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28/01/2021

Con la crisi rischio naufragio

ItaliaOggi - CARLO VALENTINI

Nicolò Rebecchini, presidente Ance Roma (4.500 imprese): l'Europa potrebbe voltarci le spalle
Reggiamo alla pandemia ma è essenziale il Recovery Plan
«Il settore delle costruzioni non ha subito tracolli a causa della pandemia. La maggior parte dei lavori non si sono fermati ma ora è necessario darvi continuità attraverso il Recovery Plan, in modo da cancellare il pessimismo e rassicurare innanzi tutto le famiglie, soprattutto quelle più giovani, che si aspettano siano mantenuti gli impegni assunti, sia per quanto riguarda finanziamenti e facilitazioni per l'acquisto della casa sia sul piano occupazionale poiché quello delle costruzioni è un settore ad alta occupazione. Però senza indirizzi e strumenti operativi si rischia di non arrivare a traguardi ambiziosi come la rigenerazione urbana, la trasformazione delle periferie, la risposta alle esigenze abitative dei più deboli. Perciò c'è preoccupazione per l'attuale debolezza del quadro politico. È esiziale una crisi in un momento in cui si debbono prendere decisioni importanti dimostrando effi cienza e determinazione come chiede l'Europa e quindi defi nendo un Recovery Plan immediatamente realizzabile. In un certo senso la crisi fa più paura della pandemia, si rischia il naufragio». Nicolò Rebecchini, 57 anni, laurea di Ingegneria alla Sapienza, è a capo dell'azienda edile di famiglia, Stile, fondata nel 1961 e che opera soprattutto nel settore dell'edilizia privata. Dal 2017 è presidente di AnceRoma (associa 4.500 imprese edili), aderente a Confi ndustria. «In questo momento la priorità- sostiene- è il Recovery Plan e guai se la politica mandasse tutto all'aria. Esso è decisivo per le sorti del nostro Paese. Oltre alle grandi infrastrutture confi do in una consistente destinazione di risorse per opere di riqualificazione del territorio e del patrimonio pubblico: dissesto idrogeologico, recupero della rete stradale, degli edifi ci pubblici, scuole e ospedali debbono essere in prima fi la. Occorre una progettazione semplifi cata, che garantisca un rapido atterraggio delle risorse sul territorio. Sulla governance, l'importante è che si faccia in fretta e bene. Temo che la pubblica amministrazione non ce la faccia da sola, considerando le prove disastrose di questi anni. Va affi ancata con strutture di missione agili e dotate di competenze adeguate in cui la linea di comando sia chiara ed effi cace». Domanda. In che modo accorciare i tempi per aprire i cantieri? Risposta. Nel settore privato vanno incentivate le autocertificazioni. La pubblica amministrazione eserciti un controllo più forte e severo ma non è possibile continuare con tempi così lunghi l'esercizio del potere di autotutela (l'ordinamento riconosce ad ogni pubblica amministrazione di intervenire unilateralmente su ogni questione di propria competenza), si tratta di tempi inconciliabili con quelli di esecuzione di un intervento che, in quell'arco temporale, può essere addirittura concluso e commercializzato. Nel settore pubblico si sono fatti passi avanti sulle procedure di gara, i cui tempi sono diventati ridottissimi, ma permangono ritardi insostenibili nella fase programmatoria, autorizzativa e progettuale. D. Cosa funziona e cosa no nel provvedimento sulle semplifi cazioni? R. Ne abbiamo apprezzato lo spirito iniziale salvo poi ricrederci sull'impostazione complessiva del provvedimento. È avvenuta una totale deregulation del mercato delle opere pubbliche. Spariscono le gare ordinarie pubblicate in Gazzetta Ufficiale e rimangono solo le gare a inviti. Tra l'altro mancano indicazioni sulla gestione di questi inviti: come facciamo a garantire una vera rotazione delle imprese invitate? Di recente c'è stato un intervento chiarifi catore del ministero delle Infrastrutture, preteso a gran voce dall'Ance, l'associazione nazionale dei costruttori, inteso a garantire adeguata pubblicità e trasparenza sugli inviti nelle gare d'appalto. Peccato che le disposizioni del ministero riguardino solo gli appalti sotto soglia comunitaria mentre bisognerebbe estenderle agli appalti di importo superiore. Un altro aspetto assolutamente negativo è l'esclusione della possibilità di partecipazione a un appalto da parte delle associazioni temporanee d'impresa, in questo modo si elimina l'unico strumento di crescita delle piccole e medie imprese. D. Perché c'è allarme sull'invadenza delle imprese pubbliche? R. Perché le aziende di Stato stanno entrando in un settore composto da migliaia di imprese. È necessario pertanto una regolamentazione in termini di concorrenza. Non è pensabile che lo Stato svolga il ruolo di stazione appaltante, controllore e impresa esecutrice. Diamo certezze alle imprese che negli anni si sono strutturate, organizzate e patrimonializzate. O si vuole distruggere l'iniziativa privata? D. In che modo evitare che l'attività di costruzione vada, come a volte è accaduto in passato, a scapito dell'ambiente? R. Noi inve stiamo e trasformiamo il territorio in conformità con i piani regolatori e soprattutto nel pieno rispetto delle norme paesaggistiche ed ambientali, avviando l'intervento solo dopo il parere favorevole degli organi preposti alla tutela. La mancanza di controllo da parte delle istituzioni (nonostante i tempi spropositati che si registrano) è la vera causa dei fenomeni di degrado, dissesto e abusivismo. D. Che futuro vede per Roma? R. La qualità del futuro di Roma dipende dall'efficienza della sua macchina amministrativa, che va riorganizzata poiché oggi non riesce a rispondere, in tempi rapidi, alle sollecitazioni dei cittadini, degli imprenditori e degli stessi amministratori. Alla politica va chiesta competenza e la conseguente indicazione di obiettivi a cui tendere con uno sforzo comune. Non ho remore ad aggiungere che anche il mondo imprenditoriale (così come quello sindacale) debbono assumere una maggiore responsabilità nello svolgimento dei loro ruoli. D. In che misura lo smart working nella pubblica amministrazione sta creando problemi? R. Lo smart working ha bisogno di una pubblica amministrazione decisamente digitalizzata e spetta alla politica agire con sollecitudine in tal senso. Non è facile la transizione dalla carta al digitale, poiché nel nostro settore vi è una corposa documentazione tecnica e regolamentare che accompagna i progetti urbanistici ed edilizi. Quindi per ricevere non più su carta questo materiale la macchina amministrativa dev'essere completamente digitalizzata e con un personale adeguatamente formato che, se si trova in smart working, dev'essere dotato dei necessari mezzi di supporto e delle chiavi di accesso per lo svolgimento della procedura in un regime di sicurezza e protezione dei dati. Solo così lo smart working può diventare un valore aggiunto per la pubblica amministrazione e non è un ulteriore intoppo nella nostra attività. © Riproduzione riservata Nel settore privato vanno incentivate le autocertifi cazioni. La pubblica amministrazione eserciti un controllo più forte e severo ma non è possibile continuare con tempi così lunghi l'esercizio del potere di autotutela (l'ordinamento riconosce ad ogni pubblica amministrazione di intervenire unilateralmente su ogni questione di propria competenza)

Foto: Nicolò Rebecchini