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22/05/2020

Contessi: «Edilizia al centro della ripresa per uscire dalla crisi più rapidamente»

Messaggero Veneto - Elena del giudice

È la strategia indicata dal presidente di Ance Friuli Venezia Giulia e ora anche dei costruttori di Ance Triveneto «Bene le misure del decreto Rilancio, ma le norme sono scritte male. La Regione affidi gli appalti alle imprese locali»
L'intervistaElena del giudiceUn friulano alla presidenza di Ance Nordest, l'associazione di riferimento delle imprese industriali del settore delle costruzioni di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige. La leadership va a Roberto Contessi, presidente dell'Ance Fvg, che rappresenta così le circa 4 mila 200 imprese dell'area che danno lavoro a oltre 33 mila addetti «e valgono - spiega Contessi - circa il 20 del settore a livello nazionale».Presidente, una bella soddisfazione questa nomina...«Certo e anche una bella responsabilità. Diciamo che la soddisfazione arriva non tanto dall'incarico, perché la presidenza interregionale è a rotazione e quindi in qualche modo prevista, quanto per come i colleghi l'hanno accolta, con piacere. Credo che questo sia dovuto anche ad una collaborazione più forte che abbiamo avviato in questi mesi che ci ha offerto l'opportunità di conoscerci meglio».Quali obiettivi si pone ora Ance Triveneto?«L'intenzione è quella di fare sempre di più squadra e veicolare le richieste dei singoli territori attraverso l'associazione affinché abbiano maggiore voce. Sappiamo che, all'interno di una stessa regione le aree hanno peculiarità diverse e a volte anche esigenze diverse. Evidenziarle come singoli può essere però meno efficace rispetto a quanto possa esserlo un'associazione come la nostra. Vogliamo che i territori siano ascoltati, e saremo, quindi, la loro voce».Si riparla del Codice dei contratti. Il provvedimento è alle battute finali, con un volume di pagine maggiore del precedente, e prevede qualche modifica attesa. Si è fatto un'opinione?«Fermo restando che quella che abbiamo avuto modo di leggere non è ancora la stesura definitiva, quel che emerge è la volontà di eliminare un po' di burocrazia dalle gare d'appalto di valore più modesto. Pare inoltre che il Governo voglia definire percorsi diversi per gli appalti di grande dimensione da quelli di valore più contenuto, che peraltro rappresentano l'80% della nostra attività, visto che l'edilizia è patrimonio di aziende di medio-piccola dimensione. Se così sarà, direi che la direzione è quella giusta perché consente alle aziende più piccole di operare sul territorio, e mi auguro anche con regole territoriali».In che senso?«I grandi appalti sono al di fuori della portata della stragrande maggioranza delle imprese edili, ed è corretto che vi sia un discrimine al momento in cui si invitano le aziende a partecipare, che si tenga in considerazione fatturato, esperienze precedenti, capacità finanziaria ecc. Nel caso di lavori di soglia modesta, è opportuno che ad essere invitate siano le imprese del territorio».Potrebbe creare problemi di scarsa concorrenza...«Potrebbe creare meno problemi. Che senso ha invitare a partecipare ad una gara imprese che hanno sede a centinaia e centinaia di chilometri di distanza? Potrebbero proporre prezzi vantaggiosi, certamente, salvo poi non essere in grado di sostenere i costi di gestione di un cantiere così distante, legati al trasferimento di attrezzature, forza lavoro, spese di mantenimento. Credo che di esempi di questo genere ne abbiamo avuti molti, anche in Fvg».Nel Codice c'è già una soglia di valore che faccia da discrimine tra grandi e piccole opere»?«Si parla di un milione di euro, mi auguro la si possa elevare a 3/4 milioni, ma non lo sappiamo ancora».Si parla anche di replicare il "modello Genova", ovvero le modalità accelerate con cui si è arrivati ad affidamento dell'opera e realizzazione. Ma mi pare che non foste proprio d'accordo nel generalizzare quel modello.«Come ben sappiamo, se avessimo applicato le regole standard per realizzare il nuovo ponte di Genova, ci troveremmo ancora alla fase della gara d'appalto. Si è dimostrato invece che, seppure attraverso il commissariamento, i tempi si possono tagliare, che è possibile fare valutazioni sulle aziende interessate a partecipare e poi scegliere. Nel caso di Genova erano stati invitati tre raggruppamenti, e quello che è stato selezionato ha realizzato l'opera. Credo che quello debba essere il metodo. Se scegliamo l'iter della gara normale, come detto, solo per l'aggiudicazione il tempo richiesto è di circa un anno».L'emergenza coronavirus ha colto l'edilizia nel momento della ripresa dopo un decennio buio.«E' vero, c'era ottimismo a inizio anno, nonostante le modiche di inizio anno al decreto Crescita, ci avessero penalizzato. E' anche vero che non siamo stati fermi a lungo, meno rispetto ad altre attività, ma molte aziende hanno sofferto. Non quelle che avevano clienti che sono stati in grado di pagare, ma molte altre si. Sento ora qualche collega che invita a "fare gruppo" come accadde dopo il terremoto del '76. E' una cosa che ripeto ormai da 7/8 anni, da quando ero al vertice delle imprese edili di Confindustria Udine, e fino a ora sono stato inascoltato; altri invece nicchiavano e preferivano strade diverse. Per cui ben venga la volontà di fare sistema che, secondo me, è l'unica strada per mantenere in vita il nostro settore e dare garanzie ai clienti. Fare squadra ed esprimere solidarietà a tutte le attività che insistono sul nostro territorio perché questo ci consente di mantenere la ricchezza dentro i confini ed è la via che ci consentirà di uscire da questa crisi».Che ne pensa delle misure del decreto Rilancio? Sisma bonus, ecobonus....«Ho molti dubbi perché le norme sono scritte male e pensate male. Coniare lo slogan delle detrazioni al 110% fa pensare che gli interventi si possano fare a costo zero, e non è così. Vanno riscritte perché siano comprensibili e facili da applicare: non possiamo permetterci di attendere mesi per le interpretazioni dell'Agenzia delle Entrate».Quali richieste alla Regione Fvg?«Di creare le condizioni, in questo momento di emergenza, per riperimetrare gli appalti pubblici sulle imprese regionali, sensibilizzando tutte le stazioni appaltanti perché si mantengano su questa linea. Ci troviamo davanti ad un nemico invisibile che potrebbe provocare ulteriori danni in futuro. Potrebbe essere intelligente mantenere le attività all'interno dei confini regionali, dando lavoro alle imprese locali, generando nuova occupazione e risorse per le casse regionale. E nello stesso tempo impedire nuovi focolai».Infine?«Investire in edilizia significa avviare un volano dell'economia. Ogni milione impiegato ne genera 3,5 con l'indotto e dà lavoro a 10/12 persone, e non dimenticherei che il 18% rientra nelle casse della Regione. Se il nostro settore fosse messo al centro della ripartenza, uscire dalla crisi potrebbe essere più facile e più rapido».--