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23/05/2020

Conte: chiudere tutto scelta sofferta ma giusta

Eco di Bergamo

L'informativa Il premier alla Camera rilancia: «Avanti con le riforme Subito un decreto Semplificazioni. Voglio il dialogo con le opposizioni»
La scelta «sofferta ma giusta» della fase 1 segnata dal lockdown e la «fiducia, il coraggio, e la responsabilità» che dovranno segnare le prossime, delicatissime, settimane: con la sua informativa alla Camera Giuseppe Conte prova a dare vita alla fase 2 non solo dell'Italia ma del suo stesso governo. Il decreto Rilancio, nel suo intervento, emerge come la base posta dal governo per la ripartenza. Ma è sul decreto Semplificazioni che Conte punta tutto confidando di avere un testo entro due settimane. «È tempo di sciogliere le incrostazioni» della burocrazia, è questa la «madre di tutte le riforme», scandisce Conte in Aula a Montecitorio. Parole, quelle di Conte, che vengono applaudite dalla maggioranza. «La statura di un leader si vede anche quando dice che si può fare di più», spiega il Dem Alessandro Alfieri. E Conte vuole improntare la fase 2 nel segno del dialogo «costruttivo» con le opposizioni e forte di un governo che, dopo il «no» alla mozione di sfiducia al ministro Bonafede, sembra aver ritrovato compattezza. «Mi sembra che Iv dimostri di aver superato qualsiasi perplessità», spiega il premier che alla Camera, non a caso, cita tutti i ministri della coalizione «competenti» sul decreto Rilancio: da Catalfo a Speranza, da Bellanova al sottosegretario Fraccaro. Sullo sblocca cantieri, assicura, le proposte di Iv troveranno «ampio spazio» nel decreto Semplificazioni. È questo decreto, per Conte, il primo pilastro della fase 2 italiana. Gli altri due sono «innovazione e inclusività». Ma non si parli di assistenzialismo. «Il sostegno è obiettivo non incompatibile con il rilancio», sottolinea il capo del governo rimarcando come sia questo il tempo «di sciogliere i nodi che hanno finora impedito un benessere diffuso». Non sarà facile. La bandiera delle semplificazioni fa gola a tutti, non solo a Iv. E sulle deroghe al codice degli appalti il rischio di impattare nell'ira del M5S è alto. Non a caso Conte si affretta a sottolineare come, per le opere, i controlli su trasparenza e infiltrazioni della criminalità saranno «rigorosi». Ma il premier non può non guardare con attenzione ai movimenti interni ai Cinque Stelle in vista dell'approdo in Aula del pacchetto di aiuti. Il Mes, per il premier, resta un qualcosa che non è né un obiettivo né una soluzione. Ma la partita sul Recovery Fund è in salita. E Conte, nei «giorni cruciali» della trattativa, alza la posta. Il fondo franco-tedesco «è un passaggio importante, la commissione Ue può fare meglio», spiega consapevole che, come sottolineano fonti di governo, il range del successo dell'Italia si gioca nel rapporto tra «grants» e «prestiti» nel bazooka di Bruxelles. Un bazooka che, in vista della manovra, diventa imprescindibile. Ma sul Mes ogni passo potrebbe essere falso. «Hai visto i Btp italiani? Potrebbero bastare questi, il Mes va evitato, non possiamo chiederlo noi e Cipro», osserva Laura Agea, sottosegretario agli Affari Ue, poco dopo l'intervento del premier al Senato.