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22/06/2019

Concorsone a rischio, sì al ricorso dei dipendenti dell’ex consorzio

Il Mattino

IL RICOLLOCAMENTO DEI DIPENDENTI DELL'ENTE CHIUSO FERMA LE PROCEDURE L'INIZIATIVA DI DUE LEGALI IRPINI
LA RICHIESTA
A rischio il concorsone regionale da 10mila posti. L'altolà è del Consiglio di Stato che ieri ha accolto un ricorso, presentato dagli avvocati irpini Francesco de Beaumont e Maria Ludovica de Beaumont, per l'esecuzione di una sentenza relativa al ricollocamento di 26 dipendenti dell'ex consorzio agrario interprovinciale di Avellino, Napoli e Salerno e di quello di Caserta. O si trova loro una sistemazione entro due mesi oppure nessuna nuova assunzione: è questo l'aut aut dei magistrati di Palazzo Spada che potrebbe creare più d'un grattacapo alla giunta del governatore De Luca. E che, appunto, potrebbe far saltare o quantomeno dilatare i tempi per il mega concorso, il cui bando è atteso per la fine del mese. E che interessa anche il Comune di Avellino. Infatti, il progetto prevede, nell'arco di due anni, l'immissione di 10mila unità a tempo indeterminato nelle pubbliche amministrazioni campane tra le quali anche l'ente di Piazza del Popolo e tantissimi altri comuni dell'Irpinia che hanno aderito al Piano per il lavoro (il percorso unico di reclutamento e formazione del personale). «Nel 2014 spiega Francesco de Beaumont - abbiamo presentato la prima istanza al Tar di Napoli chiedendo alla Regione Campania di ricollocare i dipendenti degli ex consorzi agrari, in quanto la legge 410 del 1999 obbligava le amministrazioni pubbliche in questo senso. Tuttavia prosegue il legale in quell'occasione i magistrati amministrativi non hanno accolto le nostre ragioni». Di qui, il ricorso al Consiglio di Stato. «Che con una sentenza del 2016 ha recepito la richiesta, obbligando di fatto Palazzo Santa Lucia a trovare una nuova sistemazione ai ricorrenti». Da allora, però, nulla di fatto. Nel mezzo, altre pronunce dei togati e anche un'audizione in consiglio regionale nel novembre 2016. «È successo dice de Beaumont - che c'è stata inerzia da parte della Regione. Quindi, nel luglio 2016 abbiamo presentato un'istanza per un commissario ad acta nominato, nel febbraio dell'anno successivo, per effettuare una ricognizione. A seguito della quale, solo all'interno di alcuni enti locali e non nell'intero comparto, la Regione non aveva attivato le procedure di ricollocazione, sebbene gli enti avessero manifestato i posti disponibili». Inoltre, nello stesso periodo la giunta regionale stava provvedendo ad assegnare nuove mansioni agli ex dipendenti delle Province. «Addirittura spiega ancora l'avvocato la stessa Regione diede atto che i posti erano ampiamente sufficienti. Ma si era provveduto al ricollocamento degli ex dipendenti delle Province, ma non a quelli degli ex consorzi agrari che pure avevano pari titolo, se non superiore». Nonostante le evidenze, «l'ente ha sempre eluso la sentenza. E in tre anni dalla pubblicazione ha attuato la ricognizione non solo per gli ex dipendenti provinciali, ma anche per quelli ex Arcadis, per le Lsu e per indire il mega-concorso da 10mila assunzioni. Ma mai per i ricorrenti». Almeno fino all'ordinanza emessa ieri con la quale il Consiglio di Stato ribadisce che «l'esecuzione della sentenza del 2016 è al momento mancata» e che «gli atti adottati dalla Regione sono elusivi del giudicato e quindi nulli». Dunque, «ordina alla Regione Campania di eseguire il giudicato entro due mesi». I magistrati si riservano la possibilità di sanzionare la Regione riconoscendo un'indennità mensile, per gli ultimi 3 anni, ai 26 ex dipendenti. «Tutti con famiglie a carico sottolinea, infine, de Beaumont - . Alcuni sono andati in pensione, con perdita degli anni lavorativi che sono stati loro illegittimamente negati, anche ai fini contributivi».
an.pi.
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