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17/07/2021

Colpo di scena sulle Terme Forse un’altra proroga a Lapolla

Il Tirreno - Emanuela Ambrogi

Un lungo dibattito tra amministrazione e opposizioni per decidere insieme quali strade percorrere bagni di lucca
Emanuela Ambrogibagni di lucca. Un tavolo tra amministrazione comunale e opposizioni per decidere insieme quali strade percorrere per evitare la chiusura delle Terme. Tra le altre ipotesi, non è del tutto esclusa quella di riavviare un rapporto con il gestore Vittorio Lapolla per arrivare a un' ulteriore proroga. Anche perché i molti ospiti stranieri arrivati anche per usufruire delle Terme non risparmiano commenti dispiaciuti sui social, con un danno di immagine pesante per una cittadina di vive sostanzialmente di turismo. Urge quindi riaprire subito lo stabilimento chiuso, in un modo o nell'altro. Poi si procederà con nuove trattative e bandi, alla stesura dei quali i gruppi di opposizione hanno chiesto di partecipare. Non ci sono invece prospettive per una gestione diretta da parte del Comune, né si hanno certezze per il posto di lavoro delle nove dipendenti licenziate. Nel Casinò di Ponte a Serraglio non sono bastati i trenta posti distanziati preparati per accogliere le persone interessate a assistere al consiglio straordinario. Tante persone sono rimaste in piedi sulla terrazza. Tra loro anche Lapolla e le nove dipendenti. Il sindaco ha espresso preoccupazione per le lavoratrici e per gli stabilimenti. «Ogni giorno in più di chiusura - ha detto - aggrava sia la situazione delle terme che i contatti con i nuovi possibili soggetti interessati. Ma solo dopo la restituzione al Comune dell'immobile sarà possibile trattare e trovare una soluzione. Se necessario ci sarà il recupero forzato» .L'assessore Carlo Giambastiani ha poi ripercorso le tappe che hanno portato alla chiusura, dall'affidamento della prima concessione degli stabilimenti al Villaggio Globale nel 1998 oggi. Dal Villaggio le Teme passarono sotto la guida della famiglia Mazzei e dal 2014 a Lapolla. Dal 1998 si sono succedute le amministrazioni di Antonio Contrucci, Giancarlo Donati, Massimo Betti e ora Paolo Michelini. Secondo Giambastiani sono tanti i punti oscuri e di dubbia interpretazione, come i cinque milioni e mezzo all'epoca arrivati per il rilancio del colle termale ma non investiti nel patrimonio termale. O la proposta impercorribile fatta da Betti nel 2014, quando chiese un affidamento di cinquant'anni a Lapolla. Nel mirino dell'assessore poi la qualità degli interventi e gli sprechi negli altri stabilimenti, come il San Giovanni «dove sono stati fatti lavori in cartongesso, là dove ci sono vapori acquei e una costante e forte umidità. Ora è tutto fuori uso» .Secondo Giambastiani, dopo la gestione Mazzei alle terme non sono stati più fatti lavori importanti o se, sono stati fatti, Lapolla non ha compilato una precisa e dovuta relazione. Casa Boccella e lo stabile Jean Varraud si trovano ora in brutte condizioni e necessitano di interventi consistenti. Grande per l'assessore anche l'errore dell'ex sindaco Betti di consentire la creazione di un'unica società con un solo bilancio per due attività diverse, un albergo di proprietà privata e una società di gestione di un bene pubblico. Da parte sua il sindaco ha chiarito l'impossibilità di assumere in via diretta le dipendenti della società unica di Lapolla, mentre l'assessore Antonio Bianchi ha sostenuto che non può essere la società in house Base (non più di completa proprietà del Comune) ad accollarsi la gestione diretta. L'intervento più incisivo, dopo le critiche dei consiglieri Massimo Betti e Claudio Gemignani, soprattutto per i bandi onerosi pubblicati con troppo ritardo dalla giunta Michelini, è stato quello di Giulia Mariani: «Urge una soluzione. Occorre un tavolo per capire bene cosa fare e chiediamo di essere coinvolti nella stesura di un nuovo bando» . La proposta, accolta, è stata sostenuta anche da Betti, Gemignani e Laura Lucchesi. Il consigliere di maggioranza Marco Pelagalli ha quindi spiegato che l'accreditamento con la Asl per le cure termali deve essere fatto dal nuovo, con una spesa che al momento le finanze del Comune non possono permettersi. -© RIPRODUZIONE RISERVATA