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25/06/2020

Conte sfida il Pd sull’Iva “Serve una spinta, mi gioco tutto”

La Repubblica - Tommaso Ciriaco

Il premier a Gualtieri: "Abbiamo già stanziato ingenti risorse per cig e costo del lavoro. Adesso bisogna rilanciare i consumi". E accelera sul decreto semplificazioni. Via due 5S, allarme al Senato: maggioranza a quota 167
Roma - Vuole abbassare l'Iva, anche se a Roberto Gualtieri l'idea non piace. Crede che sia il momento di rilanciare i consumi con una «scarica del defibrillatore». Vuole sfidare Pd e Leu, che preferirebbero tagliare ancora il cuneo fiscale o mettere tutto sulla Cig. «È comprensibile - ragiona Giuseppe Conte - che alcuni partiti della maggioranza si dimostrino tradizionalmente orientati a misure più a favore dei lavoratori, ma in questa fase dobbiamo valutare anche strumenti per far ripartire il cuore dell'economia, stimolando la domanda».
Da qualche giorno, l'avvocato ha riposto nel taschino le sfumature di grigio. Basta mediazioni, in soffitta l'approccio notarile, la crisi economica incombe e rischia di travolgere Palazzo Chigi. «Partiti, leader, lobby proveranno a resistere - il senso dei suoi ragionamenti - Ma andrò avanti come un treno». In questo sforzo decisionista il capo del governo pretende una svolta in politica economica che confligge con la linea del Tesoro, contraddice la richiesta di Bruxelles di intervenire semmai sulla tassazione sul lavoro, e si sposa invece con le battaglie di Matteo Renzi (e di Forza Italia), che non a caso si mette in scia: «Va bene tagliare l'Iva, ma sia per sempre». La sfida è lanciata. In queste ore sembra che a parlare non sia Conte, ma il suo avatar poco incline al compromesso, quello attivato soltanto nel momento più drammatico della battaglia con Salvini. Non si tratta di un colpo di testa, semmai di un all-in politico, una scommessa per la sopravvivenza: «In quattro mesi ci giochiamo tutto. A partire dal decreto semplificazioni, che va approvato entro quindici giorni».
A muoverlo in queste ore c'è anche una preoccupazione incombente, a dire il vero: il pallottoliere. Ieri è andata via una deputata 5S, Alessandra Ermellino. E soprattutto un'altra grillina, Alessandra Riccardi, ha lasciato il gruppo di Palazzo Madama riducendo a 167 la pattuglia giallorossa, sei in più della maggioranza assoluta. Sarebbero numeri rassicuranti, se non fosse che questa somma include anche due senatori a vita - Mario Monti ed Elena Cattaneo - e sette peones del Misto. Una compagine eterogena. Un margine preoccupante: che succede, ad esempio, se sul Mes si sfilano cinque grillini, come stimano a Palazzo Chigi? Succede che Forza Italia rischia di risultare determinante, i renziani diventano l'ago della bilancia, il Senato si trasforma in una palude. L'Iva, allora, diventa la ricetta presidenziale e il terreno per inaugurare il nuovo corso. «Non abbiamo ancora deciso se abbassarla», è la premessa. Ma farlo, aggiunge, darebbe una spinta ai consumi, come hanno suggerito - ricorda - alcuni economisti durante gli Stati generali. Il meccanismo che ha in mente l'avvocato è chiaro: ridurre l'imposta «in modo consistente, temporaneo e solo per settori particolarmente colpiti dalla crisi». E prevedere contestualmente un meccanismo di cashback: se usi la moneta elettronica, ottieni uno sconto «notevole» sull'acquisto dei beni di consumo e scoraggi l'uso del contante. «La misura avrebbe senso come "boost", come impulso per la ripresa dei consumi». Eppure, Gualtieri nutre dubbi, molti dubbi. Ha spiegato a quattr'occhi al premier che una misura del genere costerebbe molto e non può considerarsi prioritaria in questa fase. Il Pd, non è un mistero, preferirebbe concentrarsi piuttosto sulla riduzione del cuneo fiscale, possibilmente in manovra. «Ma il governo - li stronca Conte - è già intervenuto in questo senso». Ricorda i cinque miliardi stanziati a fine 2019 per tagliare il costo del lavoro. Rammenta a Leu l'abolizione del superticket e le «ingenti risorse destinate nell'emergenza alla cassa integrazione». Adesso, invece, bisogna osare sull'Iva per «far tornare a crescere la fiducia negli italiani».
L'altra priorità si chiama decreto semplificazioni. Anche lì Conte incontra resistenze. Sa ad esempio che il dem Graziano Delrio si oppone alla revisione del codice degli appalti, che il Movimento ha dubbi sullo snellimento delle procedure sul fronte ambientale. Non a caso ieri ha incontrato i ministri Dadone e Costa, e in serata ha ricevuto a Palazzo Chigi i capi delegazione. Ribadendo la linea, forzando la mano.
Chi invece non riesce proprio controllare è Davide Casaleggio. Ieri l'imprenditore ha chiesto di nuovo di affidare agli iscritti l'elezione del capo politico 5S. Un clamoroso assist a Di Battista, uno schiaffo a Grillo e a Conte. L'ennesima mina piazzata sotto Palazzo Chigi, che spinge Di Maio a chiedere al premier di prendere in mano il Movimento: «Se vuole aiutare, sono contento». I numeri del Senato Maggioranza assoluta 161 Leu 5 PD 35 Italia viva 17 M5S 95 Misto vari 7 Autonomie 6 Senatori a vita 2 Maggioranza 167 Totale 319 (Il presidente per prassi non vota) Incerti 2 Altri senatori a vita 4 Misto 6 Lega 63 Forza Italia 59 Fratelli d'Italia 17 Opposizione 145 Premier Giuseppe Conte 55 anni è presidente del Consiglio dei ministri dal primo giugno del 2018 I punti Dalle tasse al lavoro i nodi da sciogliere Iva Il nodo che divide in queste ore la maggioranza riguarda il taglio temporaneo e mirato dell'Iva.
Lo vuole Conte, mentre il Pd e l'Europa non considerano prioritario l'intervento Lavoro Per il Pd e Bruxelles la strada maestra è ridurre la tassazione sul lavoro, non sui consumi. Ma Conte ha dubbi e intende anche rivedere radicalmente il meccanismo della Cig Semplificazioni Il premier punta sul decreto semplificazioni. Settori del Pd e del Movimento frenano su alcuni temi, ma il capo del governo vuole varare il dl entro la prima decade di luglio LUIGI MISTRULLI/FOTOGRAMMA