scarica l'app
MENU
Chiudi
31/07/2020

Colpo al Pd: a processo l’ex renziano Luca Lotti

Libero - CRISTIANA LODI

Accusato anche di rivelazione di segreto d'ufficio. In aula il 3 ottobre
Il dem avrebbe spifferato all'ex amministratore delegato di Consip che i giudici stavano indagando sulla stazione appaltante
■ Caso Consip: a processo l'ex ministro renziano Luca Lotti. Rivelazione del segreto d'ufficio, l'accusa numero due, che va a sommarsi al favoreggiamento. Reato già contestato in un altro filone della stessa inchiesta, con tanto di rinvio a giudizio. Il prossimo 3 ottobre, data della prima udienza, tutto potrebbe essere unificato in un unico procedimento davanti al collegio dell'ottava sezione penale. Stando ai magistrati di Roma, il deputato Pd sarebbe colpevole di avere spifferato all'ex amministratore delegato dell'azienda che gestisce gli appalti pubblici, Luigi Marroni, che la magistratura stava indagando sulla stazione appaltante. A giudizio insieme con Lotti, anche Emanuele Saltalamacchia, il generale dei carabinieri sotto accusa per gli stessi reati: favoreggiamento più rivelazione del segreto d'ufficio. Ben due giudici, in questa vicenda, hanno deciso di mandare a processo gli indagati nonostante altrettante procure (ossia l'accusa) avessero chiesto il non luogo a procedere. «Sono sorpreso» commenta l'avvocato dell'ex ministro, Franco Coppi. «Il reato non c'è», assicura il difensore. «Speriamo di avere più fortuna davanti ai giudici della ottava sezione collegiale». Nessuna sorpresa invece per l'imputato: «sapevo che il processo doveva cominciare» dice Luca Lotti. «C'è un secondo capo di imputazione per il quale la procura aveva chiesto l'archiviazione, ma è andata com'è andata. Affronterò il processo con la tranquillità e la serenità di chi sa che si difenderà, per raccontare la verità». L'INCHIESTA Di fatto la posizione processuale dell'ex ministro allo Sport del governo Renzi, si aggrava. Il suo è fra i nomi eccellenti della maxi-inchiesta sul Consip. Un intricatissimo caso che tira in ballo politici, imprenditori, manager e amministratori pubblici, giornalisti e vertici dell'Arma, oltre agli stessi magistrati inquirenti e al padre dell'ex premier Renzi, Tiziano. Comincia tutto a fine dicembre 2016, quando le agenzie di stampa scrivono che l'imprenditore Alfredo Romeo è indagato dalla procura di Napoli (Henry John Woodcock) per associazione per delinquere e corruzione. Con Romeo risulta iscritto Marco Gasparri, direttore Sourcing Servizi e Utility di Consip. Fino a questo momento, non c'è "uomo della strada" che sia interessato o forse conosca la società del ministero dell'Economia che opera per la gestione degli acquisti di beni e servizi per conto della pubblica amministrazione. E che invece, di lì a poco, finirà per incidere sulla politica e la magistratura. Che come noto viaggiano a braccetto. Quell'inverno di quattro anni fa, le indagini si focalizzano sul cosiddetto appalto per il Facility management (Fm4) indetto da Consip nel 2014 per l'affidamento dei servizi gestionali di uffici pubblici, università e centri di ricerca: valore 2,7 miliardi di euro. Secondo la procura, Gasparri (poi rimosso dall'incarico) avrebbe spifferato notizie riservate, per avvantaggiare le società riconducibili a Romeo, in cambio di cosa? Tangenti versate dallo stesso imprenditore. A fine anno, i pm di Napoli, in una intricatissima ragnatela di accuse e fughe di notizie, hanno iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d'ufficio e altri reati a vario titolo, ministri, amministratori pubblici e vertici dell'Arma, fra i quali Lotti e Saltalamacchia, appunto. ACCERTAMENTI Questo filone viene chiuso dai pm il 3 marzo scorso. Qualche giorno prima, è il 17 febbraio, il gip di Roma, Gaspare Sturzo, aveva disposto nuovi accertamenti (con un supplemento di indagine) anche nei confronti di Tiziano Renzi, padre dell'ex capo del governo. Traffico di influenze illecite, il reato contestato. Tra gli indagati ancora al vaglio dei pm di piazzale Clodio, figurano, tra gli altri, l'imprenditore Carlo Russo per turbativa d'asta (e già a processo per favoreggiamento). Quindi Alfredo Romeo, l'ex parlamentare del Pdl Italo Bocchino (corruzione e turbativa d'asta), l'ex ad di Grandi stazioni Silvio Gizzi, quello di Consip Domenico Casalino e il dirigente Francesco Licci (turbativa d'asta per il terzetto). Al centro del caso Consip resta Luca Lotti. L'ex ministro nega come ha sempre fatto: «non ho mai parlato dell'inchiesta a Luigi Marroni. Lo escludo categoricamente, anche perché non potevo riferirgli ciò che io non sapevo», aveva dichiarato all'udienza preliminare del 24 giugno 2019. Il gip Clementina Forleo, aveva risposto mandandolo a processo per favoreggiamento. Oggi si replica e con una ulteriore accusa.