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08/02/2020

Concorso vice commissari, il Tar discuterà nel merito

Corriere della Sera - M. Ner.

Ricorso di 65 agenti
La pubblicazione di un sunto del ricorso e dell'annuncio della prossima udienza sul sito web del ministero dell'Interno e la consegna da parte dell'amministrazione «delle schede titoli presentate dai candidati vincitori»: con ordinanza, lo ha deciso la sezione prima quater del Tar del Lazio, sul ricorso di 65 poliziotti - alcuni dei quali torinesi - per l'annullamento di un «concorso interno». Si tratta di quello emanato il 12 aprile 2019, «per titoli per la copertura di 436 posti vice commissario del ruolo direttivo ad esaurimento della polizia di Stato». Secondo gli agenti - tutelati dall'avvocato Alessandra Cardella - il bando e il successivo concorso hanno stanzialmente manipolato i criteri, sabotando la meritocrazia. E se l'udienza cautelare davanti ai giudici amministrativi non poteva (già) dar loro ragione, non ha dichiarato infondata la questione, disponendo infatti alcuni atti. Come la pubblicazione sul sito web del ministero, equivalente a una notifica per «pubblico proclama», visto il grande numero di ricorrenti e di parti interessate, e la produzione delle schede che l'amministrazione pubblica si era rifiutata di consegnare. Dopodiché tutto è stato rinviato al 28 aprile, per la trattazione del merito della causa. Che rischia di avere conseguenze non da poco: chi il concorso l'ha vinto, sta già facendo il corso di formazione di tre mesi con il quale si diventa poi commissari. Ma, secondo i ricorrenti, tutto andrebbe azzerato: poiché la commissione esaminatrice avrebbe utilizzato criteri macroscopicamente illogici e irrazionali. Oltre all'accusa di non aver permesso «l'accesso agli atti». Ora ordinata dal Tar.

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