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27/07/2021

Concorrenza, nuova strategia

Corriere della Sera - Federico Fubini

i punti della riforma
C
oncorrenza, i governi
da oltre un decennio avrebbero dovuto varare
ogni anno leggi di apertura
del mercato: entro venerdì
il Consiglio dei ministri deve approvare una riforma accantonata da troppo tempo .

a pagina 10

Entro venerdì il Consiglio dei ministri deve approvare un'altra riforma in un'area che da tempo l'intera classe politica ha accantonato: la concorrenza e la relativa norma che da oltre un decennio avrebbe dovuto portare i governi a varare ogni anno leggi di apertura del mercato. È successo una sola volta, nel 2017. Una, per l'esattezza, prima che nel programma per il Recovery l'Italia si impegnasse ad approvare la legge di concorrenza ogni anno sulla base delle raccomandazioni dell'autorità per l'antitrust. Al rientro d'autunno, entrerà poi nel vivo un altro provvedimento sensibile. Il cronoprogramma per il Recovery prevede che il governo vari entro l'anno un disegno di legge delega per la semplificazione degli appalti. Entrambe le misure sono precondizioni per l'accesso ai fondi del Recovery. Vediamone dunque gli elementi che si stanno profilando. La proposta di legge di concorrenza è ancora in discussione, ma un aspetto sembra ormai consolidato: si creerà più pressione sugli enti locali perché mettano a gara servizi pubblici come quelli sulla gestione dei rifiuti. Il mondo dei monopoli comunali, se costosi e inefficienti, sarà meno incontrastato di prima. Il governo non proporrà l'obbligo per le amministrazioni di bandire gare d'appalto per la fornitura di servizi, anche perché la giurisprudenza europea autorizza gli affidamenti diretti e le attività «in house» (in «autoproduzione» ad opera di entità dei comuni o da questi controllate). Però nella proposta di legge di concorrenza viene introdotto però un nuovo vincolo: se un'amministrazione assegna contratti di servizio, deve motivare all'Autorità garante della concorrenza e del mercato perché la scelta di non bandire una gara aperta ad altri conviene da un punto di vista economico, della qualità del servizio e dell'equilibrio fra costi e benefici. Per il comune di Roma per esempio non sarebbe facile difendere la scelta di privilegiare l'attuale filiera di gestione dei rifiuti. Dietro la legge di concorrenza c'è un'impostazione di fondo relativamente nuova per l'Italia. L'apertura del mercato non viene vista come una strategia per dare spazio ai soggetti più forti, ma il contrario. Al momento della fiducia al suo governo, Mario Draghi ha dichiarato in parlamento che non intende usare il Recovery per finanziare i monopolisti. Le legge di concorrenza viene vista dai tecnici nel governo come uno strumento per proteggere i consumatori e dare una chance agli imprenditori più bravi, ma estranei al capitalismo di relazione. Sul codice degli appalti invece cambia quasi tutto. Il documento del Recovery lo annuncia le novità senza troppi dettagli, ma la legge delega sulla semplificazione degli appalti inizierà a metterle in pratica. Il testo attuale del 2016 è fatto di 220 articoli - circa il doppio dei testi corrispondenti della Germania e del Regno Unito - ed è sbilanciato sulla sua missione anticorruzione, ma soprattutto sulla centralità della relativa autorità nazionale. La sigla Anac ricorre una trentina di volte nei 220 articoli del codice e la parola «corruzione» un centinaio. Contro l'illegalità nei contratti pubblici il governo non intende fare il passi indietro, ma l'attuale codice ha due effetti collaterali negativi. Non solo la centralità dell'Autorità anticorruzione nel regolare tutti gli appalti rende questi ultimi lenti e complessi, frenando l'economia, ma manda agli investitori esteri il messaggio che l'Italia è più afflitta dalle tangenti di quanto non sia nella realtà. Un nuovo codice dovrebbe dunque sostituire il vecchio, dimezzando il numero degli articoli e concentrandosi sull'effettiva apertura della concorrenza fra imprese. L'incidenza dell'Anac in materia di contratti viene un po' ridotta (un processo del resto già iniziato con il decreto sbloccacantieri di maggio), mentre all'autorità vengono lasciate le funzioni di prevenzione: il controllo dei piani anticorruzione degli enti o quello sull'incompatibilità e inconferibilità degli incarichi pubblici. Il governo punta poi anche a un dimezzamento graduale del numero delle stazioni appaltanti in Italia, dalle quasi 40 mila attuali. Molti piccoli comuni dovrebbero aggregare le loro o unirsi ai grandi. Il personale di stazioni appaltanti efficienti come la Banca d'Italia, il comune di Milano o la Consip dovrebbe fare formazione a quello delle altre.


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L'Autorità

L'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione è un'autorità amministrativa indipendente istituita nel 2014 dal governo Renzi: ha il compito di prevenire la corruzione nella P.A. nelle sue partecipate e controllate anche tramite la trasparenza e l'attività di vigilanza su contratti pubblici e incarichi

Entro
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