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22/08/2020

Codice degli appalti, la causa di Acam e Iren alla Corte Costituzionale

Il Secolo XIX - Sondra Coggio

Sondra Coggio / La SpeziaSarà la Corte Costituzionale a stabilire se abbiano ragione Acam e Iren oppure Anac. I concessionari del servizio idrico e fognario provinciale sostengono che le nuove regole dell'anticorruzione in materia di appalti siano «lesive» e anche «illegittime». L'autorità nazionale, al contrario, ritiene che la battaglia sia perfino prematura, essendo a oggi le linee guida «non vincolanti».Il nodo sta tutto nell'applicazione dell'articolo 177 comma 1 del codice appalti. C'è un passaggio che prevede «l'obbligo di affidamento a terzi dell'80% dei contratti di lavoro, delle forniture e dei servizi, da parte dei concessionari scelti senza gara» e che fissa «un termine di 24 mesi entro il quale adeguarsi». Acam Iren opera in forma diretta. È fra le 6500 titolari di concessioni, molte proprio nel settore idrico, interessate dalla nuova norma. Lo spirito di Anac è quello di rimettere sul mercato interi settori che «sono stati spesso sottratti al confronto competitivo». Per questo propone di mettere a bando «tutti i contratti di importo pari o superiore ai 150 mila euro». La paura di Acam Iren è che la richiesta di «mettere a gara quelle prestazioni che oggi sono eseguite direttamente, con impiego di mezzi proprie e di dipendenti» comporti poi la conseguenza di dover «dismettere parte del patrimonio e licenziare un gran numero di lavoratori, senza garanzia alcuna che possano essere ripresi in carico dai futuri affidatari delle prestazioni». Certo è che se dovesse passare la linea dell'anticorruzione il polo Acam Iren dovrebbe cambiare pelle, mettendo a gara la quasi totalità dei servizi. I concessionari spezzini chiedono che si discuta ora, lamentano «la lesività immediata e diretta» delle nuove regole. Anac sostiene che non sia così. Il primo ricorso, quello firmato da Acam, era stato respinto dal Tar del Lazio, competente in quanto l'anticorruzione ha sede a Roma. I giudici romani avevano giudicato inammissibile il ricorso con il quale si chiedeva proprio l'annullamento delle linee guida di Anac. A loro avviso aveva ragione l'anticorruzione, nel dire che la questione spezzina avrebbe dovuto essere affrontata solo in sede di applicazione delle nuove linee, in quanto potevano «essere prese in considerazione esigenze particolari».Iren non ha condiviso, è ripartita dalle questioni costituzionali già sollevate in primo grado ed ha impugnato a Roma. Solo che i giudici del Consiglio di Stato, considerato che la questione è la stessa già discussa al Tar, e che già risultava aperta una questione di costituzionalità, ha scelto di disporre la sospensione del processo, fino all'esito del pronunciamento della Corte Costituzionale. Per dare un'idea di quanto la questione sia complessa, basta il numero di avvocati messi in campo. Quattro per Acam, tre per Iren, altri tre per Utilitalia, che al Tar si è schierata con i concessionari spezzini. Secondo Iren, Anac avrebbe violato gli articoli 1, 3 comma 1, 4, 35 e 36, 41, 42 e 76 della Costituzione. Le linee guida prevedono alcune deroghe, ma solo per i soggetti ai quali le concessioni «siano state affidate con la formula della finanza di progetto o con gara pubblica secondo il diritto europeo». Non è il caso spezzino. --© RIPRODUZIONE RISERVATA