario Conte annuncia la nuova linea, scottato anche da quanto sta accadendo con l'appalto per la riqualificazione delle scuole elementari Don Milani. Il cantiere è fermo perche la prefettura ha emanato un'interdittiva antimafia ai danni di Lm Group, consorzio che nel marzo scorso si è aggiudicato l'appalto di circa un milione di euro. Il contratto adesso è stato risolto. Ma i risvolti della vicenda sono molteplici. Amministratrice unica della società è Sabrina Pisano, candidata nella lista Mario Conte Sindaco nel 2018 e dipendente della rivendita di vini di piazza San Vito, di proprietà della famiglia Messina, al cui gruppo il consorzio Lm Group è riconducibile, e già oggetto di un'interdittiva firmata dalla prefettura di Bologna. Pisano, nel 2018, non venne eletta. E Conte la ricorda così: «Quando l'abbiamo candidata era a posto come tutti i candidati. Io poi non la conoscevo direttamente. Nel 2018 non c'era nemmeno la vineria in piazza San Vito. Finite le elezioni, dove non è stata eletta, non l'ho più vista». È la seconda volta che una candidata del centrodestra alle elezioni del 2018 viene coinvolta da una interdittiva antimafia. In estate era capitato a Valeria Cacciolato, amministratrice unica di un consorzio padovano bloccato dalla prefettura perché sospettato di poter essere condizionato dall'ndrangheta. Nemmeno Cacciolato è stata eletta e il sindaco mesi fa prese le distanze dicendo di conoscerla solo di vista e di essere solo una delle tante candidate di quella tornata.
LA SCUOLA
Il provvedimento della prefettura contro Lm Group è arrivato il 30 dicembre scorso. Il 19 gennaio, dopo una verifica di tutta la documentazione, Ca' Sugana ha risolto il contratto. Adesso i lavori alla Don Milani sono fermi. «Abbiamo due possibilità e le valuteremo in base a quanto dice la normativa - spiega Sandro Zampese, assessore ai Lavori Pubblici - la prima è di affidare i lavori direttamente alla seconda classificata nella gara di appalto. Questa soluzione ci consentirebbe di non perdere altro tempo. Se non fosse possibile, dovremmo invece rifare la gara. E i tempi si allungherebbero. Voglio però ribadire che tutto è stato fatto secondo le regola, assegnazione dell'appalto compreso. I documenti presentati dal Consorzio erano in ordine, certificati da altri enti e dai nostri uffici. Anche l'offerta presentata, che doveva avere un ribasso ponderato, non presentava sospetti. Come accade sempre, altre offerte sono state rigettate proprio perché non in regola. E quando la prefettura ha comunicato la sua decisione, è subito partito l'iter per disdire ogni accordo».
LA PROCEDURA
Il contratto è stato stracciato dopo un iter serrato. L'intedittiva della prefettura, come detto, è arrivata a Ca' Sugana il 30 dicembre ed è stata protocollata il 31. Il 19 gennaio è terminato la verifica condotta da Roberta Spigariol, dirigente del settore Lavori Pubblici. Il 28 gennaio la dirigente ha firmato la determina di recesso del contratto protocollata col numero 109. Il giorno dopo è stata notificata al consorzio Lm Group e alla prefettura. Da quel momento ogni rapporto tra Ca' Sugana e Consorzio, di fatto interrotto dopo la prima comunicazione della prefettura a fine dicembre, si è concluso anche ufficialmente. «Come si può vedere - commenta il sindaco - i tempi sono stati celeri. Questo episodio, per quanto spiacevole, dimostra però che i protocolli antimafia funzionano. I controlli ci sono e non posso fare altro che ringraziare i nostri uffici. Adesso introdurremo questo Osservatorio sulla Legalità per aumentare ancora di più l'efficacia delle misure contro le infiltrazioni mafiose».
Paolo Calia
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