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24/06/2020

COME TRASFORMARE LA VECCHIA BUROCRAZIA NELLA NUOVA BUROFILIA

MF - Angelo De Mattia

CONTRARIAN
Nei prossimi giorni si potrà iniziare a valutare li effetti degli Stati Generali, essendo non lontane le decisioni che il governo dovrà assumere su temi importanti da lui stesso annunciati quali un possibile taglio dell'Iva, un intervento sul cuneo fiscale e, soprattutto, la semplificazione amministrativa, per non parlare di Ilva, Autostrade e Alitalia. Attraversa, con maggiore o minore ampiezza e intensità, tutte le scelte da compiere la cosiddetta sburocratizzazione. L'obiettivo, forse utopistico, è quello di arrivare a un assetto che non si denomini più «burocrazia», che richiama il cratos, il potere del bureau, dell'ufficio, bensì «burofilia», il carattere amichevole, di apertura delle strutture amministrative nei confronti dell'utenza. In questo quadro, è fondamentale una rivisitazione dei procedimenti e degli atti conclusivi, a cominciare dalle autorizzazioni, dalle concessioni e dalle gare per l'appalto di servizi pubblici. Date le ragioni di urgenza, in questo campo si potrebbero adottare, anticipatamente, specifiche misure anche facendo astrazione da una generale revisione. Ciò riguarda, per esempio, la rivisitazione del codice degli appalti, cosa che non significa affatto imboccare la strada del lassismo e della deregolamentazione. Le prescrizioni europee al riguardo potrebbero costituire un importante punto di riferimento. Assumere il modello Genova è condivisibile solo muovendo dal presupposto del riconoscimento dell'eccezionalità dell'opera e del concorso straordinario di imprese di rango internazionale e di progettazioni che si è potuto realizzare e che, ovviamente, non è un esempio trasponibile nella sua interezza proprio per l'accennata straordinarietà. Ma occorrerà intervenire non solo con misure straordinarie, anche di tipo commissariale, per fronteggiare i casi che stanno diventando di somma urgenza, e in ogni caso nei rami bassi, ma anche con la progettazione di interventi sui rami alti dell'amministrazione pubblica, a cominciare dal modo in cui si decide, dalla necessità di programmare, sia l'operatività, sia le strategie, dai controlli di gestione, dalla distribuzione di competenze da valutare per risultati. Una riconsiderazione che appare necessaria riguarda i rapporti tra responsabilità politica e responsabilità amministrativa dopo la non brillante prova che finora ha dato la riforma a suo tempo introdotta. Cruciali sono, poi, la selezione del personale, la sua motivazione, la sua responsabilizzazione. Inutile, altresì, soffermarsi su di un punto ormai condiviso diffusamente: una riforma organica, strutturale dell'amministrazione esige anche una riforma della legiferazione, essendo non di rado le disfunzioni della prima importate dalla seconda. Insomma, non è pensabile che su di una materia sulla quale si è cimentato, purtroppo con grami risultati, il fior fiore dei giuristi, a cominciare da Massimo Severo Giannini, e degli studiosi di organizzazione, in quattro e quattr'otto si possano conseguire dei successi, attraverso l'emanazione di un decreto. Ma ciò non toglie che, accanto a misure di immediata applicazione, non si debbano creare le basi per una generale riforma. L'aspetto delle responsabilità sotto il profilo giuridico va affrontato cum juicio: l'esonero per il funzionario pubblico da responsabilità, anche erariali, se non per dolo, ma anche per colpa grave, è una strada da percorrere, anche se non facile, non potendosi immaginare di introdurre uno scudo che copra illeciti. Vedremo quale sarà la scelta del governo, alla quale dovrebbe comunque seguire un confronto aperto in sede parlamentare. Ci si dovrebbe chiedere se questa non sia anche l'occasione, dopo che anche il presidente della Consob Paolo Savona ha affrontato questo tema, per avviare una riforma pure delle Autorità di regolazione, controllo e garanzia, in particolare operanti nel credito e nel risparmio, da circa venti anni inutilmente all'ordine del giorno. (riproduzione riservata)