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11/01/2020

Concessioni servizi sociali, la disciplina è da rivedere

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

Parere del Consiglio di stato sulle linee guida dell'Anac
Èillegittimo estendere la disciplina del codice alle concessioni di affidamento di servizi sociali. Lo ha affermato il Consiglio di stato con il parere reso il 27 dicembre 2019 sulle linee guida Anac in materia di affidamento dei servizi sociali. In particolare, l'autorità ha chiesto alla sezione consultiva un parere in ordine al regime applicabile alle concessioni di servizi sociali che in base alla direttiva 23/2014 non sono soggette all'applicazione integrale del codice ma soltanto ad alcune norme. Ad avviso dell'Anac, «l'esclusione delle concessioni di servizi sociali dall'ambito di applicazione del codice comporterebbe la necessità di rimettere ad atti interni delle stazioni appaltanti l'intera regolazione di elementi fondamentali dell'istituto e, in specie, tutta la disciplina contenuta nella parte III del codice per le concessioni di servizi». Da qui, l'ipotesi formulata dall'autorità in base alla quale, per evitare un vuoto normativo, si potrebbe prevedere l'applicazione «alle concessioni di servizi sociali delle disposizioni indicate all'articolo 164 del codice dei contratti pubblici». Per il Consiglio di stato la «soluzione deve essere rimeditata» perché in base all'articolo 213, comma 2, del codice dei contratti pubblici l'Anac, per l'emanazione delle linee guida, deve rispettare non soltanto la qualità della regolazione ma anche «il divieto di introduzione o di mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalla legge n. 11 del 2016 e dal presente codice». In particolare, fa presente il Consiglio di stato, che «costituiscono livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive comunitarie l'estensione dell'ambito soggettivo o oggettivo di applicazione delle regole rispetto a quanto previsto dalle direttive, ove comporti maggiori oneri amministrativi per i destinatari». Da questi riferimenti il parere trae la conclusione che «il divieto di introduzione o di mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi (cosiddetti gold plating) esclude l'applicabilità di una disciplina aggravata introdotta attraverso le linee guida». Se, quindi, per un verso, è vero che si tratta di linee guida non vincolanti, per altro verso, è altrettanto vero che le stesse, anche alla luce della giurisprudenza, per essere disattese richiedono che l'amministrazione specifi camente motivi la ragione per cui decide di discostarsene. Si tratta, dunque, di atti che assumono una propria vincolatività in quanto «provenienti da un'autorità, particolarmente qualifi cata, con la conseguenza che devono mantenersi nell'ambito della cornice delineata dalle direttive e dal legislatore». Interessante è anche la precisazione preliminare sul potere dell'autorità a emettere linee guida anche dopo il decreto sblocca cantieri che ha reintrodotto il regolamento di attuazione del codice appalti: «la categoria delle linee guida vincolanti appare signifi cativamente ridimensionata dalla prospettata adozione del regolamento, ma esso non investe la totalità delle norme del codice dei contratti pubblici il cui contenuto precettivo può essere attuato o integrato dall'Anac con linee guida vincolanti richiamate nel codice». Permane la facoltà dell'Anac di suggerire soluzioni o prassi interpretative attraverso gli strumenti di regolazione fl essibile non muniti di effi cacia obbligatoria. © Riproduzione riservata