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21/07/2020

Continua la lunga odissea di Ferrenti: indagato per un caso di omonimia

La Gazzetta Del Mezzogiorno

IL PARTICOLARE NON C'ENTRA NULLA MA L'EQUIVOCO RESTA
l Errare è umano, perseverare è diabolico. Ne sa qualcosa Rosario Ferrenti, 69 anni, di Venosa, difeso dall'avvo cato Donato Bellasalma, che continua a comparire tra gli indagati dell'inchiesta sulle pratiche edilizie e i bandi pilotati tra Venosa e Melfi pur essendo completamente estraneo ai fatti. Ferrenti è un agente Siae in pensione, non c'entra nulla con tutto il sistema che avrebbe condizionato autorizzazioni, concessione di suoli, avvisi pubblici e quant'altro. Anche a lui, però, è arrivato l'avviso di conclusione delle indagini. Tre giorni fa la Gazzetta si è occupata del suo caso in un editoriale di Giovanni Rivelli in cui si spiegava che Ferrenti, agente Siae in pensione, a novembre dell'anno scorso si è ritrovato a sorpresa sui giornali tra gli indagati per corruzione. L'avvocato Bellasalma ha chiesto spiegazioni sul coinvolgimento del suo assistito. Svelato l'arcano: negli atti giudiziari c'era stato un problema di omonimia. Sì, ci sono altri Ferrenti in giro. Lo stesso pensionato ne ha contati almeno sei tra famiglia e semplici conoscenti nella sua città. Chiarito il problema ci si aspettava un atto conseguenziale e che l'equivoco venisse risolto. Nello scorso mese di marzo ha fatto anche un certificato «335» per vedere se risultava indagato e il risultato è stato che non c'erano «iscrizioni suscettibili di comunicazioni». Problema risolto? Sembrava così, ma i fatti ci dicono che l'equivoco resta. Dopo aver avuto la notifica dell'avviso di proroga delle indagini, ecco che si è visto recapitare l'av viso di conclusione delle indagini. E il suo nome è sempre lì, tra gli indagati. Ma non c'entra nulla con tutta questa storia. [ma.bra.]