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01/07/2021

Colpe e caratteristiche del C odice degli appalti

La Ragione - Rocco Todero

La discrezionalità si accompagna alla responsabilità
I ritardi vanno combattuti soprattutto sul fronte della tempestività e qualità della progettazione
Con cadenza periodica riaffiorano le critiche al vigente Codice dei contratti pubblici, responsabile, secondo i suoi principali detrattori, dei ritardi nella realizzazione delle opere infrastrutturali necessarie alla modernizzazione del nostro Paese. Per uscire dall'impasse qualcuno ha persino proposto d'abolire del tutto la normativa nazionale in vigore e d'applicare le sole direttive comunitarie. Il che vorrebbe dire, però, riconoscere alle amministrazioni la facoltà di assegnare in via diretta, e senza previa celebrazione di alcuna gara pubblica, appalti di lavori e concessioni sino a 5 milioni 225mila euro e appalti di servizi sociali sino a 750mila euro. Un potere discrezionale immenso in mano a poteri pubblici che già oggi, secondo una rilevazione del "Sole 24 Ore", hanno potuto affidare - in virtù di recenti modifiche al Codice degli appalti e nel solo secondo trimestre del 2020 - lavori in via diretta per più di un miliardo di euro e lavori con procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando per complessivi cinque miliardi di euro. Non vi è dubbio che le gare d'appalto debbano essere ripulite da tutti quei formalismi inutili che non contribuiscono a individuare un'offerta tecnica ed economica seria e conveniente proposta da un'impresa affidabile. Non si può, però, riconoscere alle amministrazioni la facoltà di esercitare una discrezionalità prossima all'arbitrio che si faccia beffe dei princìpi d'imparzialità, trasparenza e tutela della concorrenza che trovano copertura nella nostra Carta costituzionale anche per gli appalti cosiddetti "sotto soglia". Il disinteresse dell'Unione europea per tali ultime procedure si giustifica, infatti, con la ragionevole presunzione dell'irrilevanza per le imprese straniere di appalti nazionali di modesto valore, e non già con il disconoscimento della tutela della parità di trattamento e della concorrenza anche in ambito statale. Né vale accusare la giustizia amministrativa di andare oltre i ragionevoli tempi del processo, se solo si considera che dall'ultima relazione annuale del Consiglio di Stato emerge come in materia d'appalto l'intero contenzioso si concluda in meno di un anno. È certo che i tempi potrebbero ridursi ancora con l'istituzione di sezioni dei Tribunali amministrativi unicamente dedicate agli appalti - quanto meno limitatamente all'attuazione del Recovery Fund - o con l'introduzione di nuove norme processuali, ma deve essere chiaro che il ritardo della realizzazione delle opere pubbliche va combattuto soprattutto su altri fronti. Di certo su quello della tempestività e qualità della progettazione definitiva, che troppo spesso costringe a iniziare le procedure d'affidamento con eccessivo ritardo rispetto ai programmi e ad affrontare varianti in corso d'opera cui segue l'interruzione dei lavori anche per anni.