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10/10/2018

Conte chiede aiuto ai manager delle grandi aziende di Stato

Gazzetta di Mantova - Ilario Lombardo

Il premier convoca amministratori delegati e dirigenti: servono ambasciatori sui mercati Tensione sull'addio alla legge Fornero. Per Lega-M5S è definitivo, il ministro del Tesoro frena
il retroscenaIlario Lombardo / romaIl governo ha bisogno di alleati, amici, piani B, exit strategy. Tutto e chiunque pur di rendere mansueti i mercati, acquistare un minimo di credibilità, dare un volto più accettabile alla manovra, sperare che le agenzie di rating non degradino il valore del nostro debito. I gialloverdi cercano un'interlocuzione con la Bce e convocano le aziende di Stato a Palazzo Chigi per valutare insieme il Def nel quadro di una strategia di investimenti. Con la Bce è più una speranza del M5S, scalzata dal ruvido invito del ministro degli Affari europei Paolo Savona, rivolto al presidente Draghi: «Dovrebbe abbattere lo spread intervenendo in acquisti». Un pressing che potrebbe non sortire effetti. Oggi, invece, a Palazzo Chigi si vedranno gli amministratori delegati di Terna, Cdp, Leonardo, Snam, Eni, Enel, Saipem, Ansaldo, Poste, Fincantieri, Italgas, Ferrovie, Open Fiber. Tutti convocati da Conte. Una richiesta d'aiuto inviata in una lettera su carta intestata, per chiedere la partecipazione alla cabina di regia sugli investimenti.Sul tavolo ci sono 38 miliardi, stanziati nelle legislature precedenti, per i prossimi 15 anni. E 15 miliardi per il prossimo triennio. «Sul piano del rafforzamento delle capacità tecniche - scrive Conte- stiamo per varare una società di servizi che sia di supporto alle amministrazioni nella fase di progettazione e di selezione tramite i bandi pubblici». Si vogliono superare i vincoli del codice degli appalti che bloccano molti lavori. E, allo stesso tempo, Conte vuol chiedere una valutazione degli effetti del superamento della Fornero sulle assunzioni. Spiegare, spiegare, spiegare. Ovunque, in Italia e all'estero. E pregare. Perché dalla manovra così com'è scritta, a sentire i due vicepremier, «non si torna indietro». Il grillino e il leghista scelgono una modalità inedita per ribadire che non ci sarà alcuna retromarcia: scendono insieme da Palazzo Chigi, cercano una folla da cui parlare. Una costruzione scenografica che nasce da un motivo ben preciso, e un obbiettivo chiaro: Giovanni Tria. È ancora una volta il ministro dell'Economia al centro delle smentite di Lega e M5S, perché di mattina aveva dato un limite temporaneo alla riforma delle pensioni prevista nel Def e sottoposta a una plurima bocciatura di Fmi, Bankitalia, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di bilancio. In audizione alla Camera, Tria aveva parlato di una «temporanea ridefinizione delle condizioni per il pensionamento, la creazione di finestre specifiche» per consentire l'assunzione di nuove persone. Una bomba. Perché, di fatto, come confermano fonti del Tesoro, il ministro avrebbe in mente il superamento della Fornero in una formulazione della cosiddetta Quota 100 «in parte sperimentale» per vedere «l'effetto che fa e capire come continuare», dal 2020 in poi. M5S conferma l'interpretazione. I leghisti bocciano qualsiasi ipotesi che contempli di tornare indietro. «Tria ci ha confermato che sarà una riforma strutturale». L'idea del Carroccio è invece di rimodulare anno dopo anno i requisiti: si parte da 62 di età più 38 di contributi ma si potrebbe passare a 63 tra due anni. Ma questa volta non è solo Tria a scatenare le ire dei vicepremier. Anche il viceministro dell'Economia, il leghista Garavaglia, apre a un tagliando sulla legge di Stabilità. E Savona, falco della spesa e della crescita, ammette che la manovra potrebbe cambiare se lo spread dovesse schizzare alle stelle. Lo fa a Porta a Porta e le sue frasi rimbalzano sui cellulari arrivando fino a Conte. «Il deficit non si tocca», e, ribadirà il premier, «i numeri restano quelli»È l'immagine di un governo in cui ognuno va per la propria strada. Troppo, per Di Maio e Salvini, costretti a intervenire in serata per tenere il punto. Con una coda di irritazione che si è riverberata tra i leghisti, soprattutto gli economisti euroscettici, decisi a processare Garavaglia. Salvini vuol tirare dritto. Lo spread? Per abbatterlo «sono sicuro che gli italiani ci daranno una mano». «Faremo un appello - aggiunge il leader - certo non chiederemo gli anelli d'oro alle madri». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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