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22/11/2019

Conte: orgogliosi di Milano E promette 5 nuovi asili

QN - Il Giorno

MILANO di Massimiliano Mingoia Giuseppe Conte e Giuseppe Sala, sempre uno di fianco all'altro. Mattinata in tandem per il premier e il sindaco. Prima partecipano a un convegno sull'intelligence per le imprese a Palazzo Reale, subito dopo fanno una passeggiata in Piazza Duomo con tanto di foto con una scolaresca, poi si fermano in Galleria Vittorio Emanuele per un veloce aperitivo al Camparino. Alle 12, attraversato il Salotto dei milanesi, Conte e Sala entrano a Palazzo Marino. In sala Giunta, ad attenderli, ci sono tutti gli assessori comunali, pronti a un confronto a tutto campo con il capo del Governo. Sullo sfondo, naturalmente, c'è ancora la polemica di dieci giorno fa del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano su «Milano non restituisce nulla all'Italia». Il primo cittadino e la sua squadra vogliono dimostrare il contrario al presidente del Consiglio. Conte, al termine del confronto con l'esecutivo milanese, prova ad archiviare la polemica davanti ai cronisti assiepati nella Sala dell'Orologio: «Milano è un punto di riferimento a livello nazionale. Dobbiamo essere tutti orgogliosi delle sue performance. È una città in cui il Pil cresce al ritmo del 10% e che sta conquistando vari primati in tanti campi, dal turismo agli investimenti dall'estero. Analizzare le buone pratiche che Milano esprime è fondamentale. Il fatto che io sia qui è la dimostrazione che per me non c'è divario tra Nord e Sud. Dobbiamo confrontarci, il dialogo è fondamentale. Non consentirò mai che si crei una frattura». E la polemica di Provenzano? Il premier cita il rapporto Svimez preso a riferimento dal ministro solo per ribadire che «il Sud, nel rapporto tra residenti e investimenti pubblici, non è avvantaggiato». Ma la colpa non è certo di Milano, fa capire Conte. Sala annuisce. Poco prima, il sindaco era partito da una premessa («ho sottolineato al premier che Milano si trova all'inizio di un nuovo momento di cambiamento. Le due priorità sono la trasformazione ambientale e l'equità sociale») per poi indicare ciò che Milano è pronta ad offrire all'Italia: «L'esperienza delle nostre società partecipate è fondamentale in alcuni settori: trasporti pubblici, pulizia e gestione delle acque». Ma il primo cittadino aggiunge che «valorizzare le partecipate oggi tecnicamente non si può fare, perché con le regole attuali possono lavorare al di fuori di Milano solo per il 20%. L'assurdo è che siamo andati a trovare lavoro a Copenaghen. Pensate quante città italiane potrebbero fare buon uso della qualità delle nostre partecipate. Per far ciò, però, bisogna cambiare le regole». Si volta pagina. Cosa chiede Milano al Governo? «Di aiutarci nel nostro percorso - afferma il sindaco -. Ad esempio nella cura del nostro patrimonio scolastico, che spesso è vecchio». Non solo. «Gli asili non ci bastano». E ancora: «Abbiamo sottolineato al premier che a volte gli eccessi di burocrazia ci fregano, il Codice degli appalti va ripensato, gli iter sono troppo lunghi». Conte, davanti a Sala e agli assessori, ha promesso «4-5 nuovi asili» realizzati con fondi dello Stato. Quasi un risarcimento per Milano. Sì, perché il capoluogo lombardo, a differenza della stragrande maggioranza delle città italiane, ha costruito buona parte dei suo asili con fondi comunali. I numeri lo dimostrano: le scuole dell'infanzia del Comune sono 172 e accolgono circa 20 mila iscritti, le scuole dell'infanzia costruite dallo Stato sono appena 27 e sono frequentate da 2 mila bambini. Tant'è. Nel pomeriggio, in Triennale, Sala fa un bilancio finale del confronto con il presidente del Consiglio: «Credo che la giornata sia servita anche per dimostrare che Milano è anche in grado e ha la volontà di restituire. Ovviamente ci devono essere le condizioni. In questa città, pero, ci sono qualità abbastanza uniche. Il presidente Conte mi ha sollecitato a discuterne con gli altri sindaci. Lo stiamo già facendo».