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28/04/2021

Codice appalti, subito il Dl e riforma finale nel 2022 Cabina di regia a Chigi

Il Sole 24 Ore - G.Sa.

INFRASTRUTTURE
Oltre alle riforme legislative, digitalizzazioni e riduzione delle stazioni appaltanti
ROMA

Sarà una riforma in due tempi quella del codice degli appalti. Subito gli interventi urgenti per consentire la velocizzazione dei progetti del Pnrr (fra cui la proroga di numerose norme del Dl 76/2020), poi una legge delega (da approvare entro fine anno) con i decreti legislativi e la riforma definitiva al traguardo nel 2022.

Questo cronoprogramma dovrebbe trovare d'accordo tutti e dovrebbe contribuire a svelenire un tema che vede le forze politiche fortemente divise. Anche sugli obiettivi l'indicazione è generica ma chiara: «La semplificazione deve avere a oggetto non solo la fase di affidamento, ma anche quelle di pianificazione, programmazione e progettazione». Su questo punto un'indicazione netta riguarda la Via: ci sarà una procedura speciale e una commissione Via speciale per le opere del Pnrr, a conferma di quanto anticipato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore.

Le frasi del Pnrr sono scritte con il bilancino: non si parla di abolizione del codice appalti (tecnicamente sarebbe impossibile, salvo scriverne un altro) ma la legge delega promette ai primi due punti una riscrittura in profondità: «riduzione e razionalizzazione delle norme in materia di appalti pubblici e concessioni» e «recepimento delle direttive europee, integrate in particolare là dove non immediatamente esecutive». Ovviamente l'Europa non può piacere solo da un verso, quindi c'è anche il «tendenziale divieto» delle proroghe di concessioni.

La parte più rilevante è ovviamente quella che finirà nel decreto legge a maggio, con l'obiettivo di convertirlo a luglio. Una prima parte prorogherà le norme del decreto legge semplificazioni del luglio 2020. In particolare, arriveranno al 2023 la semplificazione delle verifiche antimafia e i protocolli di legalità, la conferenza di servizi veloce, la limitazione delle responsabilità per danno erariale, l'istituzione del collegio tecnico consultivo, l'individuazione di un termine massimo per l'aggiudicazione dei contratti, le misure per il contenimento dei tempi di esecuzione del contratto.

Ma fuori delle riforme legislative il governo intende adottare in quattro direzioni una robusta azione amministrativa che forse è la cosa più innovativa della proposta contenuta nel Pnrr. Si dice infatti che non richiedono un provvedimento legislativo ma vanno comunque portati a termine: 1) l'avvio a Palazzo Chigi dei lavori della cabina di regia per il coordinamento della contrattualistica (articolo 212 del codice degli appalti), 2) la riduzione del numero e la qualificazione delle stazioni appaltanti, 3) il potenziamento dei database di tutti i contratti presso l'Anac, 4) la semplificazione/digitalizzazione delle procedure delle centrali di committenza e l'interoperabilità dei relativi dati.

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L'indicazione del Pnrr per la valutazione di impatto ambientale è una procedura e una commissione speciali

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imagoeconomica


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Progetti veloci. --> Riforma in due tappe per il codice degli appalti