scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
21/09/2021

“Con la nuova banca dati centrale l’Anac vigila su tutti gli appalti del Pnrr”

La Repubblica - Affari Finanza - STEFANO CARLI

Giuseppe Busia
I pagina 11 "È una Anac nuova e con nuovi compiti quella che il governo ha rafforzato attraverso il Pnrr: adesso non ci occupiamo solo di anticorruzione, ma vigiliamo su tutto il sistema degli appalti, con l'obiettivo primario non soltanto di colpire le irregolarità ma di organizzare il tutto in modo che di irregolarità ce ne siano il meno possibile, e che il sistema di spesa dei miliardi che l'Ue ci sta garantendo attraverso i fondi di Next Generation Eu vengano utilizzati presto, in modo trasparente e con effetti che vadano ben oltre l'orizzonte del 2026». Giuseppe Busia è dal settembre 2020 presidente dell'Anac, dopo essere stato, tra l'altro, per quattro anni segretario generale dell'Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici ora confluita nella stessa Anac. L'Anac ha appena emanato uno degli atti di questo nuovo corso: le Linee guida per le società in house della Pa, in base alle quali si deciderà d'ora in poi quali siano conformi alle norme e quali dovranno chiudere, quali siano i loro limiti giuridici e come dovranno operare per non creare effetti anticompetitivi sui mercati. Non più solo indagini su condotte illegali quindi: ora Anac produce anche norme? «È necessario stare al passo con il Pnrr. Sintetizziamo così. L'Europa ci dà una grande iniezione di denaro, un'occasione straordinaria di cambiare il Paese. Il grosso di queste risorse passerà per i contratti pubblici attraverso cui si acquisteranno beni, forniture e servizi. Anac vigilerà che tali contratti vengano stipulati in modo trasparente, garantendo la concorrenza perché sono una grande occasione anche per le imprese, e tutelando i cittadini assicurando che i soldi siano spesi presto e bene. Questo è il primo obiettivo». E poi? «Il secondo, più strutturale, parte da qui: gli appalti sono lo strumento attraverso cui lo Stato, che è un compratore pesantissimo, può influenzare il mercato. Può, insomma, fare politica economica. Se lo Stato inizia a dire: non compro più semplice energia ma compro solo energia pulita, non bandisco gare per realizzare semplici strade ma solo strade "smart" dotate di infrastrutture digitali su cui le imprese inizieranno ad offrire nuovi servizi legati alla mobilità intelligente, lo Stato indirizza il mercato. Innesca un circolo virtuoso in cui crescono nuove imprese, si rinnovano quelle esistenti, tutte portano sul mercato beni e servizi a maggior valore aggiunto e sono più competitive anche all'estero. I posti di lavoro che offrono sono più qualificati. I cittadini-utenti-consumatori hanno beni e servizi di livello superiore». E come si realizza questo miracolo? «Facendo ciò che l'Europa ci chiede per concederci i fondi: ammodernare il sistema. Il che vuol dire una cosa sola: digitale». E sta accadendo? «Sì. Il Dl 77, convertito in legge prima dell'estate ha stabilito che da adesso per tutte le amministrazioni pubbliche c'è l'obbligo di caricare automaticamente nella nostra banca dati centrale ogni singola operazione di acquisto di beni e servizi. Ogni amministrazione che non lo farà subirà una sanzione e sarà Anac ad irrogarla. Poi è arrivata un'altra decisione importante del governo: è stato affidato ad Anac il "Fascicolo virtuale dell'operatore economico", da tempo bloccato al ministero delle Infrastrutture. Tutto quello che un'impresa fa con qualsiasi ramo della Pa viene registrato. Un vantaggio per le Pa che non dovranno più chiedere informazioni sulle imprese perché è tutto a portata di mano. Ma un vantaggio anche per le imprese che non dovranno più presentare documentazione di cui la Pa già dispone. Ma soprattutto questa è la base per un cambio di passo, per valorizzare quella che in Anac chiamiamo "vigilanza collaborativa"». Qual è il vantaggio di una banca dati unica? «La banca dati unica, la piattaforma dei contratti e delle gare, con gli strumenti di analisi dei dati, ci segnalano in tempo reale ogni anomalia. Se un'impresa non ha tutte le carte in regola per partecipare ad un bando, noi lo sappiamo subito, il sistema ce lo rileva. E la stessa impresa può saperlo perché la piattaforma, in nome della trasparenza, è aperta a tutti, anche i cittadini potranno interrogarla. Quindi non aspettiamo che il problema venga fuori innescando contenziosi, ritardi e costi. Noi interloquiamo subito con l'impresa, la aiutiamo a mettersi in regola. Con vantaggio di tutti». Da qui nascono anche le Linee guida sulle società in house? «Certo. Perché una amministrazione crei una società in house devono ricorrere date condizioni. Le Linee guida armonizzano le norme in base a cui si deciderà quali affidamenti in house sono in regola e quali no. Qui c'è ancora un aspetto da risolvere. Anac vigila sulle gare, dai bandi alle assegnazioni. Ma se una Pa assegna una fornitura ad una in house, non c'è gara, e a noi non arriva il dato su cui vigilare. Siamo al lavoro per far caricare sulla banca dati Anac anche le assegnazioni alle in house, e il problema sarà risolto. L'Autorità potrà quindi controllare la correttezza di mercato di ogni affidamento in house». Prossimo obiettivo? «Intervenire sul caos delle oltre 36 mila stazioni appaltanti. Stiamo collaborando con il ministro delle Regioni Maria Stella Gelmini, le Regioni e gli Enti locali, per aprire un tavolo sulla semplificazione. Per esempio: superare la norma secondo cui una centrale d'acquisto regionale può comprare solo per le amministrazioni di quella Regione favorisce l'efficenza. Pensiamo a cosa sarebbe accaduto se i vaccini anti Covid fossero stati comprati da ogni singola Asl, invece che a livello europeo. In secondo luogo ciò promuove la formazione di specializzazioni. Se una stazione appaltante regionale si è mostrata particolarmente efficace nell'acquistare un certo tipo di beni, perché non si dovrebbero seguire queste best practices?» Attualmente non avviene? «Oggi si può al massimo suggerire alle varie stazioni appaltanti di "copiare" quanto viene fatto da chi ha spuntato il prezzo migliore. Noi lo abbiamo consigliato, per esempio, per gli acquisti nel settore medicale (con i dispositivi per il diabete), e la cosa ha prodotto subito risparmi per decine di milioni. L'obiettivo finale resta sempre quello di rendere più efficiente il sistema, guardando al dopo 2026: finito il Pnrr dovremo essere in grado di fare da soli». STEFANO GUIDI/GETTY ANACI numeri
Gli appalti pubblici in italia numero delle gare e valore
Il personaggio Giuseppe Busia Presidente dell'Anac da settembre 2020 dopo essere stato segretario generale dell'Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici, ora confluita nella stessa Anac

Foto: Un operaio al lavoro a un sito della tratta ferroviaria ad alta velocità a Chiomonte