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26/05/2020

Conte prova a rassicurare il Paese Ma il Pd evoca il rischio del caos

Avvenire - MARCO IASEVOLI

Coronavirus: la politica
Roma I l terreno politico resta minato su cantieri e scuola. Le pressioni economiche crescono, e l'ultima grana in ordine di tempo è Autostrade per l'Italia. La battaglia europa è dietro l'angolo. Pure il tema della riapertura dei confini interregionali e nazionali, necessaria a parere del premier per dare respiro al turismo, è oggetto di preoccupazioni e tensioni. Giuseppe Conte sente il peso dell'assedio e cerca di romperlo tornando in strada, nel centro di Roma, per la seconda passeggiata in pochi giorni tra negozi e cittadini. Una fuga per avere il «polso della situazione», per verificare di persona se - come ieri ha detto tra le righe Nicola Zingaretti - nel Paese c'è il rischio di passare «dal disagio al caos». O addirittura se «cova il fuoco della rabbia sociale», come ha detto il sindaco di Bari e presidente dell'Anci Antonio De Caro. Il contatto con i commercianti di Roma rassicura il premier. E il premier, a sua volta, prova a rassicurare. Soprattutto sulla velocità degli aiuti nelle prossime settimane, dopo la poco efficace prova data dalla macchina burocratica su cig, bonus autonomi e gli altri sussidi per tenere botta. Conte sente ancora la fiducia dei cittadini ma sa che il credito potrebbe esaurirsi se le risposte tarderanno. Perciò, dialogando con i commercianti, ci mette la faccia. Anche sul Recovery fund, che «deve essere ancora più ambizioso, l'ho detto a Von der Leyen». E tornando a ribadire che «il Mes non ci interessa». È una posizione obbligata, quella del premier. Che potrà seriamente proporre alla coalizione di valutare nel merito il Mes solo quando sarà definito il Recovery fund e quando sarà chiaro l'ammontare "a fondo perduto" disponibile per Roma. Conte ha poco meno di un mese di tempo per far pendere la bilancia dalla sua parte: la settimana prossima c'è la proposta della Commissione, il Consiglio Ue decisivo è il 18- 19 giugno e alla vigilia di quella data ci sarà il momento della verità in Parlamento. «Con un Recovery fund forte, il Mes diventerà uno strumento secondario e il dibattito in M5s sarà meno complicato», scommettono a Palazzo Chigi. Prima, però, c'è da portare a casa il dl-semplificazioni che però, per come è partito, rischia di vivere la stessa odissea del decreto-rilancio. Le ricette su cantieri e deroghe al Codice degli appalti sono agli antipodi. C'è una posizione "legalista" del Pd e una più "rottamatrice" di M5s e Iv. Già, 5s e renziani allineati. Come sulla scuola. Un'intesa nuova e inattesa che sta innervosendo il Partito democratico. Ieri il segretario dem, Nicola Zingaretti, ha lanciato dei messaggi. Ha "bacchettato" chi, premier compreso, nei primi giorni della fase 2 se l'è presa con i giovani. E ha poi parlato di questo «rischio» di scivolare «dal disagio al caos», che il Pd cercherà di evitare come «forza responsabile, che non vuol dire subalterna». Segnali di malessere legati, appunto, alle ultime scelte politiche del premier: stringere un patto con Renzi e blindare il Movimento sulla scuola. Gli equilibrismi del premier, quindi, stavolta penalizzano il Pd. Ma siccome le semplificazioni vanno fatte per sbloccare entro fine anno qualche decina di miliardi di investimenti pubblici irretiti dalla burocrazia, la sensazione è che Conte terrà saldamente la regia del provvedimento, anche per non farlo diventare ostaggio dei veti incrociati. La proposta della ministra Paola De Micheli, che ha accelerato il suo dossier negli ultimi giorni e ha bocciato il «modello Genova» perché «inapplicabile su scala nazionale», ha buone possibilità di essere recepita poichè concordata con costruttori, sindacati ed Anac: prorogare l'emergenza sino al 31 dicembre ed applicare sino ad allora tutte le procedure speciali utilizzate in questa fase. Ma il vero nodo sembra essere quello delle opere strategiche e la nomina dei relativi commissari. Una partita economica e di potere paragonabile a quella per le Partecipate. Nessuno dei partiti di maggioranza vuole essere estromesso e nessuno vuole che Conte decida da solo. Conte parla con i gestori di un ristorante a piazza della Torretta, vicino Montecitorio

SCENARI

Il premier scende in strada a Roma per parlare con il "Paese reale" Semplificazioni e cantieri già in salita. Zingaretti teme il nuovo asse con Renzi e 5s. Sullo sfondo la partita dei "super commissari" alle opere pubbliche Pierluigi BERSANI Deputato di Liberi e uguali «Conte non gode di buona stampa Io ho una mia idea: Conte appare come uno che ragiona un po' in autonomia, è uno che non ha il guinzaglio corto» Silvio BERLUSCONI Ex premier e leader di Fi «Ho chiesto che la nostra presenza in piazza il 2 giugno sia un atto simbolico. Siamo persone responsabili e non pensiamo certo, in questo momento, di fare manifestazioni di massa»