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20/03/2021

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Il Manifesto

Il nodo è l'Atlantismo La situazione internazionale deve essere oggetto di un'analisi diversa da quella che è stata portata avanti anche a sinistra nel corso degli ultimi anni. La frattura non è Europa/antiEuropa come banalmente interpretato, ma la collocazione dell'Europa dentro il nuovo "ciclo atlantico" aperto con grande chiarezza dal presidente Usa in un quadro di rinnovato bipolarismo (e la questione vaccini non è secondaria come oggetto del contendere). Franco Astengo Perché in piena pandemia il mercato è intoccabile? caro manifesto, non capisco molte cose, come forse è giusto che sia. Non capisco bene le dinamiche di virologia e microbiologia, e mi fido della scienza. Non capisco bene i problemi di logistica del trasporto dei vaccini, e mi fido di chi spiega che questi vaccini vanno in frigo, quelli vanno conservati a temperature polari. Io non capisco bene come sia possibile che ci sia chi creda agli strilloni, alle dicerie, agli stregoni, ai commenti sui social network, ma mi fido di sociologi, psicologi, filosofi e chi altri voglia spiegarci la desolazione dell'uomo moderno. Ma ci sono due cose che non solo non capisco, ma mi fanno davvero rabbia, una rabbia stupita e illimitata; cerco di risolvere il mal di capo e non trovo soluzione. Com'è possibile che i brevetti dei vaccini non siano pubblici e aperti a chiunque abbia le capacità di produrne il più possibile? Com'è possibile che in un momento di crisi così generalizzata, non si parli a gran voce di redistribuzione della ricchezza? Non capisco come sia possibile la considerazione che ne deriva: che il denaro sia più sacro del corpo di donne e uomini. Il corpo di ognuno che ha in sé sia i polmoni che lo stomaco, è risaputo. E forse un cuore, e forse un cervello. Non capisco questa ideologia fondamentalista del sacro e intoccabile mercato, che ci fa sudditi e non cittadini, puntualmente condivisa dal nuovo governo. Non capisco la legge del più forte, non capisco il gioco sporco, chi prima arriva meglio alloggia, gli assi nelle maniche, la legge del branco, la bestialità del ricco contro il povero. I vaccini inviati a chi se lo può permettere, la crisi vinta da chi se lo può permettere. Non capisco. Non eravamo tutti nella stessa barca? E quindi, chi mi dà una mano con questi dubbi? Giuseppe Picheca, Praga Letta dice ius soli ma doveva dire ius culturae Il professor Enrico Letta esordisce con una gaffe nel suo nuovo incarico di segretario Pd sulla delicata questione immigrazione e cittadinanza. Riesuma l'espressione ius soli invece di ius culturae rinfocolando polemiche appena sopite: il suolo richiama gli automatismi nel concedere la cittadinanza dagli Usa per chi nasce nel suo territorio. Lo ius culturae evoca il percorso scolastico per l'integrazione sociale dei minorenni stranieri e la conoscenza della lingua e della cultura italiana per gli adulti. In proposito si era sviluppato tempo fa un clamoroso dibattito alimentato dalla destra con la bocciatura in Parlamento del progetto ius soli. Si dava per acquisita questa nuova dizione evidentemente sfuggita a Letta impegnato negli ultimi tempi ad insegnare in Francia.Come dicevano i Latini ed il professore ben lo sa, nomina sunt consequentia rerum (i nomi sono conseguenti alle cose). Angelo Ravaglia, Lugo (Ra) Reuf Islami, un omicidio sul lavoro dimenticato Omicidio di Reuf Islami: si avvicina il 19° anniversario e i cittadini é "ricordino al sindaco di ricordare". Interpellata per la ennesima volta la commissione toponomastica è evidentemente in imbarazzo; l'ultima versione registrata sarebbe questa: la commissione che si possa dedicar una strada o una piazzetta a Reuf Islami e opta per la apposizione di una targa commemorativa.La targa commemorativa pare però fosse già decisa nel 2012 ma ancora non compare. È evidente che il ceto politico locale ha altri problemi di cui occuparsi, le discussioni sulla identità del nuovo sindaco sono defatiganti per loro, persino l'assessore regionale alla sanità - nonostante l'epidemia - ha tempo ed energia per esprimere valutazioni sulla "stoffa" dei vari candidati. In uno scenario che ricorda Peter Weiss in "Congedo dai genitori" il Pd locale, convinto che la città di Bologna sia una sua proprietà, ospita una diatriba interna tra i presunti eredi. Tra questi pare oramai defilato un assessore al quale presentammo l'istanza Reuf Islami in un incontro casuale ma chiaro, a latere di un convegno comunale sulla sicurezza sul lavoro nel marzo 2018, ottenendo assicurazioni di interessamento. Non se ne è fatto nulla: il "palazzo" preferisce continuare a rimuovere l'omicidio sul lavoro di Reuf Islami; evidentemente risulta più economico rimuovere un evento che riguarda la sicurezza sul lavoro, il sistema degli appalti (i lavori del cantiere mortale erano eseguiti su committenza della Università di Bologna) ma anche la politica dell'immigrazione (Reuf era infatti - al momento dell'omicidio - un lavoratore immigrato albanese "san papier").Noi ricorderemo ancora Reuf e tutte le vittime del lavoro il 21 marzo 2021. Invitiamo cittadini ed associazioni che lo ritengano utile e giusto "ricordare" al signor sindaco con e-mail la necessità di evitare, anche da parte delle istituzioni, ogni forma di rimozione e di amnesia politica. Vito Totire, Bologna, Rete per l'Ecologia sociale Soberana, il vaccino cubano bene comune È ormai certo che Cuba entrerà presto negli ancora pochi paesi produttori di vaccini contro il Covid-19. Si chiamerà Soberana ed è il frutto del centro di ingegneria genetica e biotecnologia dell'Avana. Non avevamo dubbi, visti i precedenti successi nel campo della medicina e nella ricerca farmacologica riconosciuti dagli organismi internazionali competenti in materia. Ancora più stupefacente, a nostro avviso, è che questo piccolo Paese, di 11 milioni di abitanti, da 60 anni sotto un embargo voluto dagli Stati Uniti, con una economia privata dalle risorse che provengono dal turismo, ci sia arrivato così presto. Questo vaccino potrà arrivare anche ai paesi poveri perché è qui che l'internazionalismo di Cuba fa la differenza, così come dimostrano le migliaia di medici cubani sparsi un po' ovunque nel mondo e così come abbiamo constatato di persona nel 2000, al nostro primo viaggio a Cuba, quando facemmo una breve visita all'Ospedale Pediatrico di Tararà, dove venivano curati i bambini ucraini e bielorussi colpiti dalle radiazioni durante l'incidente nella centrale nucleare di Chernobil. Raimondo e Graziella Magnani