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06/06/2019

Conte: “Non rompo con Bruxelles Per l’Italia sarebbe un disastro”

La Stampa - ILARIO LOMBARDO

Il premier: "Ci sono delle regole, non basta dire 'non le riconosco'. Cosa faremo quando scatterà la procedura?" COLLOQUIO
INVIATO AD HANOI «Assolutamente no». Scandisce l'avverbio, Giuseppe Conte, per rispondere alla domanda sull'inquietante futuro che attende all'Italia se il dialogo con l'Europa dovesse infrangersi: «Non voglio assolutamente essere il primo presidente del Consiglio che ha portato l'Italia in una procedura di infrazione». Eppure la minaccia incombe. Il premier italiano è seduto su un divanetto, al piano terra dell'Hotel Legend. E' il luogo che di recente ha ospitato lo storico incontro tra Trump e il dittatore nordcoreano Kim. Conte dorme in una stanza intitolata a Graham Greene. «Tutti sono passati di qui...». L'Europa soffia un alito di realismo su Conte. Lo sfidante è Matteo Salvini, ovvio. Ma il premier di suo non nomina né lui né Di Maio. Dalla capitale vietnamita parte un comunicato per replicare all'annunciato avvio della procedura, firmato dalla Presidenza del Consiglio, non dal ministero del Tesoro. Il capo del governo vuole un mandato pieno per trattare con l'Ue. E non basta il trasporto sentimentale del premier convinto che «in una famiglia sia possibile dialogare per persuadere anche i più scettici». L'Italia ha meno di un mese per convincere l'Europa della bontà delle sue ragioni. E allora? «Nella lettera e nel comunicato non diamo i dettagli dei conti, è un elemento che non sottovaluterei» replica Conte misterioso. Non è escluso che da qui ai prossimi giorni volerà lui personalmente a Bruxelles. «Se necessario ci vado anche dieci volte. Sono disposto a fare qualsiasi cosa...». Conte tenta di spegnere i ruggiti di Salvini: «La procedura è parte delle regole Ue. Per un Paese che è nell'Unione non è sufficiente dire "non le riconosco", perché quelle regole ci sono anche a prescindere dalla volontà del singolo Paese che subisce la contestazione». E dunque? «Io lavoro per modificare quelle regole. Ma la buona volontà non è sufficiente se non lavoriamo al loro interno per neutralizzare la procedura. Cosa faremo quando scatterà?». Il ragionamento fila ma come la mettiamo con Salvini che continua a tambureggiare sulla tassa piatta e 30 miliardi calcolati di deficit per finanziarla? «In questo momento non posso parlare di flat tax e delle sue ricadute economiche visto che non ho nulla sul tavolo, e neanche Tria ce l'ha». Eppure Salvini non fa altro che parlare di flat tax, impropriamente chiamata: «Ma quelle sono convenzioni linguistiche, i primi a saperlo sono gli stessi leghisti. E' ovvio che ci debba essere un minimo di progressività. Vedremo se le aliquote saranno due o forse tre, con la cosiddetta no tax area. Intendiamoci: io voglio una riforma fiscale molto più organica, sono molto più estremista...Se Salvini la pensa come me saremo in due, con Di Maio anche in tre». Salvini, sempre Salvini. 48 ore fa tutto sembrava sul punto di collassare. Conte aveva frapposto le sue dimissioni tra i leghista e il grillino. Il compromesso sull'emendamento che svuota una parte del Codice degli appalti ha dato nuovo ossigeno. Ma non basta: «La mia riserva non è ancora sciolta. E sarebbe un po' posticcio che lo fosse dall'oggi al domani. La situazione che ho descritto è sotto gli occhi di tutti. Voglio i fatti. Non si risolve tutto in un giorno, dobbiamo darcene qualcuno in più per ritrovarci...ma diciamo che non sottovaluto le dichiarazioni che attestano la volontà di andare avanti». Ma si può andare avanti in tanti modi. E per quanto ancora? La domanda è se Conte ci creda davvero o se sia costretto a crederci. «Io non ne faccio mai una questione di sentimenti personali, non mi abbandono allo sconforto. Ma diciamo pure che sono moderatamente ottimista. Certo ho bisogno di fatti. Se ci sono, allora sono ancora più determinato di prima». Altrimenti? «Non ho problemi a dire che se mai dovesse esserci una crisi di governo, sarà la più trasparente della storia». Ma non vuole avventurarsi oltre e fare scenari. Non esclude il rimpasto: «Non ho ricevuto richieste. Se arriverà ci siederemo intorno a un tavolo e ne parleremo». Né, ormai, è categorico sulla durata della legislatura e sul voto anticipato: «Non sono valutazioni di mia competenza. Io posso solo prendere atto della eventuale impossibilità di operare. C'è chi ha la responsabilità di gestire nel modo migliore una crisi del genere. Non parlo di settembre, ottobre, novembre...Se ho detto che non sono disponibile a vivacchiare e galleggiare, non posso farlo per dei mesi». Così la questione si riduce a un orizzonte breve, da sistemarsi in poche settimane e mettendo le mani nel cuore delle tensioni con l'Europa. I conti. Il balcone da cui Di Maio annunciò l'improvvida «fine della povertà», festeggiando il deficit al 2,4 sembra lontano. Ma Conte non lo disconosce: «Non mi sono affacciato perché non è nel mio stile. Ma il balcone non è incompatibile con chi cerca il dialogo in Europa». L'importante è l'obiettivo: «Io mi sento un patriota. Contesto che questa parola sia considerata di estrema destra. Lo scriva. Non voglio che la mia Patria venga assoggettata a una procedura di infrazione». Lo considererebbe un disastro? «Sì, mi sembra di essere stato chiaro». - c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

GIUSEPPE CONTE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

La flat tax? Non ho nulla sul tavolo, e neppure Tria. Forse ci saranno tre aliquote


Foto: EPA/LUONG THAI LINH


Foto: Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella visita di Stato in Vietnam. Insieme a lui il primo ministro vietnamita Nguyen Xuan Phuc