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04/06/2019

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Il Manifesto

Da Pertini al «Troglo» Con Salvini, ma le premesse erano già nel PD di Renzi, siamo entrati nel «Troglocapitalismo». Un ritorno al capitalismo delle caverne, non a caso ben simboleggiato da quella più lunga, la TAV. «Troglo» potrebbe derivare, oltre che dalle caverne, dai truogoli dei maiali. Ma sarebbe una metafora diversa, anche se pertinente. In questi giorni varrebbe la pena ricordare il miglior Presidente che abbiamo avuto (mi riferisco ovviamente a Sandro Pertini), il quale abolì la sfilata militare del 2 Giugno al motto «Vuotiamo gli arsenali, riempiamo i granai». Rammentarlo oggi sembra fantascienza. Giorgio Carlin, Torino «Peace & Love» Elisabetta Trenta, ministra della difesa, M5S, giovedì scorso, in Senato, fa con la mano il gesto di "Peace&Love". I Pentastellati sono, senza dubbio, un movimento politico ambiguo e spesso molto discutibile, ma, al loro interno, ci sono singole personalità, cervelli, sensibilità e attori (nel senso di azione, agire) che dovrebbero spingere la Sinistra a chiedersi se certe posizioni, certe scelte, certi atti, così espliciti, controcorrente e radicali (soprattutto sul piano culturale), non dovrebbero, invece, essere stati ed essere i suoi, i nostri, con più evidenza, coerenza e coraggio, anche nelle sedi istituzionali, oltre che nelle piazze! Roberto Segala Negrini Sblocca Cantieri, cioè mani libere sulle città I governi italiani non amano l'Urbanistica. Tutti. È una sorta di perversione. Quella che porta ogni governo a rifiutare di approvare una nuova legge nazionale sul governo del territorio e a volere però sovvertire le leggi vigenti, attraverso decreti, deroghe, proroghe, varianti e condoni. Quella che porta ad esautorare e a indebolire sistematicamente le amministrazioni comunali e la pianificazione a cui spettano invece di diritto proprio il controllo delle trasformazioni urbanistiche. Dalle nefaste leggi berlusconiane del Piano Casa allo Sblocca Italia e ora allo Sblocca Cantieri, la parola d'ordine è deroga. Contro i lacci e lacciuoli dell'urbanistica. Questa volta la parola magica, il grimaldello per scassinare il piano è la «rigenerazione urbana». Come se fosse un miracolo di intuizione, una novità strabiliante, un colpo di genio. Per chi pratica la pianificazione la rigenerazione è invece la normalità. Attuata da sempre nel piano attraverso analisi, valutazioni, norme, meccanismi, dispositivi, compensazioni, incentivi. Riqualificare, costruire nella città già costruita, riammagliare, ristrutturare, compensare, valutando e selezionando, all'interno di una strategia complessiva, dove è necessario "rigenerare" e applicando le opportune norme. Questo è già il piano, da tempo. Mi chiedo allora che senso ha quello che propongono alcuni folli emendamenti al Decreto Sblocca Cantieri, demandando alle Regioni l'attuazione della «rigenerazione» con l'introduzione ope legis delle deroghe allo strumento urbanistico. In deroga dunque le misure premiali di incremento di volumetria, le modifiche alle destinazioni d'uso, la delocalizzazione delle volumetrie aggiuntive, l'esonero dal contributo di urbanizzazione senza assicurare giusto beneficio alla collettività. E il piano? E il diritto dei cittadini di avere una città pianificata, equilibrata, di qualità? Non mi soffermo sugli altri aspetti assai preoccupanti del Decreto (aumento del subappalto e della trattativa privata, varianti facili per le grandi opere, appalto integrato,..) e neanche sul'ultimo folle emendamento della Lega che va al di là della deroga e propone di sospendere addirittura il Codice degli appalti fino al 2020. Chiamiamolo Decreto Mani Libere sulla città, dunque. Sarebbe più giusto. Stefania Caiazzo, urbanista Napoli Politica come mercato Interessante l'analisi di Loris Caruso sul ministro dell'"inferno" e la crescita del "titolo". È per questo che bisognerebbe ignorarlo, nel bene e nel male, invece apri Facebook e trovi commenti e condivisioni indignate, ma accompagnate sempre da una foto o da un filmato del desso. Anche sul Manifesto imperversa la sua immagine (ieri in prima) e il suo cognome nei titoli (oggi due volte, ieri tre). E così si riproduce e si autoalimenta il "titolo". Basta? Patrizia Biasini, Trieste Coazione a ripetere Leggo le interviste a Viola Carofalo («Noi siamo il verbo e la vita. Tutto il resto è pura vanità») e a Nicola Fratoianni («Il Pd è il verbo e la vita. Fuori di esso non vi è salvezza») e penso che forse solo mio figlio - tra 20 o trent'anni, e se sarà fortunato - vedrà la rinascita della sinistra in Italia. Non io. Luigi Piccioni, Pisa Verdi Italiani, realismo e ipotetiche del terzo tipo Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi europei, su Il Manifesto del 31 maggio, a proposito della sua contrarietà ad un'alleanza con la sinistra, afferma: «Ci sarebbe invece molto servito eliminare il quorum iniquo e fatto apposta per tenerci fuori, tema sul quale sarebbe utile già iniziare a lavorare ora. Ci sarebbe servita una maggiore attenzione dei media rispetto alla partecipazione al voto (siamo uno dei pochissimi paesi dove l'affluenza è diminuita rispetto al 2014); una diversa interpretazione delle regole della par condicio che ci ha tenuto fuori da tutti i dibattiti e talk show (...)». Credo che linguisticamente trattasi di ipotetiche del terzo tipo o dell'impossibilità: chi comanda non lo fa e non lo possono fare neanche i Verdi. (...) Con buona pace per il disagio sociale e la crisi ambientale. Lorenzo Rossi

Foto: Festa della Repubblica, sfilata ai Fori imperiali a Roma foto LaPresse


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