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13/07/2021

Collot (Potere al Popolo) «Salario minimo a 9 euro o niente appalti pubblici»

Gazzetta di Modena

VERSO LE ELEZIONI/1
BOLOGNA. Il Comune di Bologna può dare un contributo alla lotta alla precarietà e al lavoro nero. Come? «Reinternalizzando tutti i servizi» e stabilendo «un salario minimo di 9 euro l'ora come condizione indispensabile per partecipare agli appalti pubblici». Facendo così anche da laboratorio a livello nazionale. Ne è convinta la candidata sindaca di Potere al popolo, Marta Collot, che in questi giorni ha incontrato, tra gli altri, i lavoratori di Tper e ha partecipato alle contestazioni, a Bologna, al ministro dell'Istruzione e a quello per la Transizione ecologica. Giovedì sera, in San Donato, Collot si è confrontata coi lavoratori e i sindacati di base di vari settori strategici della città, dai servizi alla persona a quelli della logistica. Al centro dell'incontro, la sua idea di 'Bolognacittà pubblica', che parte dalla lotta al lavoro nero e alla precarietà, "addirittura nel pubblico impiego", e dalla modifica degli appalti. E qui Collot pone un tema, quello, appunto, del salario minimo: «Pretendiamo- dice- che sia almeno di 9 euro all'ora. Questa deve essere una condizione per chi vuol partecipare agli appalti pubblici, e siamo convinti che il Comune debba fare la sua parte, invertendo la strada intrapresa dalle ultime amministrazioni". Non solo, ma dovrebbe potenziare i controlli, assumendo "ispettori del lavoro per mettere fine alla catena di precarietà e salari da fame». Davanti ai delegati sindacali (Usb e Si Cobas), a San Donato Collot si rivolge anche al candidato sindaco dem, Matteo Lepore. «Non ci stupisce che l'Emilia-Romagna sia risultata sul podio per lavoro nero e false cooperative». D'altronde, rincara, «non basta una mascherina rosa per cancellare il fatto che il Pd sia il partito del Jobs Act, e che ora sia al governo con chi liberalizza ulteriormente gli appalti e sblocca i licenziamenti»La proposta di Potere al popolo per Bologna è «molto diversa da quella attuale fondata sullo sfruttamento», e soprattutto «diametralmente opposta alla vetrina per turisti al centro della Valle della logistica». --