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03/07/2020

Conte: concretezza Ma è ancora scontro sui commissari

Il Sole 24 Ore - Manuela Perrone

OGGI NUOVO VERTICE POLITICO
I nodi abuso d'ufficio e danno erariale. Invito del premier a Lega-Fdi-Fi
ROMA

«È l'ora della concretezza, è il momento di correre». Giuseppe Conte sceglie la parola più evocata dal Pd nelle ultime settimane - concretezza - per tentare di far uscire il governo dalla palude. E punta tutte le sue fiches sul decreto semplificazioni: l'obiettivo del premier è concludere in queste ore la raffica di vertici politici e tecnici per far approdare il testo in preconsiglio già oggi pomeriggio e in Consiglio dei ministri tra domani e sabato. Ma, stralciato il "condono", lo scontro ieri sera al nuovo round con i capidelegazione è tornato sul nodo dei commissari straordinari sulle opere strategiche da sbloccare, cari a M5S e Iv ma invisi al Pd.

Al question time ieri alla Camera Conte ha definito ancora il provvedimento «la madre di tutte le riforme» e ha promesso il coinvolgimento delle «rappresentanze parlamentari di maggioranza, anche in vista della fase di conversione». Il motivo è presto detto: il decreto andrà approvato di corsa (si spera in un sì in prima lettura al Senato entro la prima settimana di agosto), per evitare che la pausa estiva ne metta a rischio la conversione.

Le bozze del Dl cambiano di ora in ora. «Restano da affrontare le questioni del danno erariale, dell'abuso d'ufficio e dei commissari per singole opere», fa sapere il capogruppo di Iv in Senato, Davide Faraone. «Manca un elenco e una procedura superveloce a monte delle gare». Sui commissari anche il M5S chiede più coraggio. Il modello Genova, attenuato nella versione dello sblocca-cantieri, si riaffaccia nei testi, nonostante il Pd abbia chiesto di restare nel solco del Codice appalti. Stamane una nuova riunione di maggioranza proverà a chiudere il cerchio.

In ogni caso il premier non può permettersi un nuovo muro contro muro sul decreto, che vuole portare in Europa (e al bilaterale con Merkel il 13 luglio a Berlino) come prova della capacità italiana di fare le riforme. E ieri ha incassato una tregua, dopo giorni di avvertimenti, dal segretario dem Nicola Zingaretti: «Nel decreto semplificazioni ci sono ottime scelte». A Montecitorio Conte ha rilanciato anche il controverso taglio dell'Iva agganciato ai pagamenti cashless come ipotesi da valutare, ma ha smentito un eventuale "baratto" tra la sua proposta e il sì al Mes caro a Pd e Iv: «Nessuna connessione tra le linee di credito del Mes e le scelte generali di politica di bilancio relative a spesa pubblica e tassazione». E mentre sul Salva-Stati ha rivendicato una «linea chiara», confermando nei fatti il rinvio di ogni decisione, è sul Recovery Fund che vuole restare concentrato.

Al tempo stesso, il premier prova a ricucire lo strappo con le opposizioni, anche in vista del voto sul nuovo scostamento, inviando lettere separate ai leader di Lega, Fdi e Fi per invitarli a un confronto, ma senza specificare quando. Forza Italia fa subito sapere che andrà insieme agli alleati. Conte ostenta comunque ottimismo sul Senato: «I numeri ci sono ancora». E la maggioranza sul filo riacquista un voto: il senatore azzurro Vincenzo Carbone è passato a Iv.

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