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04/06/2019

Conte avverte i vice: collaborate o lascio Ue, Salvini chiude

Il Messaggero - Mario Ajello

Le spine del governo IL CASO
Il messaggio «ai cittadini»: risposta rapida, non mi presto a vivacchiare «L'infrazione ci farebbe molto male» Ma apre sulla Tav: la strada è segnata LE REGOLE EUROPEE RIMANGONO IN VIGORE FINCHÉ NON RIUSCIREMO A CAMBIARLE LA PROSSIMA MANOVRA SARÀ COMPLESSA BASATA SU SPENDING REVIEW E TAX EXPENDITURE, SERVE FORTE CONDIVISIONE SE CONTINUIAMO CON LE VELINE QUOTIDIANE E LE FREDDURE A MEZZO SOCIAL NON POSSIAMO LAVORARE LINEA DURA DEL CAPO DEL CARROCCIO: SUI VINCOLI DI BRUXELLES GLI ELETTORI HANNO PARLATO CHIARO
` ROMA «Non mi presto a vivacchiare, galleggiare. Sono pronto a rimettere il mio mandato al presidente della Repubblica». Eccolo, l'ultimatum di Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio guarda dritto davanti a sé e si rivolge a Matteo Salvini e Luigi Di Maio. «Decidano» se vogliono andare avanti o no, con «leale collaborazione» e «senza provocazioni», dice. «Chiedo una risposta chiara, inequivoca e rapida» o - avverte - sarà crisi di governo. «La Lega c'è», risponde Salvini, mentre il premier ancora sta parlando e dettando la sua agenda. Che però chiude in maniera ruvida sul rispetto dei parametri Ue che invece il premier rilancia. «Allora vediamoci», ribatte Conte, mentre Di Maio più tardi ricorda che M5S è la prima forza politica e che è «leale». La crisi è aperta, il premier riferisca in Parlamento, gridano compatte le opposizioni. Infatti le prime dichiarazioni dei leader politici non chiariscono il quadro: restano le diffidenze reciproche e le richieste che divergono. Dai vincoli Ue, alla flat tax e alla Tav, i temi che fanno fibrillare la maggioranza sono tutti ancora aperti. Il rischio della crisi c'è. Anzi, secondo il Pd, il premier l'ha «ufficialmente aperta». TRATTARE In cima a tutte le preoccupazioni Conte pone i conti pubblici. E lancia un messaggio chiaro a M5s e Lega. Devono trattare, afferma, insieme a Giovanni Tria per evitare una procedura d'infrazione che «farebbe molto male». Poi devono prepararsi a una manovra «complessa» per la quale servono «coesione» e «condivisione» nel rispetto dei vincoli Ue. Qui arriva la stoccata più dura a Salvini: «Finché le regole non si cambiano, vanno rispettate», dice il premier. Ma il leader della Lega non sembra affatto convinto: «Il voto alle europee è stato chiaro, le regole vanno cambiate». Stare nei vincoli, spiega Conte, serve anche a tranquillizzare i mercati, allarmati dal peso del debito italiano: «Per dare fiducia occorrono parole univoche». Più morbido Di Maio: «Questa è l'unica maggioranza possibile e che può servire meglio il Paese. Andiamo avanti con lealtà e coerenza». Non è sicuro, Conte, che la frattura si possa ricomporre. E lo dice chiaro e tondo. «Non ` posso essere certo della durata del governo, non dipende solo da me», ammette, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi. LE FASI Sbotta Conte quando una giornalista tedesca lo incalza sui migranti morti in mare. E scandisce le frasi quando chiede a M5s e Lega «leale collaborazione» per potere andare avanti. Ripercorre le cose fatte ed elenca le tante cose che vorrebbe fare in una «fase 2» che considera già aperta. «Non bastano i like, serve visione», è la stoccata ai vicepremier. Ammette di aver sottovalutato l'effetto dirompente della «campagna elettorale permanente degli ultimi mesi» ma spiega che l'effetto è aver indebolito la «coesione» di un governo che raccoglie «l'entusiasmo della gente comune» e ha fatto finora «un incredibile lavoro di squadra». È invece «falsa» la narrazione della stampa di un governo in «stallo», assicura. Ma quella narrazione, ammette, è stata alimentata proprio da M5s e Lega: «Basta conflitti. Se continuiamo nelle provocazioni per mezzo di veline quotidiane, nelle freddure a mezzo social, non possiamo lavorare». Salvini ribatte mentre ancora Conte è in conferenza stampa. Scrive su Fb che «la Lega c'è», però poi aggiunge puntuto: «Noi abbiamo continuato a lavorare». Noi. Conte non chiude al rimpasto ma dice che nessuno gliel'ha chiesto. Basta «prevaricazioni» tra ministri e «minacce a mezzo stampa». L'EMENDAMENTO Sarebbe sbagliato, aggiunge, aprire la crisi per incassare il dividendo elettorale (la Lega) o per mantenere la propria purezza (il M5s). Il premier dice di non essere «targato M5S». Per il suo ruolo chiede rispetto e convoca a Palazzo Chigi la maggioranza per discutere l'emendamento leghista che blocca per due anni il codice degli appalti. La flat tax è parte «di una più ampia riforma fiscale», afferma. E sulla Tav, sia pure lasciando uno spiraglio al Sì, rigetta i diktat di Salvini: «Oggi così com'è non la farei: o trovo un'intesa con la Francia e la Commissione europea o il percorso è bello e segnato».

Foto: Giuseppe Conte in conferenza stampa


Foto: (foto ANSA)