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05/03/2020

Contratti di gestione delle tre biglietterie nelle carte inviate dal cda Apt alla Procura

Il Piccolo di Trieste - Tiziana Carpinelli

Secondo indiscrezioni, invece che all'indizione di un unico bando sarebbe stata privilegiata la scelta di tre gare negoziate il dossier
Tiziana CarpinelliAl centro della segnalazione depositata dalla presidente Caterina Belletti alla Procura di Gorizia, dove è stato aperto un fascicolo al momento senza indagati né ipotesi di reato, e alla Corte dei Conti ci sono gli affidamenti di servizi, lavori e forniture da parte di Apt. Che dopo le prime regolari gare sarebbero avvenuti attraverso rinnovi "automatici" e ripetuti dei contratti, tra il 31 dicembre 2014 e il 31 dicembre 2019. Ma anche contratti conclusi per uno stesso servizio attraverso tre gare negoziate, anziché in un'unica soluzione contrattuale, un solo bando. Tre assegnazioni distinte e diverse, dunque, con contratti biennali in scadenza nel 2014, poi proseguite con proroghe fino al 2019. Da indiscrezioni emerge che questa parte della documentazione all'attenzione della magistratura riguarderebbe la gestione delle tre biglietterie di Monfalcone, Gorizia e Grado. Un lasso, quello ora sotto la lente, però caratterizzato - stando agli ex vertici Sara Cumar e Paolo Polli - da grande incertezza per via dei contenziosi scaturiti a seguito della parallela gara bandita dalla Regione per il servizio di Trasporto pubblico locale, risolto appena la scorsa estate con l'assegnazione a Tpl Fvg Scarl. Modalità delle proroghe ripetute, invece, secondo la consulenza tecnica commissionata dal nuovo cda dell'Apt e da cui è scaturito il "dossier", che risulterebbero non in linea con il principio di rotazione. Insomma, stando alla segnalazione l'azienda avrebbe potuto e dovuto procedere, all'epoca, con nuove gare, tenendo conto dei tempi della giustizia. Si parla di 35 contratti con 29 fornitori, eseguiti tra il 2009 e il 20014, tutti successivamente prorogati, a fronte di un regolare primo affidamento. E tra questi fornitori, appunto, anche la Compagnia dei servizi, che negli ultimi anni ha gestito il servizio delle biglietterie in tre comuni. Cooperativa che però fa emergere oggi un ulteriore quadro rispetto alla situazione tratteggiata e contestata sulle carte, in questi giorni terreno anche di scontro politico. Infatti, dal punto di vista del fornitore, gli anni delle proroghe sono stati «tutt'altro che rose e fiori», anzi hanno implicato una «notevole difficoltà gestionale», per l'impossibilità, davanti a «corrispettivi economici bloccati al 2013», a «effettuare investimenti di ampio respiro e stabilizzare il personale». Lo afferma l'ex legale rappresentante della Compagnia dei servizi, rimasto in carica fino a ottobre 2019, che ha seguito da vicino le vicende. «Intanto - chiarisce - la necessità di effettuare bandi diversi per l'affidamento delle biglietterie nasce dalle storiche difformità nelle tre realtà comunali. A Monfalcone, per esempio, la gara prevedeva anche il reperimento e gestione di un immobile da adibire a biglietteria che fosse il più possibile vicino al capolinea. A Grado, realtà turistica e balneare, c'erano peculiarità legate a orari e stagionalità, mentre a Gorizia per anni l'attività era stata gestita in house da Apt. Per questo motivo i bandi, con capitolati diversi, hanno implicato tre differenti gare. Pure cronologicamente distinte. Poi i servizi si sono più o meno uniformati, ma è accaduto nel tempo».La Compagnia, nel 2010, forte dell'attività di bigliettaggio già svolta alla Galleria d'arte per conto dell'amministrazione monfalconese, «viene dunque a conoscenza del bando indetto da Apt, che aveva già invitato 9 imprese del settore a partecipare e così chiede di concorrere». «Partecipano - spiega l'ex legale rappresentante della cooperativa - realtà di Udine e di Gorizia. Alla fine vinciamo perché presentiamo il prezzo e il progetto migliori». Il contratto è biennale e il vincitore, nella sua offerta, tiene conto del fattore, calibrando le proprie risorse. «Le proroghe - prosegue - sono state fatte perché la Regione, a sua volta, prolungava di sei mesi in sei mesi ad Apt il servizio e così l'azienda, di conseguenza, agiva. Ma questo meccanismo non è stato sempre remunerativo, poiché i prezzi sono rimasti quelli del 2013».Allora perché accettare se il gioco non vale la candela? «Perché pareva - replica - che la situazione dei contenziosi si dovesse sbloccare da un momento all'altro, mentre ci sono voluti anni. Intanto non si potevano fare investimenti di ampio respiro né stabilizzare il personale». «Non sono stati - aggiunge - mesi molto piacevoli, né per l'azienda, né per i dipendenti (oggi 30 in tutto, ndr). La Compagnia ha lavorato anche in Friuli, prestando analoghi servizi: posso dire che anche altrove si è proceduto con proroghe. E pure l'attuale Apt, fino al 2019, le ha adottate, finché la situazione in Regione non si è chiarita».«Per forza - ragiona - c'era l'esigenza di mantenere un servizio pubblico: le aziende hanno dovuto garantirlo». «Quanto al fornitore - conclude l'ex rappresentante legale - una cooperativa mira a mantenere i posti di lavoro e invece, in questi anni, non c'è stata possibilità di dar tranquillità a tutti». -© RIPRODUZIONE RISERVATA