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31/05/2019

Condannato Rixi Salvini «accoglie» le dimissioni

Eco di Bergamo

Spese pazze Tre anni e 5 mesi al viceministro leghista Il protagonismo di Matteo che si comporta da premier
Trenta minuti, dalla notizia della condanna alle dimissioni. Edoardo Rixi, viceministro leghista, prende tre anni e cinque mesi in primo grado per le «spese pazze» di quando era consigliere in Liguria. Gli comminano anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. E parte subito la batteria dei Cinque stelle: «37 richieste di dimissioni», conta Matteo Salvini. Potrebbe essere un nuovo caso Siri, potrebbe portare alla crisi di governo. Ma il leader della Lega non vuole far saltare il banco su una sentenza. E così attacca i giudici ma il caso Rixi lo chiude in fretta. Il viceministro, che si professa innocente, gli consegna la sua lettera di dimissioni.

Salvini la accoglie. Come se fosse lui il premier, notano in tanti. Poi lancia un messaggio al M5S: «Da stasera (ieri sera, ndr) alle 9, dopo il voto su Rousseau su Di Maio, se si lavora si va avanti. Se arrivano 4, 5, 6 No, la Lega non ha più tempo da perdere».

Salvini attacca, M5S incassa. È questo lo schema della giornata. Giuseppe Conte prova a mediare e si pone in attesa. Il premier vede - separatamente - i capigruppo di M5S e Lega per provare a portare avanti almeno i decreti su sanità in Calabria, crescita e cantieri che sono in Parlamento. Ai leghisti dice che valuterà richieste come stralciare la norma salva Roma dal decreto crescita. E con fair play loda per la «sensibilità istituzionale» la scelta di Rixi di dimettersi dopo la condanna.

Il Movimento intanto è alle prese con il voto di fiducia a Luigi Di Maio sulla piattaforma Rousseau. Tra i pentastellati è prevalsa la linea del non voto: la parola d'ordine è che il governo deve andare avanti. «Figuratevi se voglio far saltare il tavolo», dichiara a sua volta Salvini. Ma il suo protagonismo «da premier» alimenta nel M5S il sospetto che voglia «provocare» con ultimatum continui, per portare Di Maio alla rottura e andare al voto a settembre addossandogli la colpa della crisi. Il ministro dell'Interno nega: «A settembre non si vota, si fa la manovra». Ma in un solo giorno, apre innumerevoli fronti nella maggioranza. In mattinata si presenta da Giovanni Tria con Giorgetti, Borghi, Garavaglia e Bagnai. Dice un «no assoluto» all'aumento dell'Iva e mette sul tavolo la sua ricetta per evitare la procedura d'infrazione europea, che passa da una proroga della pace fiscale «da alcune decine di miliardi». Non solo. Annuncia che porterà il progetto di Flat tax (da realizzare in autunno) al prossimo Consiglio dei ministri, «quando si farà». Anticipa voci europee di aumento al 55% dei finanziamenti per la Tav: è «vantaggioso e doveroso farla».

Annuncia la sospensione del codice degli appalti per due anni e nuove norme sui rifiuti. Tav, appalti, rifiuti: il M5S, chiusa la «bizzarria» del voto su Rousseau, deve dire - avverte Salvini - tanti Sì o non si va avanti.