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17/04/2020

Colao in condizioni di debolezza

ItaliaOggi - DOMENICO CACOPARDO

È a capo di una Commissione pletorica concepita proprio per riuscire a non farlo lavorare
Le alternative? O un posto da ministro oppure le dimissioni
Certo, votando il 4 marzo 2018, gli italiani non potevano immaginare che il parlamento appena eletto avrebbe dovuto affrontare 21 mesi dopo una delle prove più dure della storia, pari alla Prima e alla Seconda guerra mondiale. Se lo avessero immaginato, probabilmente, non avrebbero eletto la più scombinata, incompetente, ignorante, disadattata combriccola di politicanti di una generazione priva di formazione, di senso civico, di consapevolezza di cosa era l'Italia, di quali sacrifici era costato renderla grande come era, di quanto fosse cruciale in Europa prima che ne fosse spazzata via, nel '92-'94 la classe dirigente che l'aveva condotta al 4° posto nella classifica delle potenze mondiali, con riferimento al Pil. Purtroppo, per quei casi della vita nei quali il peggio che si possa temere poi si avvera, mettendo a terra tutti coloro che ci capitano, gli incompetenti, irresponsabili, stupidi (importante categoria umana sempre presente in ogni organizzazione complessa, fi guriamoci tra 60 milioni di donne e di uomini), si sono trovati al governo per un'alchimia politica di terzo conio, evitare cioè le elezioni generali per impedire che un altro componente della brigata di cui sopra, favorito dai sondaggi conquistasse la maggioranza parlamentare e ciò cui ambiva e ambisce: il potere. Ora, lo spettacolo della Repubblica italiana di questi mesi è, come naturale, polivalente. Accanto a sciocchezze imperdonabili e a errori colossali, di cui risponderanno (eccome risponderanno) accomunati nel medesimo destino, maggioranza nazionale e maggioranze regionali, si sono confermati i caratteri eroici di tanti italiane e italiani, nel settore sanitario e negli altri settori coinvolti. Non a caso l'ultimo numero del Magazine del New York Times, letto in tutto il mondo, apre con un ampio servizio fotografi co sulla reazione degli italiani all'attacco del Covid19, descritti come infaticabili protagonisti di una lotta condotta - come sempre - con mezzi insuffi cienti. Ma ora che ci avviciniamo all'appuntamento ineludibile con il lockdown, emergono con sempre maggiore evidenza l'inidoneità della compagine governativa rispetto a decisioni di importanza cruciale per il futuro. In queste settimane, è emersa in modo inoppugnabile l'avvenuta distruzione della pubblica Amministrazione, a causa di errate immissioni ai vertici, di errate normative. Un tutto che determina un'Amministrazione a operatività zero. Il culmine della follia, già più volte denunciato su queste colonne, è il codice degli appalti defi nito da Delrio - l'Attila dello Stato repubblicano. Di certo, un governo di mediocri non poteva che poggiare su altri mediocri. E non c'è ragione per non ricordare le pessime «performances» del presidente dell'Inps, uomo a 5Stelle, di Angelo Borrelli, a capo della Protezione civile e di Domenico Arcuri, indicato come supercommissario prima di dimostrarsi un ipocommissario. Tutta gente, questa del governo, che non ha mai dovuto misurarsi o utilizzare un vero gran comis, intorno al quale le relazioni amministrative erano e dovrebbero essere tali, da permettergli di governare qualsiasi emergenza. Non potevano chiamare dei numeri 1, giacché sono tutti, più o meno dei numeri 20, premier compreso. Nel 1969, fui chiamato al gabinetto del ministro della ricerca scientifi ca. Primo incarico del genere. A palazzo Chigi era presidente Mariano Rumor e governava Franco Piga, un colosso dell'Amministrazione e del consiglio di Stato. Al ministero venne presentato un progetto avveniristico di ferrovia ad alta velocità predisposto (credo: cito a memoria) dal Politecnico di Milano su fi nanziamento del Cnr. Il ministro non sapeva che fare. Se passare il documento al ministero dei trasporti o di farne oggetto di discussione parlamentare. Fui incaricato di parlarne con Piga, che mi spiegò, senza mezzi termini: «Se non sai che pesci prendere, costituisci una commissione.» E così fu. Ho ricordato quest'episodio, pensando alle varie, troppe e pletoriche, commissioni costituite dal governo Conte in questa diffi cile temperie. Più gente chiami, più dimostri che non hai idea di cosa fare e che, perciò, speri di scaricare le tue responsabilità sui tuoi consulenti. In particolare, stupisce l'ultima delle commissioni. È presieduta da Vittorio Colao, prestigioso manager italiano con esperienze internazionali di grande successo. Si chiama «task force fase 2» e dovrebbe guidare il percorso per l'uscita dalla fase 1, con relativo lockdown. È composta da una quindicina di componenti, a dimostrazione che, nel costituirla, Giuseppe Conte si è preoccupato degli equilibri politici, il che signifi ca, in soldoni, delle esigenze dei 5Stelle, ormai ufficialmente noti per incapacità e irresponsabilità. Mi chiedo, come tanti altri si chiedono, perché Colao abbia accettato la direzione di un improbabile comitato sul quale non gli è consentito di svolgere quel compito di guida che gli è congeniale. E fermamente credo che, a meno di subire il fatale condizionamento dell'ignoranza sulla conoscenza, o di ragioni non uffi ciali, Colao non solo non potrà svolgere il compito affidatogli (un compito, peraltro, piuttosto confuso) ma che, da professionista di primo piano qual è, trarrà presto le dovute conclusioni. A meno di uno showdown che gli consegni i poteri di cui dovrebbe disporre. Si parla di una sua nomina (caldeggiata dall'unica intelligenza politica ancora presente nella maggioranza, Matteo Renzi) a ministro della ricostruzione. Colao ha un'esperienza tale da consentirgli di avvertire puzza di trappola, quando ci sarà. Sappiamo bene che Conte e compari grillini cercano un capro espiatorio su cui scaricare tutte le loro incapacità e ineffi cienze. Lo sa anche Colao. Ogni giorno che passa ci avvicina al 4 maggio, alla fi ne della fase 1. E ogni giorno che passa ci avvicina alla constatazione dei danni di cui sono stati capaci il governo nazionale, i governi regionali e, per la loro rilevante parte, i grillini. Roma non è presidiata da nessuna personalità capace di affrontare con coraggio la situazione e aprire una fase nuova con personale politico nuovo, da tempo in panchina. Certo, verrà il momento in cui Draghi sarà chiamato a guidare l'uscita dalla crisi. Ma sarà tardi. Purtroppo. © Riproduzione riservata

In queste settimane, è emersa in modo inoppugnabile l'avvenuta distruzione della pubblica Amministrazione, a causa di errate immissioni ai vertici, di errate normative. Un tutto che determina un'Amministrazione a operatività zero

Roma purtroppo non è attualmente presidiata da nessuna personalità che sia capace di affrontare con coraggio la situazione e aprire una fase nuova con personale politico nuovo, che pure esiste ma che, da troppo tempo, è costrfetto a stare in panchina