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20/06/2020

Codice appalti, revisione di Colao

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

Il piano presentato al governo prevede per le opere strategiche l'applicazione delle direttive Ue
Commissari straordinari solo in caso di pressione sociale
Superamento del codice dei contratti attuale per uno fondato sui principi Ue; applicazione delle direttive europee con integrazioni per le parti non auto-applicative; distinzione della disciplina delle concessioni rispetto a quella in materia di appalticodice appalti, ancorché in un'ottica puntata soprattutto sulle grandi infrastrutture strategiche. Si dice espressamente di «pensare concretamente ad un superamento del Codice dei contratti in vigore, su cui vi sono ampi giudizi critici» e a una riscrittura dello stesso «in un complessivo bilanciamento di principi-interessi (ad esempio, polo della legalità verso il polo dell'effi cienza)». In tutti i casi nei quali si è privilegiata una sola delle esigenze contrapposte, si nota nella scheda, si è ottenuto un effetto positivo immediato lungo quella direttrice, rapidamente compensato dalla reazione opposta. C'è la consapevolezza che la riscrittura del codice «richiede un tempo non breve, con la probabile costituzione di commissioni di esperti, che mal si concilia con la necessità di rilancio immediato delle infrastrutture», un riferimento (alle infrastrutture) che conferma che a quelle il piano guarda, trascurando il resto (95%) delle opere di medio e piccolo taglio. Si preconizza quindi la distinzione netta fra disciplina degli appalti e quella delle concessioni, ma soprattutto un modello «Direttiva+integrazione minima» che sembra essere sperimentale e indirizzato alle opere strategiche (tipicamente quelle dei settori speciali) al fi ne di non attendere il varo di un nuovo codice. In questo disegno l'effetto prevedibile rimane quello dell'ampliamento della «peculiarità» della disciplina dei settori speciali (acqua, energia, trasporti, porti e aeroporti). Per i progetti di natura infrastrutturale si ipotizza di: «Applicare tel quel alle infrastrutture «di interesse strategico» le direttive europee; di integrare le direttive europee per le sole porzioni in cui esse non sono auto-applicative; di rivedere parallelamente la normativa in un nuovo codice, basato sui principi delle direttive europee. Non sembra chiaro, in questo contesto, come si colmerebbe il vuoto di disciplina per la fase esecutiva del contratto, una disciplina che è quasi del tutto assente dalle direttive. Per quanto riguarda i commissari straordinari nel piano si rileva che «norme speciali o emergenziali e commissariamenti non danno risultati positivi concreti se non in casi condizionati da alti livelli di pressione sociale (due esempi: Expo2015 e Ponte di Genova)». Se ne deduce che fuori da situazioni di estrema criticità ed emergenza questo modello non andrebbe adottato. © Riproduzione riservata

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