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01/07/2020

Conte respinge il pressing del Pd “Sul Mes tutto fermo fino a settembre”

La Repubblica - Tommaso Ciriaco

IL NUOVO RINVIO
L'appello dei 5Stelle al premier "C'è il pericolo di una scissione, solo tu puoi fermarla" Tensione anche sul dl Semplificazioni
Roma - «Ma io cosa posso fare, devo far cadere il governo ad agosto per prendere il Mes?». Ecco tutta l'impotenza di Giuseppe Conte, incollato in queste ore al telefono con i big del Pd. Ecco la prigione di veti che lo paralizza, la difficoltà estrema di dar ragione al Nazareno e garantire i 36 miliardi per la sanità che pure prenderebbe di corsa. Ecco, soprattutto, la resa al warning dei 5S, «con il Salva Stati ci spacchiamo e cade l'esecutivo». Nicola Zingaretti - che in una lettera al Corriere ha sollecitato l'adesione - e Dario Franceschini gli avevano chiesto un moto d'orgoglio, il premier li delude. «Almeno aspettiamo settembre per scegliere sul Mes - propone dopo settimane di rassicurazioni - non possiamo rischiare. A quel punto lo scenario sarà diverso, avremo il Recovery...».
Il dilemma di Conte, l'ennesimo, si alimenta di due posizioni apparentemente inconciliabili: i rossi dicono sì, i gialli rispondono no. Ancora nel week-end, Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli, Vito Crimi e pure alcuni emissari vicini a Roberto Fico - tutti big che sulla carta accetterebbero di ricorrere al Salva Stati - contattano il Presidente del Consiglio.
«Subiremmo una scissione - gli ripetono - impossibile evitarla. Solo tu puoi fermarla». Almeno cinque o sei senatori andrebbero via, questa la previsione. Alcuni accettando il reclutamento della Lega, altri passando al Misto. La crisi di governo diventerebbe inevitabile.
Il problema è che il Pd non può tornare indietro, non stavolta. Ed è stufo. Di sentire Patuanelli affermare che «la posizione del Movimento non è cambiata». Del reggente Crimi, che sostiene: «Se debito deve essere, allora meglio con lo scostamento di bilancio che con uno strumento pericoloso». Il ministro dell'Economia Gualtieri insiste: «Troveremo una soluzione pragmatica, con il Mes c'è un risparmio di 5 miliardi in dieci anni». Cinque miliardi in più di interessi per i titoli di Stato - «la tassa Crimi», così la chiama Benedetto Della Vedova (+Europa) - ma ai grillini non importa. Zingaretti risponde facendo definire gli alleati «miopi e irresponsabilmente ideologici». Nelle prossime ore tutti gli altri governatori di centrosinistra chiederanno il Mes. Il capogruppo Graziano Delrio è pronto alle barricate, pur di ottenerlo. Paolo Gentiloni è seccato - eufemismo - da questi continui rinvii, «non fanno bene al negoziato».
E si torna a Conte, alla paralisi decisionale. Rimandare per sopravvivere. Prima tappa: il voto al Senato alla vigilia del Consiglio europeo, il 15 luglio. Palazzo Chigi pretende che nel testo di maggioranza ci sia scritto che si dà mandato al premier di trattare sul Recovery fund e sul Bilancio Ue, non una riga di più. I renziani sperano che si inserisca un passaggio più netto. «Volete la crisi?», si difende Conte. E la mozione pro Mes che presenterà quel giorno Emma Bonino? Potrebbero essere tentati di votarla Italia Viva e Forza Italia, certo. Ma se il Pd non abbandona il premier e si oppone a quel testo (dicendo che non è il momento giusto per scegliere sul fondo), neanche l'uscita dall'Aula dei sovranisti può mettere in crisi il governo.
Di più, però, Zingaretti non sembra poter accettare. Indebolito dal fuoco amico degli ex renziani del partito, non può permettersi l'ennesimo rinvio. Va bene allora non votare sul Mes prima del Consiglio europeo, ma rimandare la pratica del Salva Stati a settembre suona davvero come uno schiaffo. Il massimo che può concedere è attendere che un Paese di peso - la Spagna, ad esempio - richieda il programma, per aggregarsi. Ma può succedere già subito, in estate. Anche perché l'argomento anti Mes consegnato dagli "esperti" 5S a Palazzo Chigi è considerato debolissimo. I grillini agitano l'articolo 13 del Trattato, si tratta di alcuni meccanismi che verrebbero attivati se l'Italia non ripagasse il prestito. Una cautela di qualsiasi creditore, junior o senior, che rappresenterebbe l'ultimo dei problemi per un Paese in default.
Non basta rimandare per risolvere. Di certo, Conte vorrebbe chiudere prestissimo il decreto Semplificazioni, su cui in serata c'è stata una riunione M5S. In teoria, punta a portare il testo nel consiglio dei ministri di giovedì, ma approvarlo sembra un'altra storia. Gli alleati si lamentano. Non tanto sul merito - anche se i 5S faticano a digerire l'allentamento delle regole del codice degli appalti - quanto perché nessuno ha ancora letto il testo. Si lamenta il Pd, mugugna il Movimento, si arrabbia anche Italia Viva. «Si deve fare di più - dicono i renziani - E comunque è difficile giudicare senza aver letto..».
I soldi dell'Europa Mes
Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) è nato nel 2012 per prestare denaro ai Paesi europei in difficoltà finanziaria.
Negli anni scorsi è stato utilizzato da Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro. Era condizionato alla sottoscrizione di un memorandum per le riforme.
L'Eurogruppo di aprile ha però previsto una nuova linea di crediti, senza alcuna forma di condizionalità, per le spese sanitarie legate all'emergenza del Coronavirus. L'importo complessivo non può superare il 2 per cento del Pil. Per l'Italia, 36 miliardi di euro. Recovery Fund Il Recovery fund è il cuore della risposta europea alla crisi del Covid. Il finanziamento arriverebbe dall'emissione di recovery bond, nuovi titoli di debito garantiti dal bilancio Ue 2021-2027.
L'importo complessivo dovrebbe essere di 750 miliardi: 500 miliardi come sovvenzioni, e quindi a fondo perduto, e 250 sotto forma di prestiti. L'Italia sarebbe il primo beneficiario con 172 miliardi. Ma l'ammontare deve essere ancora approvato dal Consiglio europeo. Scontando le resistenze dei cosiddetti "Paesi frugali".