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25/11/2020

Conte si prende le grandi opere

Domani - GIORGIO MELETTI

A COLPI DI DPCM
Scontro con la Ragioneria generale: il premier vuole decidere tutto da solo sui commissari per 50 progetti
ROMA La Repubblica dei commissari rischia la paralisi per eccesso di commissari. Una sbronza collettiva che, in nome della semplificazione, sta scardinando la pubblica amministrazione. L'ultimo caso è quello dei commissari destinati a sbloccare magicamente le opere "strategiche" o "prioritarie". Lo schema di Dpcm (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) predisposto da palazzo Chigi per individuare i 50 interventi da sbloccare è stato rispedito al mittente dalla Ragioneria dello stato perché, in sostanza, il controllore della spesa pubblica non riesce a evincere dal testo perché siano inserite nella lista certe opere e non altre. Nell'aprile 2019 l'allora ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha decretato di estendere a tutte le opere pubbliche il "modello Genova", usato per ricostruire in fretta il ponte Morandi. È passato un anno e mezzo e tutto è ancora fermo in attesa della lista delle opere da accelerare e dei commissari autorizzati ad agire in deroga a ogni norma. Chi decide? Lo scambio tra palazzo Chigi e Ragioneria è illuminante. Il Dpcm inizia così: «Gli interventi infrastrutturali, ritenuti prioritari...». Ritenuti prioritari da chi? La domanda, come sa qualsiasi servitore dello stato in buonafede, non è peregrina. La riforma del codice degli appalti approvata nel 2016, ovviamente in nome della semplificazione, stabilisce all'articolo 21 che le opere strategiche o prioritarie - quelle cioè che vanno fatte alla svelta, come la ferrovia Ferrandina-Matera che è urgente a norma di legge da più di trent'anni - sarebbero quelle previste da un piano triennale, che però in quattro anni e mezzo nessuno si è dato pena di formulare, essendo tutti impegnati ad accelerare e semplificare. Così il decreto legge 16 luglio 2020 n. 76, recante «misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale», ha pensato bene di sveltire stabilendo all'articolo 9 che «gli interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico-amministrative ovvero che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio-economico a livello nazionale, regionale o locale» li individuano palazzo Chigi e il ministero delle Infrastrutture (Mit) attraverso un Dpcm, strumento ormai leggendario per la sua rinomata agilità. Così è stato tagliato fuori il Cipe, comitato interministeriale per la programmazione economica, praticamente un mini Consiglio dei ministri che fino a oggi da decenni ha deliberato tutto il deliberabile sulle grandi infrastrutture: d'ora in poi i commissari nominati da palazzo Chigi e Mit decideranno tutto da soli, e ci saranno decine di dirigenti e funzionari con competenze specialistiche e anni di esperienza che si dovranno girare i pollici. La reazione del Ragioniere generale dello stato alla bozza di Dpcm è stata furente. «L'elenco - ha scritto Biagio Mazzotta il 9 novembre - non contiene alcuna indicazione circa il livello progettuale e gli aspetti finanziari dei singoli interventi (costo, coperture e relative fonti di finanziamento) né fornisce alcun elemento informativo atto a giustificare la necessità di procedere alla nomina di un Commissario straordinario. (...) Stante quanto sopra, non risulta possibile, allo stato, formulare alcuna valutazione né effettuare alcuna verifica di competenza». Così si riparte dal via, e questa sarebbe l'accelerazione. «In Italia la linea più breve tra due punti è l'arabesco», scrisse in uno delle sue opere più celebri ( La solitudine del satiro , 1973) Ennio Flaiano, scrittore purtroppo più citato che letto, sennò chi lo evoca a sproposito conoscerebbe la frase che introduce la massima, e cioè che l'arabesco dipende dall'influenza del barocco sulla psicologia nazionale; e anche la frase che la segue: «Viviamo in una rete di arabeschi». Urge quindi un ulteriore corollario al teorema di Flaiano: «Chi propone una scorciatoia all'arabesco finisce per incasinarlo di più». La rete di arabeschi diventa ogni giorno più intricata grazie ai semplificatori: il decreto "semplificazione" occupa 85 pagine della Gazzetta ufficiale, circa centomila parole. Quanto impiegheranno le migliaia di pubblici funzionari coinvolti a studiarsi un simile libretto di istruzioni? Per superare le lentezze della burocrazia si produce una più grave paralisi della burocrazia. Gli altri Arcuri Tutti conoscono ormai la fenomenologia del commissario a tutto Domenico Arcuri. Ma tutta la pubblica amministrazione è per un verso o per l'altro commissariata e quindi paralizzata (la sanità calabrese è commissariata da 12 anni). La vita dello stato è delegata a plotoni di commissari. C'è il commissario per la Croce Rossa, quello per le fondazioni lirico-sinfoniche, quello per la strada a scorrimento veloce Lioni-Grottaminarda, quello per la bonifica del fiume Sarno. E poi ci sono i commissari dei comuni commissariati, per il dissesto idrogeologico, per gli interventi idrici, per la bonifica dei siti di interesse nazionale ma anche il commissario unico nazionale per la depurazione. Di commissariamento in commissariamento procediamo spediti verso la nomina del commissario alla bancarotta nazionale. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Il "modello Genova" mette tutte le decisioni


Foto: nelle mani del premier Conte e della ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli


Foto: FOTO AGF