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25/10/2018

Concorso dei veleni Plebani: «Basta, i candidati pensino solo a prepararsi»

Corriere del Veneto

Università
Un posto per Ginecologia, il Tar boccia il ricorso di due prof
di Andrea Pistore Ricorso inammissibile per il posto a Ginecologia. Il concorso della discordia si farà, se non altro perché, come spiega il professor Mario Plebani, presidente della scuola di Medicina dell'Università di Padova: «E' inutile mettere le mani avanti ancora prima di conoscere i nomi dei commissari e dei candidati». Come dire, facciamo la selezione e poi stabiliamo se c'è un conflitto di interessi reale. Il Tar del Veneto con una sentenza pubblicata mercoledì ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due iscritti al concorso per un posto di professore di prima fascia al Dipartimento della Salute della Donna e del Bambino. A calamitare l'attenzione il fatto che tra i concorrenti già noti vi sarebbero almeno quattro medici che in passato hanno avuto pendenze giudiziarie. La vicenda è iniziata lo scorso 9 febbraio, quando l'Ateneo attraverso il rettore Rosario Rizzuto ha pubblicato un bando per nove docenti, tra cui quello di Ginecologia e Ostetricia. Il nodo della vicenda sta nel fatto che alcuni dei candidati hanno avuto a vario titolo guai con la giustizia. Tra di loro il professor Pietro Litta, ex responsabile di Endoscopia ginecologica, indagato dalla Procura di Padova per peculato. C'è poi in lizza (almeno sulla carta, dato che il concorso ancora non è stato fatto) Massimo Franchi, professore con cattedra a Verona, su cui pende una condanna a dieci mesi per falso ideologico, risalente al maggio 2016. Il terzo è Giudo Ambrosini, sotto processo a Padova per abuso d'ufficio dallo scorso 2 maggio, su cui pende il sospetto di aver fatto uno «sconto» per una prestazione di fecondazione assistita. Il quarto è Erich Cosmi, condannato nell'ottobre 2013 per guida in stato di ebbrezza. A far partire l'iter per il ricorso sono stati Cosmi e Ambrosini, che si sono rivolti al Tar. A loro dire la commissione giudicatrice della selezione nominata il 23 agosto avrebbe dovuto essere scelta con sorteggio e non attraverso il sistema delle mediane. Il Tar ha ritenuto non valide queste motivazioni. «C'è da sottolineare un aspetto importante - spiega il professor Plebani - per tutti i concorsi di prima fascia dell'Università e della Scuola di Medicina non ci sono più bandi riservati. Sono aperti e possono partecipare professori di tutta Italia che abbiano le caratteristiche idonee. Non ci sono più i meccanismi vincolanti di un tempo». Plebani poi fa notare come sia ancora prematuro emettere sentenze: «In questa fase non sappiamo ancora chi siano i candidati, è solo un'ipotesi che quattro persone che affronteranno il concorso siano indagate. Tutte queste valutazioni si faranno in un secondo momento, quando i commissari dovranno dichiarare l'eventuale conflitto di interesse. La certezza di chi siano i partecipanti si ha solo al momento del concorso. I candidati che pensino a fare i candidati, una volta depositati i documenti ci sarà una commissione a valutare se sono idonei o meno. Padova ha l'esigenza di questo concorso e di trovare una soluzione. I candidati devono avere fiducia sulle procedure dell'Ateneo - chiude Plebani -. Sono state messe le mani avanti, giudicando una commissione senza sapere chi siano i commissari».

lebani/1 Quattro indagati tra i concorrenti? Lo vedremo

Plebani/2 Iartecipanti devono avere fiducia nelle procedure


Foto: Palazzo del Bo La sede dell'Università di Padova, che ha lanciato un concorso per la cattedra di Ginecologia e Ostetricia, scatenando lotte interne


Foto: Presidente Il professor Mario Plebani, a capo della Scuola di Medicina dell'Ateneo

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