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30/12/2018

Concorso sotto accusa inchiesta sull’Authority

Il Messaggero

SOTTO ESAME IL BANDO PER NOMINARE IL CAPO STAFF DEL PRESIDENTE GLI ACCERTAMENTI DOPO UN ESPOSTO
INDAGINI
Ancora guai giudiziari per l'Autorità portuale. La Procura della Repubblica ha avviato un'altra indagine, stavolta riferita alla nomina del responsabile dello staff del presidente Francesco Maria di Majo. L'indagine è nata dalla denuncia di uno dei partecipanti al bando per quella nomina, ovvero l'attuale presidente regionale del Codacons, Sabrina De Paolis. La ricorrente contesta prima la sospensione del bando, e poi la sua revoca. Secondo quanto scritto nell'esposto, si paventerebbero due reati, l'omissione e l'abuso di atti d'ufficio. Da come scrive nell'esposto, infatti, «nella sospensione e nella revoca non si indicavano i presupposti per poter agire con l'annullamento in autotutela, espressamente invocato a sostegno della sospensione del bando, ovvero: non si dimostrava l'illegittimità dell'atto e non si dimostravano, non sussistevano e tanto meno sussistono a tutt'oggi, le ragioni di interesse pubblico connesse alla rimozione del provvedimento in autotutela«. Ma c'è di più, sempre a quanto scrive la De Paolis nell'esposto, «la sospensione e la revoca si palesano come illegittimi in quanto la proroga originaria era intercorsa, lo si ricorda anche all'Anac (Associazione nazionale anti corruzione, ndr), solo perché il Codacons aveva riscontrato gravi illegittimità nella procedura. Infatti lo scopo della proroga era stato quello di consentire la più ampia partecipazione alla procedura concorsuale e non certo quello di approfittarne per decretare prima la sospensione e poi la revoca del bando».
Inizialmente il bando si sarebbe dovuto chiudere il 13 gennaio 2017. Ma, su sollecitazione del Codacons, veniva prorogato al 4 febbraio 2017. Il giorno precedente la De Paolis presenta via Pec la domanda di partecipazione. Ma nella stessa giornata l'Authority emana il decreto di sospensione. Una settima dopo parte l'esposto della De Paolis. Il 22 giugno arriva la revoca. Il sospetto degli inquirenti è che quel bando fosse stato cucito su misura per un candidato, che difatti è stato l'unico a presentare la domanda di partecipazione. Ma il 3 febbraio arriva quella della De Paolis che avrebbe rotto le uova nel paniere, in quanto il suo curriculum era più specifico e rispondente ai requisiti richiesti per andare a ricoprire il ruolo di capo staff, rispetto all'altro candidato. Di questa indagine non è mai trapelato nulla, a distanza di oltre un anno dalla presentazione della relazione fornita alla Procura dalle forze dell'ordine.
Ste. Pet.
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