MENU
Chiudi
27/11/2018

CODICE APPALTI DA RISCRIVERE E SEMPLIFICARE

Il Trentino

di Francesco Jori urocrati-macchina e politici-bambini". Un secolo e mezzo dopo, rimane tristemente attuale la bruciante diagnosi sull'Italia espressa da uno storico napoletano all'indomani della nascita dello Stato unitario. La maxi-inchiesta aperta dalla procura di Gorizia su decine di cantieri del Nordest ne ripropone un'ennesima conferma. Al di là di come è destinata a concludersi, e delle eventuali responsabilità che ne emergeranno, la vicenda rispolvera un problema di antica data e che però continua a rimanere ignorato. ■ l'esistenza di una normativa sugli appalti che lungi dal prevenire e perseguire la corruzione, finisce paradossalmente per agevolarla, a causa di una perversa alleanza tra ottusa burocrazia e mediocre politica. È ineccepibile la diagnosi proposta dal presidente dei costruttori veneti Giovanni Salmistrari: le regole in materia sono talmente ottuse e ingarbugliate, che neppure gli addetti ai lavori riescono ad applicarle. Sotto processo, prima ancora di possibili corrotti & corruttori, andrebbe messo in realtà il codice degli appalti in vigore dal 2016, i cui limiti sono messi a nudo già da pochi ma eloquenti numeri: 220 articoli, 1.354 commi, 743 lettere, 32 sottopunti, 25 allegati; tradotti in un autentico Mississipi di testo composto da oltre 130mila parole per un totale di 770mila caratteri, spazi esclusi. Un'autentica giungla normativa, che lungi dal semplificare la vita a chi opera nel settore, da chi affida i lavori a chi li esegue, finisce per dare vita a una micidiale zavorra: è sempre Salmistrari a spiegare che l'Ance, l'associazione da lui presieduta, ha alle proprie dipendenze tre soli ingegneri per fornire alle imprese consulenze tecniche, e ben quaranta tra avvocati e commercialisti per dare loro sostegno legale. Non è un vizio recente. Da anni in materia di appalti si scrivono normative sempre più stringenti che danno fastidio alle aziende perbene e non fanno né caldo né freddo a quelle delinquenziali, denuncia un magistrato, Piercamillo Davigo. E il suo collega Carlo Nordio ha ripetutamente spiegato, su un piano più generale, che le leggi vigenti in materia di corruzione finiscono per favorirla anziché contrastarla. La materia dei contratti pubblici è all'ordine del giorno del governo gialloverde, che nel Documento di economia e finanza delinea una riforma, peraltro sollevando da subito significative critiche da parte della Rete delle professioni tecniche: specie sui provvedimenti attuativi, "scritti da troppe teste, con idee diverse, spiriti diversi e quindi obiettivi diversi". Brutta partenza, per un provvedimento che come ha chiesto Armando Zambrano, coordinatore della Rete stessa, dovrebbe "mettere al centro gli uomini che applicano le norme, e non le norme stesse". Un'impostazione suggerita dal semplice buon senso: ingrediente che peraltro la Repubblica del Timbro ha cassato da tempo, e in triplice copia. Francesco Jori

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore